Volkswagen e Maggiolino, due nomi indissolubili tra di loro… due sinonimi, apparsi al pubblico tedesco nel 1937: letteralmente il termine Volkswagen significa “auto del popolo” e la volle fortemente Adolf Hitler, affinché ogni tedesco potesse disporre di una propria automobile. Affidò poi il compito a Ferdinand Porsche (il fondatore della Porsche), che seppe concretizzare nella forma più razionale e longeva il concetto di utilitaria.
Un’auto completa, leggera e con equipaggiamenti a prova di stupido. A quest’auto pensava Ferdinand Porsche, il geniale pioniere dell’automobile nato in quella che ai tempi del Kaiser era ancora la Cecoslovacchia, vissuto poi in Austria, quindi in Germania quando, nel 1931, ideò e disegnò per la prima volta una macchina del popolo.
La Zundapp, azienda tedesca per la produzione di motocicli, sull’idea di Porsche, allestì tre prototipi, completati alla fine del 1932, che già somigliavano a quello che sarebbe diventato il Maggiolino: due berline ed un cabrio. Porsche sperava di poter produrre la vettura l’anno successivo in collaborazione con la NSU ma non se ne fece niente. Nel 1933 l’incontro con Hitler, diventato il capo del regime nazista, aprì a Porsche la strada verso la realizzazione del suo progetto.
Quando nel 1934 Hitler pensò alla vettura popolare, decise in un primo tempo di commissionare il progetto a Josef Ganz, ma emerse che costui era di origine ebraica, handicap tremendo nella Germania di allora. Ganz fu scartato e l’incarico di progettare la vettura passò a Porsche che disegnò il primo esemplare di Maggiolino nel 1934, su ordine di Hitler.
Lo stesso Hitler aveva chiesto all’ingegnere una vettura per motorizzare il popolo tedesco, capace di trasportare quattro persone, che avesse una velocità massima di 100 km/h, una potenza sufficiente per superare agevolmente un passo alpino e un consumo di 8 litri di benzina ogni 100 km. Ma soprattutto non doveva costare non più di mille marchi di allora.

Il 22 giugno del 1934 il governo nazista, tramite il Reichsverband der Deutschen Automobil Industrie, mise a disposizione di Porsche, per il finanziamento del progetto, la somma di 20 mila marchi. La volontà di Hitler era quella di realizzare il primo prototipo entro dieci mesi. Porsche si mise al lavoro nel suo garage di Stoccarda. Il 3 luglio 1935 presentò la versione berlina: con motore boxer da 700 cm3 e 22 c; sei mesi dopo fu il turno della cabriolet.
Realizzò anche due prototipi di propulsore: il primo, denominato V 1, aveva motore bicilindrico a quattro tempi, mentre il secondo montava un due tempi a pistone sdoppiato. Entrambi i motori avevano raffreddamento ad aria ed erano collocati posteriormente. Seguirono nel 1936 altri tre prototipi, pressochè indentici fra di loro e contraddistinti dalla sigla V3.
Si trattava in pratica delle prime tre Volkswagen della storia, dotate, seppur in via non ancora definitiva, di tutte quelle particolarità che avrebbero caratterizzato, facendone la fortuna, i futuri Maggiolini. le V3 avevano infatti motore posteriore a 4 cilindri contrapposti con raffreddamento ad aria, corsa corta (70 x 64 mm per complessivi 985 cc), distribuzione a valvole in testa mosse da aste e bilancieri, cambio di velocità a quattro rapporti e sospensioni a quattro ruote indipendenti.
Anche la carrozzeria presentava già la tipica forma aerodinamica a uovo che sarebbe poi diventata la caratteristica più evidente ed emblematica della Volkswagen. La potenza del motore era di 23 cv a 3000 giri/min.
I primi esemplari della V3 furono sottoposti a duri collaudi, tra cui una prova di durata su 50000km da percorrere nello spazio di due mesi. La V3 fu seguita a breve distanza da un’altra serie di prototipi, denominata Volkswagen 30.
Un gruppo di una trentina di VW 30, fu sottoposto nel 1937 a prove di percorrenza ancor più dure di quelle portate a termine dalla V3 e alla fine dell’anno le trenta vetture avevano già coperto complessivamente 2400000 km: si trattava di un risultato assolutamente eccezionale che evidenziò nel modo più eloquente quella che sarebbe divenuta la dote proverbiale della vettura: la robustezza.
Finalmente nel 1937 viene costituita la Volkswagen e un anno dopo ha inizio la costruzione di un apposito stabilimenti a Fallersieben a 80 km da Hannover. Nell’ottobre del 1938 la ragione sociale della Casa automobilistica viene cambiata in Volkswagenwerk G.m.b.H. e alla fine dell’anno 169741 clienti hanno ordinato e pagato in anticipo una Volkswagen.
Tutto sembra, quindi, nascere sotto i migliori auspici, ma l’entrata in guerra della Germania modifica radicalmente la situazione. La produzione del Maggiolino ha sì inizio nel 1940, ma si tratta di una versione modificata per usi militari e dotata di motore 1131 cc da 25 cv. Durante la guerra l’attività della fabbrica è totalmente concentrata nelle forniture militari e le prime Volkswagen prodotte dal 1940 al 1943 non vennero destinate al popolo tedesco ma alle forze militari del Reich.

