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Mansell e quel mondiale perso per una gomma.

Adelaide 1986: su questo tracciato cittadino si conclude la stagione 1986, con il titolo piloti ancora da assegnare. A contendersi il titolo troviamo 3 piloti di un certo spessore: Mansell in testa con 70 punti, Prost con 64 e Piquet con 63. Questi ultimi due devono per forza vincere se vogliono sperare di superare il punteggio di Mansell.

Questi, avendo già conseguito gli undici risultati utili ai fini del conteggio, se vuole avere la certezza del titolo anche in caso di vittoria degli sfidanti, deve fare almeno un terzo posto , cioè quattro punti.

Tutto questo gli permetterebbe di scartare un quinto posto conseguito (due punti) per un totale netto di settantadue punti. Gli stessi dell’eventuale vincitore di Adelaide: o Piquet, o meno probabilmente, Prost appunto, con l’inglese avvantaggiato dalle eventuali cinque vittorie e dai numerosi podii.

La domenica al via lo schieramento vede Mansell in pole, affianco a lui Piquet con Prost relegato in 4° posizione dietro al brasiliano Senna.

Allo start Piquet si lascia sfilare dal suo rivale brasiliano Senna, che scatta molto bene con la sua 98T e si porta dietro Nigel. Rosberg dalla quarta fila scavalca Arnoux e Berger partiti a rilento, e alla prima staccata anche l’altra Mclaren di Prost. Arnoux parte malissimo e la lenta Ferrari di Alboreto si inserisce fra il suo ex compagno di scuderia e Alliot sull’altra Ligier.  Alla seconda curva Senna si butta in frenata senza remore, Mansell allarga e Piquet, che nel mentre si difendeva da Rosberg che lo attaccava all’esterno, cerca il varco a sua volta.

Le due Williams percorrono la curva affiancate ma Mansell fa spazio. Passa Piquet e dopo due curve anche Rosberg, di slancio, scavalca l’inglese che non oppone resistenza. Primo passaggio: Piquet, Senna, Rosberg, Mansell, Prost e Berger con la rivelazione Benetton, già alla vittoria all’esordio. Piquet in questo momento è il teorico campione del mondo. Mancano però settantanove tornate. Un’eternità.

Durante il secondo giro Senna, in chiara difficoltà con la sua Lotus, cede il passo a Rosberg, e nel giro successivo anche a Mansell, poi ancora a Prost, sempre sul rettifilo. Si arriva al sesto passaggio: al comando sempre Piquet, poi Rosberg, Mansell, Prost, Senna, Berger. Piquet sta letteralmente volando ma Rosberg a sorpresa non è da meno e stacca tutti a sua volta. Mansell in questo momento è campione del mondo.

Ma mentre i primi due si affrontano a viso aperto a suon di giri veloci, anche Prost comincia a prendere le misure ed aggancia Mansell. Rosberg passa al comando, Prost scavalca l’inglese prima del nono passaggio. La splendida gara di Keke sta fruttando il mondiale all’ ex-compagno di scuderia nel 1985.

Al diciannovesimo passaggio Prost recupera i tre secondi di gap da Piquet, e questi ne perde cinque dal leader: al ventiduesimo passaggio Piquet sente la pressione del francese , arriva lungo alla curva 3 e fa un testacoda. Con un “donut” americano,  si rimette in pista nella giusta direzione , in modo pericoloso perchè nel mentre sta passando Mansell nell’atto di doppiare Boutsen su Arrows.

Rosberg ha ampio margine sul transalpino ,secondo, poi Mansell a più di venti secondi, e poco dopo Piquet che riprende lentamente il ritmo delle gomme. Prost è scatenato con i giri veloci. Questo però gli costa il suo pneumatico posteriore destro. E’ costretto ai box al trentaduesimo giro per un cambio gomme forzato. Ora si ritrova quarto dopo una sosta che oggi potremmo definire eterna (diciassette secondi) ma all’epoca era più o meno la norma per un problema di quel tipo, data la disorganizzazione dei meccanici in tal senso (non c’erano soste ai box obbligatorie e chi rientrava di solito lo faceva per via di noie meccaniche di vario genere ).

Il francese ora è staccato di ben quarantanove secondi dal primo in corsa. Il mondiale sembra sfumato! Ma Alain ci mette il cuore tant’è vero che i due della Williams iniziano a preoccuparsi di una eventuale rimonta, che all’inizio sembrava impossibile. Il brasiliano Piquet prende cinque secondi al compagno segnando il giro veloce con 1’22”06. Mansell sembra non destare troppa ansia e si limita ad amministrare, anche perchè ha una strana sensazione per l’incolumità dei suoi pneumatici. Piquet sembra volare e al quarantaduesimo passaggio si riporta davanti al compagno con una staccata molto spettacolare in fondo ai box.

