
Verso l’inizio degli anni ’50, il tessuto sociale medio europeo stava lentamente riprendendosi dal periodo bellico appena trascorso. Tutti avevano voglia di ricominciare, di dimenticare le privazioni cui avevano dovuto forzatamente sottostare, di divertirsi, viaggiare o fare piccoli spostamenti magari per la gita fuori porta della Domenica mattina. La maggioranza delle famiglie si affida a motocicli o scooter come unico mezzo di locomozione ed altri, con molti sacrifici, si affacciano per la prima volta ad un mondo completamente nuovo: l’automobile. Le condizioni economiche della popolazione media non erano particolarmente agiate in quel periodo e fu proprio questo fattore a spingere diversi costruttori di motocicli a progettare e produrre delle piccole vetturette che oggi potremmo definire “minicar”. Molto concorrenziali nel prezzo rispetto alle sorelle maggiori, univano la semplicità degli elementi costruttivi a progetti di meccaniche spesso già ampiamente collaudate , si noti infatti che le case maggiormente esposte sul fronte delle vetturette erano proprio la ISO, la BMW, la Zundapp, la Siata ed altre marche europee già impegnate nella costruzione o l’assemblaggio di motocicli.

Anche la Piaggio crede in questo futuro creando una Vespa a quattro ruote. Quando il prototipo della nuova piccola automobile diventa realtà, viene tuttavia deciso che la costruzione e la vendita sarebbero avvenute in Francia, attraverso l’ACMA, la filiale francese della Piaggio. In Francia, nonostante la concorrenza della Citroen 2CV e della Renault, la piccola “Vespa 400” ha incontrato un discreto successo commerciale tanto che ne sono state vendute circa 34000 tra la fine del 1957 e il 1961. Circa 100 entrano in Italia. Sono destinate, parte ai concessionari e parte alla Piaggio a disposizione dell’azienda. Il motore, un bicilindrico a distribuzione rotante raffreddato ad aria, a due tempi, è di cilindrata di 393 cm3. Cambio a 3 velocità più retromarcia, frizione monodisco a secco. Al volante si sta piuttosto comodi e lo spazio a disposizione è più che sufficiente. Il tunnel di trasmissione è molto ridotto in quanto il motore e trasmissione sono posteriori. Il tunnel è ispezionabile e tutti i comandi passano in esso compreso l’impianto di riscaldamento. Oltre alla leva del cambio a cloche, sul tunnel si trova il gruppo freno a mano, leva dello starter e leva dell’avviamento. Scatola dello sterzo a cremagliera autocentrante, le ruote sono tutte e 4 indipendenti. La batteria è nella parte anteriore ed è contenuta in un cassetto estraibile mascherato da una falsa calandra. Nonostante che la macchina sia di piccole dimensioni, i 2 posti sono comodi e confortevoli, merito anche dei sedili registrabili. Il cruscotto è di piccole dimensioni ma completo e comprende il tachimetro con contachilometri, le spie di carica della dinamo e riserva del carburante, luci e spie frecce.
