In un momento di dolore come questo ogni parola è banale, si rischia di scrivere cose scontate, stupide, frasi fatte trite e ritrite.
Scrivere è difficile, descrivere un sentimento lo è ancora di più. Far capire ad una persona quello che ribolle nelle nostre anime è spesso impossibile, e per questo usiamo il nostro corpo per abbracciare chi ci vuole bene o minacciare qualcuno che ci fa star male.
Ma descrivere una passione è impossibile. Far capire a qualcuno il perché un pilota si metta in gioco su una moto a 300 orari, cosciente del pericolo che sta correndo, mi è sempre risultato inarrivabile.
Eppure, ogni domenica, migliaia di piloti in tutto il mondo, amatori e professionisti, si gettano nella mischia e sfidano loro stessi e gli altri in una competizione su cavalli di acciaio colorati che sfrecciano a velocità da cardiopalma.
Ognuno di loro, dal primo all’ultimo, è cosciente di ciò che sta facendo. Sa molto bene che prima di partire potrebbe abbracciare i propri cari per l’ultima volta.
Nel 2007, sull’Isola di Man, prima di ogni partenza baciavo la mia compagna di vita, e poi chiudevo la visiera pronto per gettarmi a gas spalancato per la discesa di Bray Hill.
Perché un pilota si spinge al limite? Perché rischiare la vita quando magari nemmeno ti pagano, anzi, svuoti il conto in banca per correre?
Non lo so spiegare il perché, ma so che quando si è pronti per partire, l’amaro sapore dell’adrenalina si deposita in fondo alle guance e da lì comincia un nuovo mondo.
Un mondo fatto di velocità, di emozioni, di limite. Quel limite che abbiamo bisogno di toccare, provare a superare, a costo della nostra stessa esistenza.
Chi ci è vicino soffre, lo sappiamo bene, perché è in pena per noi, per la paura che succeda qualcosa. Ma chi ci è vicino sa bene che se ci limitassero in qualche modo, per noi sarebbe come morire dentro.
Ma noi, noi piloti, siamo tutto questo. Siamo coscienti del pericolo, siamo disposti a sfidare la sorte per rincorrere i nostri sogni.
In un momento di dolore come questo, non ci sono parole per alleviare le pene di chi sta male. So bene che ogni parola è assolutamente superflua e banale.
E allora posso solo mandare un abbraccio a chi non c’è più, a chi ha rincorso i suoi sogni oltre ogni limite.

smeriglio sei una gran bella persona.
Quoto Samba.
È difficile non essere banali, ma ci sei riuscito.
Grazie.
Ciao Andrea.
“Ma descrivere una passione è impossibile. Far capire a qualcuno il perché un pilota si metta in gioco su una moto a 300 orari, cosciente del pericolo che sta correndo, mi è sempre risultato inarrivabile.”
Secondo me ci sei riuscito benissimo……
il piu´ bell´articolo e per nulla banale letto finora…..
si legge benissimo che scrivi con il cuore….
complimenti!!!!!
RIP ANDREA
Condivido Danny…
ricordiamoci che ogni giorno ci sono “eroi” come dice Lorenzo,
che ci lasciano per un motivo o per l’altro mentre compiono il proprio dovere.
La “Fortuna” di questi piloti è che il loro dovere coincida con la loro passione, il rammarico è che ALCUNE di queste tragedie probabilmente con l’unico e solo obbiettivo di fare gare in massima sicurezza si potrebbero evitare.
Adesso Andrea deve vedersela con Marco!
Rip Andrea.
Grande Smeriglio, complimenti 😉
Bravissimo Smeriglio, Andrea ti ha sicuramente letto ed approvato.