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Amarcord: F1 – GP Austria 1970

Zeltweg-1970-436x291La Formula 1 ha iniziato a fare capolino in Austria nel 1970, anno della prima edizione. A dire il vero, se vogliamo essere pignoli, la prima edizione fu disputata nel 1963 ma la gara non era valida per il mondiale di F1. Il 1970 vede alla ribalta proprio l’idolo di casa Jochen Rindt, pilota Lotus: l’austriaco, complice una vettura dannatamente perfetta come la Lotus 72, dimostra tutto il suo talento e all’appuntamento di casa si trova saldamente al comando della classifica iridata. C’è quindi da aspettarsi un trionfo anche tra le mura domestiche, ma questo Gran Premio avrà un amaro epilogo per lo stesso Rindt.  Quel 16 agosto 1970 quasi 100000 spettatori si erano recati all’Osterreichring in Stiria, per assistere alla vittoria dell’idolo locale Rindt, e improvvisamente il pilota, dopo 22 giri, si ritrovò spettatore: l’austriaco era arrabbiatissimo. Tornò a piedi ai box farfugliando: “improvvisamente si è spento il motore…”.. Quel propulsore Ford-Coshworth, che aveva portato alla vittoria la sua Lotus 72 ad Hockenheim, in Austria scoppiò. Con Rindt fuori, i primi spettatori cominciarono ad andarsene. Oltre 40000 tifosi italiani invece andarono in estasi, in quanto tutto lasciava presagire una vittoria Ferrari.

Quando nel caldo torrido si abbassò la bandiera del via, Clay Regazzoni su Ferrari riuscì a vincere il duello in accelerazione contro Rindt. Nella curva sopraelevata dei box c’era dell’olio e Regazzoni per poco non uscì di pista mentre Rindt fiutò l’olio, lasciò l’acceleratore, e tre piloti lo superarono. Jackie Stewart era già ai box, la pressione del carburante aveva cominciato ad oscillare durante il giro di riscaldamento, i meccanici avevano lavorato sulla vettura fino alla partenza, ma al primo giro scoppiò un tubo del carburante e Stewart prese un bagno pericoloso: “Il carburante mi bruciava la schiena come acido”, raccontò successivamente il pilota scozzese.

In testa si combattevano i propulsori 12 cilindri: le due Ferrari di Ickx e Regazzoni davanti alla Matra pilotata da Jean-Pierre Beltoise. Dopo nove giri il terzetto di testa aveva otto secondi di vantaggio sugli inseguitori Rindt, Giunti e Brabham. La potenza del V12 Ferrari assicurò sul superveloce Osterreichring , che permetteva medie sul giro di oltre 200 km/h, una superiorità che neppure Rindt con la rivoluzionaria Lotus 72 era in grado di compensare.

I ritiri si fecero sempre più frequenti: Surtess ebbe problemi col propulsore, un sasso colpì le sospensioni della Matra di Pescarolo, Mario Andretti uscì di pista (la sua March-Ford successivamente fu saccheggiata dagli spettatori), Tim Schenken su De Tomaso e Denny Hulme con Mclaren ebbero dei guasti al motore mentre sulla Lotus 72 di John Miles i ruppe l’alberino dei freni anteriori: un segnale che la Lotus purtroppo non prese sul serio. Durante il successivo GP a Monza, lo stesso difetto fece una vittima: Jochen Rindt.

Il radiatore di Jack Brabahm aveva delle perdite e il pilota fu costretto a rientrare ai box: un getto d’acqua uscì da radiatore, nuvole di vapore dappertutto, i meccanici nella danza attorno all’auto si bruciarono le mani, ma nel giro di cinque minuti Brabham potè riprendere la gara con un nuovo radiatore, accumulando però un ritardo di quattro giri, concludendo tredicesimo a fine Gran Premio.

La Ferrari festeggiò una doppia vittoria: Ickx vinse con una media di 208 km/h davanti a Regazzoni, Rolf Stommelen si piazzò terzo su Brabham-Ford davanti a Rodriguez (BRM), Oliver (BRM) e Beltoise (Matra-Simca).

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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