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L’evento tragico fa parte del nostro mondo. Gli sciacalli no

2013-06-24_092241

Non è facile scrivere di un evento tragico come quello che ha sconvolto la 24h di LeMans. Ci vuole poco a passare per “qualunquista”, non è facile non dire cose scontate, non è facile far capire agli altri il punto di vista di chi rischia tutto per una gara, per raggiungere un obiettivo, per mettere alla prova se stesso.

Però, dopo quello che ho letto su alcuni tra  i maggiori siti di informazione sportiva, mi sento di scrivere il punto di vista di chi la Vita l’ha messa sul piatto per raggiungere i propri sogni, e non è un discorso limitato solo al mondo dei motori.

Il “Nostro Mondo” nel titolo non è riferito solo a noi che viviamo di Motorsport, ma è rivolto a tutti quelli che rischiano la Vita inseguendo i propri limiti. Pensiamo agli sport estremi (paracadutismo, volo acrobatico, motociclismo, alpinismo, ecc), ma basta anche guardare la fatalità del ciclismo dove si può morire perché si è sbagliata una traiettoria in discesa.

Tutte questo ha in comune due cose: la passione per una disciplina e la voglia di esplorare quello che c’è oltre il nostro limite.

Non si può fare nulla, fa parte di noi, e chi come noi partecipa alle gare capisce benissimo questa cosa.

La morte del povero Simonsen è stato l’ultimo evento tragico nel mondo dei motori, pochi giorni dopo il bruttissimo incidente che ha colpito la nostra Alessia Polita che con tutta probabilità non potrà più camminare.

Noi che in questo limite ci viviamo (io dopo aver corso al TT mi sono dedicato ad altro: parapendio, volo a vela) sappiamo benissimo com’è: quando succede qualcosa si prende un pò il fiato e si riparte subito, come non fosse successo nulla.

Ma questa non è una mancanza di rispetto verso chi non c’è più, è semplicemente la reazione di chi quel limite lo ha sfiorato più volte e continua a farlo.

I piloti fanno così, nello stesso modo fanno le famiglie e chi è loro vicino. La prova sta nella reazione della famiglia di Simonsen, che con un comunicato stampa ufficiale ha chiesto di non interrompere la corsa ma di finirla in onore del pilota scomparso.

Basta guardare la famiglia di Alessia Polita per capire come la famiglia vive un evento drammatico: si, si soffre, molto, ma sono tutti vicini e tutti pensano già al recupero, al “dopo ospedale”, senza troppo pensarci su. Non è facile, ma così fanno, perché hanno bisogno di proseguire la corsa della Vita.

Quello di cui non hanno bisogno sono gli sciacalli, quelli che cercano lo scoop, quelli che scrivono fiumi di parole vuote che non hanno senso nella totale ignoranza di un mondo intero.

Quelli che per avere uno scoop, un paio di click in più su un sito o chissà per quale altro motivo, scrivono cose senza senso accusando, aprendo processi assurdi contro chissà chi, o arrogandosi il diritto di poter parlare per tutti.

E’ stato il caso di Simonsen, quello della Polita dove sembrava di assistere ad una gara a chi faceva il titolo più tragico, lo è stato nel caso della scomparsa di Simoncelli dove addirittura si scrisse di abolire le corse!

Simonsen, a differenza di quanto scritto dal quotidiano rosa, non è morto nell’indifferenza generale. Sono stati rispettati i parenti, le procedure di sicurezza, e non ci sono state comunicazioni fasulle.

Ecco, di queste cose non abbiamo bisogno. Per diventare giornalisti bisogna studiare, ma per capre il “Nostro Mondo” i libri non servono a nulla. Bisogna viverlo, starci dentro, rischiare, perdere qualcuno, farsi male, vivere cercando di andare oltre i limiti.

Altrimenti scrivete di politica dietro una scrivania, non di persone che quella scrivania la usano per ballare, forse, per l’ultima volta.

Danny Garbin

6 Commenti

  1. Brutta razza i giornalisti, chiedere in proposito ad Enzo Ferrari. Esistono solo in Italia, e qualcosa vorrà dire.

  2. grandissimo smeriglio.

    siate orgogliosi di quello che scrivete su GM, e siate orgogliosi di non appartenere all’ordine dei giornalisti italiani.

  3. Sme quoto al 100%!

    Lo schifo mediatico dopo la morte di Sic chi se la scorda. Immagini passate e ripassate al replay un milione di volte alla ricerca di dettagli truculenti, di immagini nuove etc.

    Io sono anche più talebano: le onlus, gli eventi in memoria di, calendari, DVD, targhe, magliette in memoria di, etc… Delle persone speciali trovo che vadano ricordate le gesta non la tragedia.

    E un mio limite, ma trovo che il confine fra un gesto in memoria di qualcuno ed una sagra alla ricerca di sponsor sia molto labile.

  4. Attenzione a non andare fuori tema…
    in gran parte concordo, anche se in nome sempre dello spettacolo (e quindi nell’interesse degli stessi sciacalli)
    nel mondo dello sport, soprattutto quelli motoristici, si è fatto tutto ed il contrario di tutto!

    Io arrivo sempre alla conclusione che siamo un pò tutti sciacalli…
    gli stessi stronzi che inchiodano di colpo in autostrada (creando possibili tamponamenti) per guardare l’incidente sull’altra carreggiata, sono sciacalli e pure stronzi!

    Purtroppo la massa è così, l’importante è non riconoscersi in questa “massa”, sperando un giorno di vivere in un mondo dove la massa assomigli di più a quello che ora è l’eccezione!

    Ciao

  5. Sullo sciacallaggio di diverse persone all’interno di chi organizza gli eventi non posso che concordare.
    Spesso, fare un gesto “importante” costa tantissimi soldi. Troppi.

    Per la morte di Marco Simoncelli c’era una rara opportunità: titolo già assegnato, pilota “coccolato” dalla factory più influente dell’intero Motomondiale, che incidentalmente ha il “mucchietto” di sponsor della stessa nazionalità dell’organizzatore.
    E poi altri due o tre elementi abbastanza tristi… ovvero il coinvolgimento indiretto del pilota più titolato in circolazione, e la seconda morte consecutiva in un talentuoso e competente, ma assai sfortunato Team.

    Per Allan Simonsen non ci sono state così tante “coincidenze” a favore.

    Ma in ogni caso va dato atto che l’obiettivo di ogni pilota quello resta: vincere. In pista. E per farlo bisogna correre. E questo la famiglia del pilota lo sapeva.
    Sarà irrispettoso, ma Simonsen come Simoncelli ha avuto la tragica fortuna di morire facendo quel che più gli piaceva. Elio e le Storie Tese hanno detto lo stesso del loro grande amico e compagno Feiez.

    Quindi, il “Race must go on” è giusto, e lo rispetto, se per le giuste ragioni.
    I soldi, a mio parere, non sono tra queste.

    Per gli sciacalli… ci saranno sempre esseri che si nutrono degli scarti degli altri. Non possiamo farci nulla, purtroppo.

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