Il 1992 è stato un’anno particolare per l’ambiente della F1, una stagione ricca di avvenimenti significativi e importanti: è la stagione del famoso anno sabbatico di Alain Prost, scaricato in malo modo dalla Ferrari nel finale di stagione 1991, è l’ultimo anno della Honda in F1 come motorista, le monoposto iniziano a farcirsi di elettronica e sospensioni attive. Ma soprattutto coincide con la vittoria iridata di Nigel Mansell che dopo anni di militanza in F1 e un paio di titoli iridati persi all’ultima corsa. Il Leone britannico in quella stagione dispone di un’arma infallibile chiamata Williams FW14B: la monoposto di Grove si dimostra una vettura tremendamente veloce, aiutata anche dalle sospensioni attive, vincendo le prime 5 gare stagionali con Mansell.
Fa caldo quel 16 agosto 1992 all’Hungaroring, dove si disputa l’undicesima gara stagionale: Mansell ha 46 punti di vantaggio nel mondiale piloti sul secondo, il nostro Riccardo Patrese, compagno di squadra di Mansell alla Williams. Il “Leone” può già laurearsi campione del mondo, a condizione che riesca ad ottenere 4 punti più di Patrese. Tuttavia Riccardo cerca di tenere accese le speranze iridate e al sabato, con un giro straordinario, riesce a prendersi la pole position e a precedere proprio Mansell. La McLaren di Senna non è veloce quanto le Williams e quindi il brasiliano non può andare oltre il terzo tempo.
Al via Patrese scatta bene e chiude la traiettoria a Mansell. L’inglese è costretto a mollare e viene superato all’esterno dalle McLaren di Senna e Berger, mentre un grande Alboreto è settimo con la modesta Footwork. Patrese fa il vuoto, mentre dietro alle McLaren si ricompattano Mansell e le due Benetton. Brundle prova ad attaccare Schumacher alla penultima curva, ma il giovane tedesco lo stringe sull’erba e si tiene la posizione. Sul rettilineo dei box Mansell affianca Berger e lo passa all’interno, prendendosi la terza piazza. Mansell è più veloce di Senna e all’undicesimo passaggio prova il sorpasso, ma Senna resiste.
I doppiati, intanto, rallentano prima Patrese e poi il gruppetto guidato da Senna, ma Mansell non riesce a superare il brasiliano, che stacca sempre dopo la Williams del rivale. Mansell corre un grosso rischio nel tentativo di doppiare Pierluigi Martini, che non si fa da parte e fa perdere tempo prezioso al leader del mondiale: Martini per questo verrà punito con uno stop & go.
Nel frattempo si mette in luce Mika Hakkinen della Lotus, che sopravanza Brundle e si avvicina a Schumacher. Mansell si innervosisce perchè non ce la fa a passare Senna: l’inglese, al trentunesimo giro arriva lungo alla penultima curva e viene infilato da Berger. Il vantaggio di Patrese su Senna, intanto, è di oltre 20 secondi. Ma Mansell non si dà per vinto, e tre passaggi dopo si riprende la posizione su Berger, così come Brundle con Hakkinen. In quei passaggi dietro a Berger, Senna ha guadagnato diversi secondi su Mansell, e il “Leone” spinge per ricucire il distacco. Ma al giro 39 Patrese finisce fuori pista. L’italiano ha commesso un errore alla curva 2 ed è finito in testacoda.
Riccardo riesce a ripartire, ma è settimo. In questo momento Mansell è campione del mondo e infatti smette di tirare al massimo e tiene un ritmo più lento rispetto a quello di Senna, ma più rapido di quello di Berger. Berger, Schumacher e Brundle perdono una vita dietro i doppiati e questo va a vantaggio di Patrese, che dietro spinge come un forsennato per tentare di riprendere Hakkinen e il terzetto formato da Berger e le Benetton. Al giro 55, però Patrese è costretto al ritiro: sulla sua Williams si è rotto il motore. Intorno al sessantesimo passaggio Mansell rientra ai box: il ritmo lento dei giri precedenti non era voluto, ma dipendeva da una foratura.
Mansell torna in pista in sesta piazza. L’inglese, dato il terzo posto di Schumacher, non è più campione del mondo, ma Schumacher perde in pieno rettilineo l’ala posteriore e finisce nella ghiaia: Mansell è nuovamente campione virtuale. Berger è lentissimo: blocca Brundle e permette ad Hakkinen e Mansell di rifarsi sotto. Mansell passa Hakkinen sul rettifilo dei box e il giro successivo supera anche Brundle. Contemporaneamente Senna rientra per un cambio gomme e non ha problemi a tornare in pista in prima posizione.
Berger prova a tenere dietro Mansell, ma dopo due giri di lotta l’austriaco è costretto a cedere. Mansell prende il largo da Berger e soci, ma Senna ha una quarantina di secondi di vantaggio, quindi non spinge a fondo. Chi invece va al massimo fino alla fine è Hakkinen, che sopravanza Brundle e cerca più volte l’attacco a Berger, ma la sua Lotus è troppo lenta in rettilineo. Gli ultimi giri scorrono senza sussulti e Ayrton Senna vince il suo secondo gran premio stagionale. Mansell arriva secondo e si laurea per la prima volta in carriera campione del mondo
