
Iscritti al gran premio c’erano 32 vetture e la gara si svolse sul circuito di Monza combinato, della lunghezza di 10,4 km, costituito dal tratto su strada e dal tratto ad alta velocità con le curve paraboliche. Dopo le qualifiche, la prima non Ferrari era la BRM con Graham Hill in quinta posizione. Jim Clark su Lotus e Jo Bonnier su Porsche erano in quarta fila, Innes Ireland (Lotus) e Jack Brabham (Cooper) componevano la quinta fila, Stirling Moss su Lotus, accanto a Dan Gurney su Porsche, la sesta. Seguivano Tony Brooks su BRM, Masten Gregory su Lotus, Nino Vaccarella su De Tomaso, Maurice Trintignant su Cooper-Maserati e il pilota tedesco Woligang Seidel su Lotus.
Trips era in pole position: avrebbe potuto diventare Campione del Mondo con una vittoria a Monza o nell’ultima gara negli Stati Uniti, a condizione di precedere in entrambe le gare Phil Hill e Stirling Moss. Von Trips ebbe una partenza difficile tanto da farsi sopravanzare da Phil Hill, Ginther e Rodriguez che si tenevano dietro Clark e Brabham: solo alla seconda di Lesmo il Conte Von Trips riuscì a superare Clark e successivamente Brabham. Era quarto il Conte, quando imboccò la zona di frenata davanti alla Curva Sud. Trips portò la Ferrari verso sinistra nell’attimo in cui Clark, che seguiva in rapida successione sulla Lotus più leggera, voleva superarlo sulla sinistra. Avvenne la collisione: la Ferrari di Von Trips risalì un pendio, investendo quindici spettatori dietro ad una rete di recinzione. Undici di loro morirono all’istante e assieme a loro perse la vita lo stesso Von Trips
Phil Hill vinse la gara della sventura davanti a Gurney e Bruce McLaren e divenne Campione del Mondo: “Non avrei mai voluto diventare Campione in questo modo”, dichiarò l’americano, tra le lacrime, a fine gara.