![Autostoriche: ACMA Vespa 400 3 ACMA Vespa 400 1958-1961 (1958) (02) [AB1]](https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/08/ACMA-Vespa-400-1958-1961-1958-02-AB1.jpg)
Tre sono stati i modelli prodotti: un modello è denominato Semplice e costruito in pochissimi esemplari: si distingue per avere un contachilometri semplice e rotondo del tipo motociclistico. La miscela viene fatta manualmente con un misurino dell’olio incorporato nel tappo serbatoio. Nella serie Normale, a parte l’interno sempre spartano, viene applicato un dosatore olio meccanico nel vano motore lato destro che serve a pompare l’olio nel serbatoio in base ai litri di benzina che vengono introdotti nel serbatoio stesso. Nel 1958 nasce una versione Lusso che si distingue per i paraurti di nuovo disegno aderenti alla carrozzeria con guarnizioni in plastica, indicatori di direzione posti sui parafanghi anteriori e la tappezzeria interna ha il colore coordinato a quello del veicolo, parte in tessuto e parte in similpelle. Le portiere sono imbottite nella stessa tonalità e hanno delle tasche all’interno. Mentre nelle serie economiche i vetri delle portiere hanno solo i deflettori mobili, nella versione lusso anche i vetri sono scorrevoli e si possono aprire e chiudere. Anche la scritta posteriore “Vespa 400” subisce un leggero restyling nella grafica. Nel 1961 esordisce un modello a 4 marce con miscelatore automatico che non verrà però mai commercializzato. La ruota di scorta e la trousse attrezzi sono alloggiati per tutti i modelli sotto il sedile passeggero
La vettura piacque moltissimo alla classe media e divenne subito il mezzo di locomozione più gradito alle signore dotate di una qualche indipendenza economica o comunque facenti parte della media borghesia tanto che in pochi mesi si raccolsero migliaia di ordinativi. Rispetto agli standard dell’epoca, specie per i francesi, risultò essere una vettura comoda, elegante e ben rifinita, giustamente confortevole se accostata alle utilitarie francesi di quegli anni che avevano interni estremamente economici e scomodi (vedi la Citroen 2 CV degli anni ’50).

La vettura era piccola ma al tempo stesso idonea per spostarsi con la famiglia al completo, molto semplice da guidare, con un rapporto peso/potenza che la rendeva agile e scattante ed in ultima analisi poteva vantare un optional che solamente le vetture di classe superiore offrivano: il riscaldamento di serie! La Vespa 400 ottenne molto successo in Francia ma non andò così anche negli altri paesi europei, bisogna ricordare infatti che nel 1957 in Italia fu presentata la Fiat 500 la quale, nonostante fosse anch’essa inizialmente offerta con soli due posti, risultò decisamente superiore sotto ogni aspetto e nel complesso più “automobile” rispetto alla piccola ACMA; inoltre la cultura motoristica dell’italiano medio non aveva mai considerato queste piccole vetture come vere e proprie auto ma bensì un maldestro tentativo di unire la tecnica dei motoveicoli a quella dell’auto.
![Autostoriche: ACMA Vespa 400 5 ACMA Vespa 400 1958-1961 (01) [IN1]](https://www.giornalemotori.com/wp-content/uploads//2014/08/ACMA-Vespa-400-1958-1961-01-IN1.jpg)
L’utilitaria per definizione di quel periodo era la Fiat Topolino che, oltre a poter trasportare comodamente 4 persone e molte merci nella versione Giardinetta, era equipaggiata con un robusto propulsore a 4 cilindri con raffreddamento a liquido. Rimanendo in Italia non si può non sottolineare come dalla seconda metà degli anni ’50 la Fiat mise in produzione veicoli che ottennero un grandissimo successo perché sapevano interpretare il giusto compromesso tra il veicolo da trasporto e la famiglia ed è altrettanto evidente che la Vespa 400, con il suo piccolo motore a 2 tempi raffreddato ad aria, non ha mai scaldato veramente il cuore italico come mezzo di locomozione per la famiglia. La vettura rimane in produzione fino al 1961 con il ragguardevole risultato di circa 30.000 esemplari prodotti nelle varie versioni. Sicuramente la Vespa 400 in Italia avrebbe potuto ambire a risultati più lusinghieri per svariati motivi: innanzitutto va analizzata la questione dei tempi: se fosse stata proposta nel periodo della sua iniziale progettazione (1952) e non nel 1957 quando si è dovuta scontrare la concorrenza e la superiorità schiacciante delle altre utilitarie presenti sul mercato, i volumi di vendita avrebbero forse potuto essere più rilevanti, inoltre non fu adeguatamente pubblicizzata o proposta in modo convincente ma ha pagato più di tutto il fatto di non essere sufficientemente spaziosa e versatile, assolutamente inidonea al trasporto di una famiglia al completo (siamo negli anni ‘50!) oppure per il carico di merci varie e questa mancanza ne precluse quasi completamente la diffusione.