Trasformata in una rustica campagnola scoperta, nel 1942 viene affiancata da una speciale veicolo anfibio, la Schwimmwagen. Le ordinazioni del 1938 per vetture normali rimangono inevase e nel dopo guerra la VW dovrà affrontare una lunga serie di cause per inadempienza. Finita la guerra, lo stabilimento era ridotto ad un cumulo di macerie, ma gran parte delle presse e attrezzature si erano salvate. Furono gli inglesi a condurre la gestione fiduciaria della fabbrica nell’immediato dopoguerra che capirono subito che l’idea di Porsche apparteneva ormai al genio universale dell’era moderna. Il governatore britannico della regione ordinò 20 mila esemplari del Maggiolino, la cui produzione riprese nel dicembre del ’45, con 55 unità al giorno.
Si dovette attendere il 1947 prima di vedere il Maggiolino far mostra di sé negli autosaloni che riaprivano le vetrine nelle città tedesche ancora ferite dalla guerra. Il modello originale presentò la prima modifica: furono cambiati i cerchi delle ruote, che recavano impresso il logo VW. La vera storia del Maggiolino dell’era contemporanea porta però la data 10 gennaio 1948. Sotto l’impulso del nuovo direttore generale Heinrich Nordhoff, la 25000a Volkswagen esce dalla catena di montaggio da poco ricostruita.
Si tratta sempre del modello d’anteguerra, dotato del motore da 1131 utilizzato durante il conflitto sui veicoli militari. Nel 1949 viene presentato il Maggiolino cabrio, vettura di grande successo ancora in produzione nel 1976 e carrozzata dalla Karmann. Con il consolidarsi della sua posizione sul mercato interno, la Volkswagen parte alla conquista di nuovi sbocchi commerciali: nel 19520 furono inviati i primi 328 esemplari negli USA e proprio qui quella piccola vettura europea diventò oggetto di culto: in pochi anni se ne vendettero oltre 4 milioni di esemplari.
Così come in Italia furono le Fiat 600 e 500 a dare la svolta alla motorizzazione di massa, il maggiolino lo fu per i tedeschi. Simbolo stesso del miracolo economico del Paese che risorgeva orgoglioso in una nuova potenza. La sua silhouette tipica ed inconfondibile marcava il panorama stradale Tedesco. Anche nel resto d’Europa occidentale, Italia compresa, non tardò ad affermarsi. Dal punto di vista estetico la vettura, nel corso degli anni, cambiò ben poco ed una delle poche modifiche riguardarono il lunotto posteriore che nel progetto originale era diviso in due parti e fu sostituito da uno ovale, poi allargato ulteriormente.

Il Maggiolino è rimasto in produzione fino al 2003 e detiene attualmente il record di auto più longeva del mondo, essendo stata prodotta ininterrottamente per sessantacinque anni. Inoltre, ha detenuto a lungo il primato di auto più venduta al mondo, con 21.529.464 esemplari, e attualmente è la quarta auto al mondo per numero di esemplari prodotti, dopo Toyota Corolla, Ford F-150 e Volkswagen Golf.
