Prima di aprire qualunque scheda tecnica, apri la portiera posteriore e siediti dietro, perché tutto quello che leggerai dopo discende da come stai seduto lì.
Chi compra un’auto per la famiglia controlla sempre le stesse cose e quasi sempre nello stesso ordine, ancora prima del prezzo: dove mettere i figli, che cosa entra dietro di loro, quanto reggerà negli anni la tecnologia di bordo.
I cinque aspetti che seguono sono quelli da verificare di persona prima della firma, e li mettiamo alla prova su un SUV oggi in gamma, il Mitsubishi Grandis.
Dentro l’abitacolo: quanto spazio c’è davvero dietro
Cinque posti su due file, tre cinture e gli attacchi Isofix: da qui parte ogni auto di famiglia, ed è esattamente il punto in cui le differenze fra un modello e l’altro non si leggono da nessuna parte.
Quello che cambia davvero su un SUV per famiglia è la larghezza del divanetto, perché decide se dietro si sta seduti o incastrati. Il giorno in cui devi far convivere due seggiolini e un adulto sulla stessa fila lo scopri in due secondi, e non c’è numero di catalogo che te lo anticipi.
Poi c’è lo spazio per le gambe. Regola il sedile anteriore come lo tieni tu, non come lo trovi in salone, e vai a sederti dietro: è una verifica da trenta secondi che vale più di qualunque misura dichiarata, soprattutto se i figli sono in crescita e quell’auto dovrà durare.
E guarda come si aprono le portiere posteriori, che è il controllo che quasi nessuno fa. Con un seggiolino da agganciare ogni mattina, l’ampiezza dell’apertura e l’altezza da cui sollevi il bambino pesano sulla schiena molto più di qualsiasi centimetro in più di bagagliaio.
Le classifiche di SUV per famiglie che scorri prima di andare in concessionaria partono quasi sempre dalla dimensione esterna. La risposta alla domanda su che cosa renda un SUV adatto alle famiglie, però, comincia da dentro: conta le cinture, siediti dietro, poi guarda l’auto da fuori.
Spostando il divanetto si guadagna spazio utile
Lo spazio a bordo, su un’auto di famiglia, non si giudica dal volume dichiarato ma da quanto puoi spostarlo quando serve. La voce da provare è il divanetto scorrevole posteriore: lo mandi avanti quando il bagagliaio deve reggere più del solito e lo riporti indietro quando i figli crescono e le gambe chiedono spazio.
È il controllo da fare con il passeggino che usi ogni giorno, non con quello esposto in salone. Portalo, chiudilo, caricalo e verifica se resta spazio per la spesa con il divanetto nella posizione che useresti abitualmente.
Il portellone a comando elettrico con funzione hands-free serve nei momenti in cui non hai una mano libera, cioè con un bambino in braccio, le buste della spesa e la pioggia che non aspetta. Provalo con le braccia occupate davvero, perché è l’unico modo per capire se quel gesto funziona con la tua altezza e con il tuo passo.
A catalogo ci sono poi pedane laterali, battitacco, gancio traino e box da tetto: voci che si aggiungono quando servono e che vale la pena valutare se rientrano già nei tuoi piani.
Gli aiuti elettronici che usi davvero
Su un’auto di famiglia gli assistenti alla guida che contano sono quelli che intervengono nei momenti di distrazione, e con i bambini a bordo la distrazione è la norma.
Due sono quelli da provare direttamente. Il Lane Centering Assist mantiene la vettura al centro della corsia ed è il sistema che si apprezza nei tragitti lunghi, quando l’attenzione cala. Il Park Assist gestisce le manovre di parcheggio, cioè il momento in cui il bambino dietro chiede qualcosa proprio mentre stai cercando di incastrare l’auto fra due SUV.
Accanto agli ADAS c’è la parte che non dipende dal software: la scocca rinforzata è un componente strutturale, e a differenza dell’elettronica non si aggiorna e non si disattiva.
In concessionaria, la verifica più utile è anche la più semplice: porta il seggiolino che hai già in casa e montalo di persona sul sedile dove lo useresti, per capire quanto spazio lascia a chi siede accanto e quanto è comodo agganciarlo tutti i giorni. È un gesto che ripeterai migliaia di volte.
Come si comporta il sistema di bordo nell’uso reale
Con i bambini in auto, il sistema di bordo si giudica su un criterio solo: quanti gesti ti chiede mentre hai le mani piene.
L’infotainment è basato su tecnologia Google integrata, con Apple CarPlay e Android Auto in modalità wireless: con due bambini da sistemare e il telefono in tasca, la differenza fra un collegamento che parte da solo e un cavo da cercare la misuri ogni mattina.
L’app dedicata permette la localizzazione remota del veicolo e la diagnostica. Sono due funzioni che usi poco e ricordi molto: la prima ti serve il giorno in cui esci da un centro commerciale e i piani del parcheggio sembrano tutti uguali, la seconda quando una spia accesa ti obbliga a capire se puoi ancora passare a prendere i figli.
C’è poi la domanda che su un’auto destinata a restare in famiglia per anni conta più della dotazione del primo giorno: quanto invecchierà la plancia che oggi ti sembra completa. Il sistema riceve aggiornamenti over-the-air automatici, e una dotazione che si aggiorna da sola invecchia più lentamente. Vale anche il giorno in cui quell’auto finisce sul mercato dell’usato, visto che uno schermo rimasto indietro lo nota chiunque salga a bordo.
Decidere fra mild hybrid e full hybrid
La scelta sta fra due motorizzazioni, mild hybrid e full hybrid, e il criterio è lo stesso che vale per qualunque ibrido: quanto del tuo mese si svolge in condizioni di marcia discontinua.
Se il grosso dei chilometri è fatto di scuola, spesa e tragitti urbani brevi, il full hybrid lavora nelle condizioni per cui è progettato, perché può procedere in elettrico per tratti brevi e recupera energia a ogni rallentamento. Se invece prevalgono le percorrenze extraurbane a velocità costante, il divario fra i due sistemi si assottiglia e il mild hybrid copre l’uso con un’architettura più semplice.
C’è poi una tecnologia di bordo che seleziona da sé la modalità di guida in base al percorso, e per una famiglia non è un dettaglio: al volante non devi decidere nulla, e quando la stessa auto la guidano due o tre persone con abitudini diverse è un pensiero in meno.
Vale la pena ragionarci sul lungo periodo, perché i tragitti di una famiglia cambiano e con loro cambia l’auto che serve: l’asilo sotto casa diventa la scuola dall’altra parte della città, i figli crescono, il seggiolino diventa un rialzo e il bagagliaio deve reggere una bici invece di un passeggino. È il criterio che tiene insieme tutti e cinque i controlli, perché serve a distinguere quali vincoli te li porti dietro e quali puoi ancora cambiare: gancio traino, box da tetto e accessori li aggiungi quando servono, mentre il numero delle sedute e il volume dietro restano quelli del primo giorno. È lì che vale la pena spendere tutto il tempo che hai, meglio se in concessionaria, con il seggiolino e il passeggino che usi davvero.


