
Un bambino su una sedia che aspetta da quarantanni di avere il giocattolo che aspettava e desiderava da una vita. Ecco lo sguardo che siamo sicuri, c’era dietro agli imperturbabili occhiali scuri del vecchio Drake mentre osserva la sua ultima creatura. Ferrari amava dire che la vettura migliore era quella che doveva ancora costruire, ma quella che gli si stagliava davanti era la chiara sensazione che quella fosse la vettura definitiva, quella che non avrebbe mai più migliorato. Il drake amava pensare che nelle sue vetture ci fosse uno spirito particolare dato dall’utilizzo delle migliori tecnologie, e la professionalità e la passione che i suoi collaboratori riuscivano ad infondere in esse. In quel ammasso di carbonio, leghe leggere sono state fuse tecnica, audacia, abnegazione, e anche le tragedie, visto la terrificante nomea che ha contraddistino questa autmobile. Insomma c’è tutta la incarnazione di un mito. E come chiamarla se non F40.
Daniele Amore
25 anni. Per un’automobile è un periodo molto lungo, dove le linee e le forme della carrozzeria fanno intravedere il tempo passato. C’è, però, chi fa un’eccezione e si mantiene giovane come Peter Pan. Stiamo parlando della Ferrari F40, una F1 a ruote coperte che all’epoca fece impallidire e invecchiare d’un solo colpo le sue rivali, a patto che ce ne fossero.

