La rivoluzione tecnica della MotoGP 2027 comincia a mostrare i primi risultati e i dati emersi dai test privati stanno alimentando il dibattito sull’efficacia del nuovo regolamento. Le future 850cc, nonostante la cilindrata inferiore e la riduzione della potenza, sembrano già in grado di avvicinare i tempi sul giro delle attuali 1000cc, sollevando interrogativi sui benefici delle modifiche introdotte per migliorare la sicurezza.
A intervenire sulla questione sono stati Gigi Dall’Igna, direttore generale di Ducati Corse, e Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing. Entrambi hanno difeso la scelta di ridurre la cilindrata dei motori, spiegando che la velocità sul giro non rappresenta il parametro principale attraverso il quale valutare l’efficacia delle nuove regole.
Il vero obiettivo è limitare le velocità massime raggiunte dalle MotoGP, soprattutto nei punti di frenata che precedono le curve più impegnative.
Dall’Igna: «Dobbiamo ridurre la velocità prima delle curve»
Durante il fine settimana del Gran Premio d’Indonesia, Gigi Dall’Igna ha chiarito le ragioni che hanno portato alla definizione del regolamento 2027.
Secondo il responsabile tecnico Ducati, la necessità di ridurre le prestazioni delle attuali MotoGP nasce soprattutto dalle velocità raggiunte al termine dei rettilinei, ormai prossime ai 370 km/h.
La riduzione della cilindrata da 1000 a 850cc consentirà di diminuire la potenza disponibile e, di conseguenza, la velocità con cui i piloti affrontano le staccate.
Dall’Igna ritiene che il nuovo regolamento possa garantire benefici concreti in termini di sicurezza anche qualora i tempi sul giro dovessero rimanere molto vicini a quelli registrati nel 2026.
Una moto meno potente, infatti, può perdere velocità sui rettilinei e recuperare parte del tempo nelle curve grazie a una maggiore maneggevolezza. Il risultato complessivo sul cronometro potrebbe quindi cambiare relativamente poco, pur in presenza di velocità massime inferiori.
Per Ducati, la riduzione della potenza rappresenta dunque un intervento necessario per contenere i rischi legati alle prestazioni sempre più elevate dei prototipi.
Rivola: «Al Mugello abbiamo raggiunto i 368,6 km/h»
Anche Massimo Rivola ha sostenuto la necessità di intervenire sulle prestazioni delle MotoGP, richiamando uno dei dati più significativi della stagione 2026.
Durante il Gran Premio d’Italia al Mugello, Jorge Martin e Marco Bezzecchi hanno raggiunto entrambi i 368,6 km/h, stabilendo il nuovo record assoluto di velocità della categoria.
Un valore che, secondo il dirigente Aprilia, dimostra quanto le prestazioni delle attuali 1000cc abbiano raggiunto livelli estremamente elevati.
Rivola ha stimato che le nuove 850cc disporranno di circa 50 cavalli in meno rispetto alle moto attuali, una differenza destinata a incidere soprattutto sulla velocità massima.
Le prime indicazioni raccolte durante i test suggeriscono però che il rendimento complessivo potrebbe rimanere sorprendentemente elevato.
Il responsabile Aprilia ha spiegato che i tempi sul giro sembrano già piuttosto competitivi, mentre i commenti dei collaudatori descrivono moto più facili da guidare e da gestire.
Una maggiore maneggevolezza potrebbe consentire ai piloti di recuperare nelle curve parte del tempo perso in accelerazione e sui rettilinei.
I primi test mostrano prestazioni vicine alle 1000cc
Le nuove MotoGP 850cc hanno già iniziato il proprio programma di sviluppo attraverso sessioni di test privati organizzate dai costruttori.
I riferimenti cronometrici ufficiali arriveranno soltanto il 1° dicembre, quando le squadre scenderanno in pista a Valencia per il test collettivo successivo alla conclusione del Mondiale 2026.
Le informazioni emerse finora indicano tuttavia che, su alcuni circuiti, il divario rispetto alle attuali 1000cc potrebbe essere inferiore alle aspettative.
