Le difficoltà incontrate dalla Ducati nel corso della stagione 2026 hanno alimentato il dibattito sulle scelte tecniche della casa di Borgo Panigale. Al centro delle discussioni è finito Marc Marquez, accusato da alcuni osservatori di aver influenzato lo sviluppo della Desmosedici GP26 a discapito degli altri piloti, in particolare del compagno di squadra Francesco Bagnaia.
A respingere questa interpretazione è stato Davide Tardozzi, team manager del Ducati Lenovo Team, intervenuto ai microfoni di Sky Sport al termine del Gran Premio d’Indonesia. Il dirigente italiano ha escluso categoricamente che la moto sia stata sviluppata seguendo esclusivamente le indicazioni del sette volte campione del mondo della MotoGP.
Tardozzi difende le scelte tecniche Ducati
Le prestazioni di Marquez rappresentano uno degli elementi più significativi della stagione Ducati. Lo spagnolo è l’unico pilota della casa italiana ad aver conquistato più vittorie nei Gran Premi del 2026 e, dopo l’appuntamento di Mandalika, occupa la seconda posizione nel Mondiale, a soli due punti dal leader Jorge Martin.
Una situazione che contrasta con quella degli altri piloti Desmosedici. Fabio Di Giannantonio, sesto in classifica, paga un distacco di 110 punti da Marquez, mentre Bagnaia continua a incontrare difficoltà nel ritrovare la competitività delle stagioni precedenti.
Questi risultati hanno contribuito ad alimentare l’ipotesi secondo cui lo sviluppo della GP26 avrebbe privilegiato le caratteristiche di guida dello spagnolo.
Tardozzi ha però respinto questa ricostruzione, spiegando che le decisioni tecniche vengono prese considerando le esigenze dei diversi piloti e che Ducati ha lavorato anche per risolvere i problemi riscontrati da Bagnaia, senza tuttavia ottenere i risultati sperati.
Il team manager ha inoltre sottolineato come le difficoltà della casa italiana vadano valutate anche alla luce dei progressi compiuti da Aprilia, particolarmente competitiva nelle ultime gare.
Bagnaia e Marquez utilizzano soluzioni differenti
Per chiarire la posizione Ducati, Tardozzi ha richiamato alcune differenze tecniche tra le Desmosedici utilizzate dai due piloti ufficiali.
Bagnaia, per esempio, impiega una carenatura differente rispetto a quella di Marquez e ha utilizzato per lungo tempo una configurazione aerodinamica del forcellone diversa da quella scelta dal compagno di squadra.
Si tratta di elementi che, secondo il dirigente, dimostrano come Ducati non imponga una configurazione identica a tutti i propri piloti.
Le possibilità di scelta non riguardano soltanto la formazione ufficiale. Anche Alex Marquez e Fabio Di Giannantonio possono valutare e adottare componenti differenti in funzione delle proprie esigenze e delle caratteristiche di guida.
L’obiettivo del reparto corse rimane quello di individuare soluzioni capaci di migliorare il rendimento di ciascun pilota, senza necessariamente uniformare tutte le Desmosedici alla configurazione utilizzata dal più competitivo.
Le difficoltà di Bagnaia e la crescita di Aprilia
Il rendimento di Francesco Bagnaia resta uno degli aspetti più delicati della stagione Ducati. Il pilota italiano non è riuscito a trovare continuità con la GP26, nonostante il lavoro svolto insieme agli ingegneri per migliorarne il comportamento.
Le difficoltà del piemontese hanno inevitabilmente accentuato il confronto con Marquez, capace invece di mantenersi stabilmente nella lotta per il titolo mondiale.
Tardozzi ha precisato che il reparto tecnico ha cercato di intervenire sulle problematiche segnalate da Bagnaia, ma che non tutte le modifiche hanno prodotto i miglioramenti attesi.
Parallelamente, Aprilia ha compiuto progressi significativi, riuscendo a mettere in difficoltà Ducati su circuiti nei quali la Desmosedici aveva tradizionalmente espresso un rendimento elevato.
La situazione emersa nel Gran Premio d’Indonesia conferma quanto gli equilibri tecnici della MotoGP siano cambiati rispetto alle stagioni precedenti.
Ducati concentrata sul finale di stagione
Con Marquez ancora pienamente coinvolto nella lotta per il titolo contro Jorge Martin, Ducati deve gestire due obiettivi differenti: sostenere le ambizioni iridate dello spagnolo e ritrovare competitività con gli altri piloti.
Le dichiarazioni di Tardozzi intendono chiarire soprattutto un aspetto: i risultati ottenuti da Marquez non significano che la Desmosedici sia stata progettata esclusivamente attorno alle sue caratteristiche.
La casa di Borgo Panigale continua a sviluppare soluzioni differenti per i propri piloti, pur dovendo fare i conti con una concorrenza sempre più competitiva.
Il finale del Mondiale 2026 sarà quindi importante non soltanto per la corsa al titolo, ma anche per valutare la capacità di Ducati di recuperare il rendimento complessivo delle proprie moto.

