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24H Le Mans, Le auto che hanno fatto la storia, Dome Zero RL80

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Per un costruttore non completo che vince la 24H Le Mans nel 1980, come abbiamo trattato in precedenza, c’è ne fu un altro che fu protagonista nonostante il risultato completamente opposto alla vittoria della Rondeau. Abbiamo già trattato l’avventura della piccola casa francese in questo articolo.  In questa trattazione parleremo della incredibile storia della Dome Zero RL80.

294da3803e695fa96a61de9f24353e7579d814c5Enzo Ferrari chiamava i costruttori che non realizzavano ogni singola vite delle vetture in casa come garagisti, cioè buoni meccanici da officina di garage che non facevano altro che assemblare i pezzi che altri producevano. Il Vecchio lo faceva nel tentativo di sminuire le vittorie che negli anni 60 e anche dopo negli anni 80 i team inglesi gli rifilavano nelle corse. La cosa era diffusa anche nelle gare del mondiale World Sportscar. In questo tipologia di corse di durata però la valenza di costruttore totale aveva ancora una sua predominanza. Infatti le 24H raramente sono state ad appannaggio di costruttori che gestivano solo le componenti, I grandi marchi Alfa Romeo, Bentely, Bugatti, per finire alla Porsche, e via via fino ad oggi nel 2014 dove due colossi come La Volkwagen che schiera Audi e Porsche lotta contro Toyota che costruiscono tutto in casa propria.  I garagisti però non erano solo inglesi come diceva il Drake, ma c’erano anche in Francia, Usa, e persino nel lontano Giappone. IL paese del sol levante viene ricordato per le partecipazioni leggendarie di Mazda con il Wenkel o la Nissan con le mostruose Gruppo C.

6379425691_4c5db512f3_zMa c’era un piccolo assemblatore dalle grandi idee e dalle grandi ambizioni che nella fine degli anni 70 si affacciò sulla scenda mondiale delle gare endurance. Dal 1979 a tutt’oggi il mondo delle endurance a ruote coperte ha visto la nascita della DOME. In Giapponese Dome significa ‘sogno di bambino’, Un nome che calzava a pennello per questo costruttore che aveva come unico scopo la ricerca aerodinamica della carrozzeria e del telaio. Quindi fu in un certo senso il pioniere.  Da questo punto di vista la sua prima creatura la  Zero è la genesi delle vetture di questo tipo . Lo geniale progettista della Dome Zero fu Minoru Hayashi. La sua spettacolare e bizzarra creatura nelle sue evoluzioni gareggiò nel 1979. A dire il vero non ha mai ottenuto un grande risultato nelle edizioni della 24H di Le Mans a cui ha partecipato. Nel 1979 infatti fu la prima vettura prototipo ad adottare la cabina di guida piccola a forma di cupola e la coda lunghissima per migliorare la penetrazione aerodinamica.  La Dome nella versione Zero RL80, fu invece progettata da un altro tecnico sempre Giapponese.  Masao ono, accorciò la vettura   aumentato  per compensare la  larghezza del telaio che era un classico  tubolare  rinforzato però da  pannelli rivettati. Per contenere il peso la carrozzeria fu prodotta in resina  di poliestere. In ogni caso anche rinunciando a qualche avanzata soluzione per l’epoca,  la Dome Zero RL80 era un chiaro esempio di efficienza nella penetrazione aerodinamica. Il motore di partenza come tutti i team dell’epoca era il  V8 Ford-Cosworth, ma i tecnici Giapponesi,  incontentabili lo modificarono adottando  un turbocompressore Toyota ma dall’affidabilità non del tutto comprovata.

La partecipazione alla 24H Le Mans del 1980 non cominciò male. Partita a ridosso delle prime posizioni dopo poco tempo a causa di problemi alla trasmissione piombò al 47esimo posto. Mentre i meccanici tentavano di tutto per sistemare la Zero dopo poco più di un ora di gara la Dome era già fuori dalla lotta. La logica voleva che si dovesse cambiare l’intera scatola del cambio, ma il regolamento lo vietava. I Giapponesi non si diedero per vinti e nel tempo massimo concesso per rientrare in pista cambiarono tutti gli ingranaggi del cambio danneggiati. La Dome Zero RL80 tornò in pista ultima. Era talmente staccata dagli avversari che non riuscì a rimontare su nessuno. La Dome diede una grandissimo esempio di sportività e di dedizione. Una lezione che molti team e addetti ai lavori anche oggi dovrebbero rispolverare. Una vettura la Dome che a suo modo anche ultima ha scritto la storia della 24H di Le Mans.

Daniele Amore

 

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