La leadership di Rosberg non sembra possa essere intaccata minimamente. Solo un qualche problema tecnico potrebbe fermarlo. Il distacco da chi segue è ampio, quasi ventidue secondi da Piquet.

Prost invece segue Mansell come un’ ombra ormai. La gara d’ora in poi vive i suoi colpi di scena più importanti. Dapprima è la volta di Rosberg, che accosta la sua Mclaren al muretto, con la ruota posteriore destra non in buonissime condizioni con una vistosa foratura. Piquet si trova in prima posizione ma il mondiale andrebbe comunque a vantaggio di Mansell.

Questi viene superato da Prost e perde cosi’ due punti importanti alla lotta al titolo. Ma ancora è comunque campione virtuale. Dopo più di sessanta giri Piquet e Prost, coloro che si ritrovavano fin dall’inizio a rincorrere non la vittoria al gp per sperare nel mondiale, sono nelle prime due posizioni. Prost perde l’apporto del compagno Rosberg,ma comunque il ritiro dello svedese naturalizzato finlandese, gli fa guadagnare punti preziosissimi per una disperata rincorsa. Le speranze non sono del tutto svanite.

Giro numero sessantadue: Prost vuole a tutti i costi la vittoria anche se sa che non basterebbe comunque salire sul primo gradino del podio per ottenere un qualcosa in più; Piquet cerca di gestire i secondi di vantaggio sul francese che si sono assottigliati. Mansell perde il ritmo dai primi due, anche se non è tanto lontano. Sul rettilineo più lungo del circuito è impegnato in un doppiaggio alla Ligier di Arnoux.

L’immagine della ruota posteriore sinistra che letteralmente esplode mentre la vettura corre a 300 km/h è ormai famosa e impressa nella mente di tutti gli appassionati della storia della Formula Uno. E lo sventurato protagonista sappiamo bene chi fosse.

Mansell riesce comunque a comandare la vettura che oscilla impazzita nonostante la decelerazione sul lungo rettifilo, e un’ancora di salvezza è data dalla via di fuga prima della curva a gomito, dove lo stesso pilota parcheggia mestamente la sua macchina. Ironia della sorte proprio vicino ad un muretto con alcune colonne di copertoni di pneumatici per attudire eventuali incidenti verificatesi in quel punto. Il britannico deve sperare ormai in un ritiro dei suoi rivali.

Nelson Piquet si accorge di quanto accaduto e con tutta fretta attiva il collegamento radio con i suoi uomini al muretto, chiede di parlare urgentemente con il patron Frank Williams, assorto fin ad allora nel seguire l’andamento della gara tiratissima. Williams appare pensieroso e molto infastidito del ritiro del suo pilota, in quel momento di punta.

La rabbia è ancora grande da smaltire visto che l’accaduto non era stato fortuito , e non una pura coincidenza. Le accuse vanno ai gommisti, ma c’è ancora tempo per disperarsi visto che la Williams è ancora in gioco con il brasiliano. Piquet chiede di parlare con il suo team manager in maniera categorica dopo un breve colloquio con il suo ingegnere di pista. Frank Williams viene messo in contatto radio con il suo pilota, temendo il peggio anche per la sua seconda vettura e la completa disfatta e alla fine del giro successivo chiamano ai box Piquet il cui distacco dal transalpino era diventato irrisorio. Solo un secondo e qualche decimo.

La sosta ne dura otto. Piquet torna in gara ma i suoi tempi non si dimostrano eccellenti. Prost risponde ai suoi giri migliori e il distacco sale sempre di più. Ai sette secondi della sosta si aggiungono quelli del transito della pitlane e questi di ritardo in gara. Il tutto fa un totale al settantasettesimo giro, di ventitrè secondi di gap.

Prost continua ad amministrare negli ultimi giri e il brasiliano ne approfitta per recuperare. Nonostante questo i giochi sono ormai decisi. Prost è incredulo per la vittoria insperata, scende dalla vettura e rivolge il suo sguardo verso i box scuotendo la testa con le mani sul casco. Delusione profonda invece per Mansell, ad un passo dalla conquista del suo primo titolo iridato: il baffuto leone ha dimostrato coraggio, spensieratezza nell’affrontare, o meglio cercare di affrontare, un intero gran premio senza cambiare le gomme. Gli è andata male, ma non per niente veniva soprannominato “Leone” dagli addetti ai lavori!

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Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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