Questo scenario ha sollevato dubbi sull’effettiva capacità delle nuove regole di ridurre le prestazioni, soprattutto considerando gli investimenti necessari per progettare motori e telai completamente differenti.
Ducati e Aprilia invitano però a distinguere tra velocità sul giro e velocità massima.
Un prototipo capace di percorrere più rapidamente le curve, ma meno veloce nei rettilinei, potrebbe ottenere un tempo complessivo simile a quello di una 1000cc pur raggiungendo velocità inferiori nei punti più critici del circuito.
La valutazione definitiva richiederà comunque dati più completi, soprattutto dopo i primi confronti diretti nelle sessioni ufficiali.
Pirelli e nuove regole aerodinamiche cambieranno la MotoGP
La riduzione della cilindrata non rappresenta l’unica modifica prevista per il 2027.
Il nuovo regolamento introdurrà anche il passaggio dagli pneumatici Michelin alle gomme Pirelli, un cambiamento destinato a influenzare profondamente il comportamento delle moto.
Le caratteristiche delle coperture avranno un ruolo fondamentale nella definizione delle prestazioni, soprattutto in frenata, in percorrenza di curva e nella gestione dell’usura.
Un altro intervento significativo riguarderà l’eliminazione dei dispositivi di regolazione dell’altezza da terra, utilizzati negli ultimi anni per migliorare accelerazione e stabilità.
La MotoGP introdurrà inoltre limitazioni più severe allo sviluppo aerodinamico, con l’obiettivo di ridurre la complessità delle appendici e contenere le prestazioni dei prototipi.
Cambieranno anche i quantitativi di carburante consentiti, mentre il peso minimo delle moto diminuirà di quattro chilogrammi.
Quest’ultima modifica potrebbe contribuire a migliorare l’agilità delle nuove 850cc, favorendo una maggiore velocità di percorrenza delle curve.
Il rendimento sulla distanza di gara resta un’incognita
Uno degli aspetti ancora da verificare riguarda la capacità delle nuove moto di mantenere prestazioni elevate durante un intero Gran Premio.
Massimo Rivola ha sottolineato che i riferimenti cronometrici ottenuti nei test non permettono ancora di stabilire quale sarà il comportamento delle 850cc sulla distanza di gara.
Una moto particolarmente competitiva sul giro secco potrebbe infatti incontrare maggiori difficoltà nella gestione degli pneumatici, del carburante e delle temperature durante una corsa completa.
Il passaggio alle gomme Pirelli rappresenta una delle principali incognite. Le nuove coperture potrebbero modificare sensibilmente il ritmo gara e il modo in cui i piloti gestiranno le prestazioni nell’arco dei diversi stint.
Per questo motivo, i costruttori considerano ancora prematuro formulare previsioni definitive sul confronto tra le due generazioni di MotoGP.
La sfida del 2027 sarà coniugare prestazioni e sicurezza
Le dichiarazioni dei vertici Ducati e Aprilia confermano che il nuovo regolamento non punta necessariamente a produrre moto molto più lente sul giro, ma a modificare il modo in cui raggiungono le proprie prestazioni.
La riduzione della potenza, le nuove caratteristiche aerodinamiche e l’eliminazione dei dispositivi di abbassamento dovrebbero contribuire a contenere le velocità massime, mentre il peso inferiore e la maggiore maneggevolezza potrebbero favorire la percorrenza delle curve.
Resta da capire quanto queste modifiche influenzeranno concretamente la sicurezza e lo spettacolo delle gare.
Il test ufficiale di Valencia del 1° dicembre offrirà il primo confronto cronometrico significativo tra le nuove 850cc, mentre soltanto l’inizio del Mondiale 2027 permetterà di valutare il comportamento dei prototipi in condizioni di gara.
Ducati e Aprilia condividono intanto una posizione: anche se le nuove MotoGP dovessero avvicinare i tempi delle attuali 1000cc, una riduzione delle velocità massime rappresenterebbe comunque un passo avanti sul fronte della sicurezza.