Fu l’entusiasmo di Enzo Ferrari, dopo aver osservato il prototipo della 288 GTO Evoluzione (la mamma di tutte le F40), realizzato dall’ingegner Nicola Materazzi, a far si che, in una riunione privata, il Drake chiedesse al tecnico di modificare per l’uso stradale quella spaventosa creatura. Fu cosi che nacque e si materializzò la più pura ed estrema delle Ferrari stradali, dedicata a chi davvero era in grado di dominare la potenza, senza alcun filtro ausiliario. La F40 fu voluta fortemente dal grande Enzo per celebrare il quarantesimo anniversario della Casa di Maranello, ed è certamente una Ferrari per i più puri sostenitori delle prestazioni senza compromessi, anche a costo di rinunciare alle comodità e a un rapporto amichevole col mezzo. Una vera Ferrari per pochi ferraristi: non tanto per la sua rarità (ne sono state prodotte, in fondo, ben oltre il migliaio di unità), quanto per il suo carattere indomito, per il suo fascino da belva che incute timore. Bellissima, ideale per chi apprezza i missili stradali, con ali e cavità ovunque: assolutamente emozionante.
Ancora prima della sua presentazione ufficiale, che avvenne il 21 luglio del 1987 nel Centro Civico di Maranello, Ferrari aveva già in tasca 900 ordinazioni, di persone che al solo sentire la descrizione della macchina non indugiarono ad estrarre una cospicua caparra per entrarne in possesso. La vettura, che era fondamentalmente una derivazione della 308 GTB, avrebbe sconvolto l’ambiente automobilistico per la sua estetica aggressiva e per le prestaziono davvero notevoli. Nicola Materazzi, l’ingengere che la creò e seguì tutto lo sviluppo, ne parla come di una figlia, anche se la genesi di questa vettura risale al prototipo 288 GTO Evoluzione, che lui stesso progettò e addirittura definì stilisticamente. Quest’auto, che fu prodotta in soli due esemplari dalla Ferrari e fu sviluppata in altri 3 dalle officine Michelotto di Padova, era una vettura destinata alle competizioni nella categoria Prototipi, ma aveva molte soluzioni che sarebbero poi state girate direttamente sulla F40: affiancata alla 288 GTO Evoluzione, infatti, la F40 evidenzia chiaramente la sua parentela con questo mezzo da corsa. Ma non è ovviamente solo per questi particolari che le due vetture si “sovrappongano”.
Si tratta di un’affinità intima nel carattere dinamico e nella risposta al pilota. Mamma e figlia infatti in modi diversi, più o meno estremi, sono due espressioni della più pura e radicale voglia di sensazioni forti, di controllo totale da parte del pilota del sistema vettura. Nessun filtro, nessun aiuto da parte di congegni elettronici in grado di proteggere il pilota da eventuali errori: la F40 rappresentava la potenza allo stato dell’arte. Le emozioni che quest’auto sa suscitare sono davvero uniche: quei sedili da calzare, quel pulsantino per l’accensione del motore, danno meravigliosamente l’idea di trovarsi sulla linea di partenza di un GP. La vettura sfoggia una carrozzeria in compositi, nel segno delle più moderne tecnologie costruttive, plasmata intorno alla potenza brutale (ben 478 cavalli) dell’otto cilindri a V di 90° biturbo di 2936 cm3 , con doppio intercooler e turbine IHI, montato su una struttura centrale integrata di tubi in acciaio e compositi, di concezione innovativa, utilizzata prima di allora solo sulle F1.
Insomma l’F40 è un concentrato di sensazioni forti, un’auto che non può lasciare indifferenti. Al solo guardarla, con il muso basso e aggressivo acquattato nel terreno e quell’ala posteriore cosi esagerata che lascia intuire bene la sua natura furiosa, la F40 mette in soggezione. Seduti al volante, in quell’atmosfera estremamente corsaiola che toglie il fiato, fasciati da un sedile sportivo il Kevlar per meglio sopportare i G di accelerazione in curva che questa “belva” può provocare (oltre 1,2 G di accelerazione laterale!!!), la cosa a cui si pensa è come si vedrà il mondo attraverso quel parabrezza avvolgente, viaggiando ai 324 km/h promessi. Le specifiche imposte ai tecnici alla nascita del progetto F40 erano tassative: ridurre i pesi al minimo (almeno il 20% in meno della media), con una robustezza torsionale che invece doveva essere tre volte superiore a quella ottenuta nella costruzione delle normali vetture stradali. In più, Ferrari, chiedeva a chi si sarebbe dovuto preoccupare delle forme, e cioè il solito Pininfarina, di trasmettere ai clienti lo spirito agonistico in un’esuberante vestito stradale: come dire, tornare alla tradizione delle Ferrari da corsa, che venivano anche usate nel modo più comune dai loro proprietari. Poi ci voleva una spinta fortissima, e quindi ai motoristi era richiesto di studiare un propulsore adeguato.
Tutti gli obiettivi, come sappiamo, sono stati centrati. Il telaio e la scocca in acciaio e compositi sono da vero primato in peso e robustezza (la F40 arriva a soli 1100kg), e garantiscono una tenuta di strada superba grazie anche all’assetto e alle sospesioni, regolabili su tre diverse altezze di funzionamento, a seconda della velocità. La linea è fortemente emozionale e il motore, derivato dall’otto cilindri montato sulla 288 GTO, è assolutamente ineccepibile, anche se necessita di una esperienza per essere domato e sfruttato al meglio: ma questo era proprio quello che Ferrari desiderava.
Per imbrigliare tanta esunberanza e carattere, era necessario, ovviamente, un impianto frenante eccezionale e non si è certo risparmiato sulle dimensioni dei dischi (che avevano ben 330mm di diametro) e sul numero di pistoncini frenanti (4 per ganascia). Il risultato, anche in questo caso, è d’eccellenza e garantisce spazi di frenata ridottissimi e una notevole resistenza all’affaticamento. Le eccezionali caratteristiche della F40 hanno fatto si che molti esemplari venissero portati in gara dai loro proprietari, nelle competizioni del campionato GT, con risultati di rilievo e continuità, anche se a questa supercar di Maranello è mancato proprio il successo nelle corse che le sue progenitrici degli anni 60 hanno avuto.
Proprio quello che il Grande Vecchio aveva sognato per questo suo “definitivo” destriero: fu infatti l’ultima vettura della Casa di Maranello “battezzata” personalmente da Enzo Ferrari.
Una piccola precisazione: il nome F40 è stato partorito da un giornalista da fantasioso giornalista da sempre vicino alla Ferrari e alla sua storia: Gino Rancati, dagli anni cinquantauno tra gli amici “importanti” di Enzo Ferrari. Fu infatti Rancati, per anni alla Rai dove si occupò spesso di automobilismo, a suggerire il nome F40 al Commendatore. Che, come era sua abitudine, ringraziò in maniera originale, con un bigliettino sul quale, con l’inconfondibile inchiostro viola, era scritto: ” A Gino Rancati, per una brillante idea, Enzo Ferrari”. Un bigliettino che Rancati ancora gelosamente conserva
Tanti auguri F40, anche se il compleanno sarebbe stato il 21 luglio. Ma abbiamo scelto di festeggiare con qualche giorno di ritardo per evitare che i festeggiamenti venissero offuscati dal Gran Premio di Germania: la Regina dell’automobilismo merita ampio spazio e massima riconoscenza!!!

[youtube]http://youtu.be/z8nu1i9XWmk[/youtube]

Magica!
Mi ricordavo di un test simpatico di Alboreto…
http://www.youtube.com/watch?v=4C_J1FTPH-8
Guardate il video al minuto 5:40 c’è un benzinaio che fa il pieno e lo intervistano…
Bene, oggi posso dire di fare lo stesso pieno tutte le settimane, peccato che non ho una F40!
Ma che bella è la F40!!!! Mi ricordo da ragazzino di averne viste due parcheggiate a Bologna….ero ipnotizzato….
Una macchina vera….spettacolare….
Ricordo di una prova fatta da TopGear che l’ha definita la macchina più divertente e soddisfacente da guidare in pista
Credo sia stata l’ultima supercar da veri maestri del volante…
qualche controllo elettronico ma il più era demandato al pilota ed è questo che la rende affascinante!
niente controlli elettronici! era tutto nel piede e nelle mani del pilota!