Il 16 Settembre 1957 al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano viene presentata la prima vettura prodotta dalla Autobianchi: la Bianchina modello Trasformabile, contraddistinta dalla sigla di progetto 110 B. Tra accecanti lampi di flash al magnesio, una folla di fotografi, giornalisti ed inviati speciali attornia gli eccezionali padrini intervenuti alla presentazione della Bianchina Trasformabile.
A bordo della vettura siede un giovane Gianni Agnelli, circondato da Alberto Pirelli, Giuseppe Bianchi e dal Presidente della Fiat Vittorio Valletta. Giovanni Canestrini il giorno dopo la presentazione scrive sulla Gazzetta dello Sport: “La Bianchina e entrata ieri ufficialmente in società, anzi nella migliore società visto che alla cerimonia erano presenti tutte le maggiori personalità del mondo motoristico.
Il suo successo è stato pieno ed immediato perchè si è presentata graziosamente, in una veste attraente, indovinatissima, come si conviene ad una dama dell’aristocrazia. In questo caso l’aristocrazia del lavoro”. La Bianchina subito denominata “l’utilitaria di lusso” e “la fuoriserie di serie”, ha così modo di affiancare la cugina di casa Fiat, la 500, che era stata progettata ed era entrata in produzione appena qualche tempo prima della cugina Bianchina, ma si discosta immediatamente dalla “cugina povera”, la sua linea è completamente nuova, molto più moderna, decisamente più vezzosa, armoniosa e meglio rifinita rispetto a quella della Fiat 500.
L’inedita carrozzeria, più bassa e robusta, con parabrezza panoramico e codine posteriori verticali, si presenta estremamente curata in tutti i particolari, quasi “americaneggiante”, con profusione di cromature e di contrasti bicolore. Anche l’interno è molto curato e comodo, con un’inedita elegante e completa strumentazione e con sedili e pannelli porta rivestiti in tessuto e vinilpelle bicolori.
Molto migliorate inoltre, rispetto alla Fiat 500, l’abitabilità interna, la visibilità e la tenuta di strada.
Pur partendo dall’identica base, con la stessa meccanica, il risultato finale è completamente diverso: è la fatua, elegante e raffinata cicala Bianchina che si contrappone alla laboriosa, seria, ma grigia formichina Fiat 500. Sono due modi diversi di interpretare l’automobile, due diverse filosofie, due immagini contrapposte del simbolo auto.
Sono gli anni che precedono immediatamente il boom economico, nei bar iniziano a furoreggiare i juke-box ed i flipper, la televisione conosce i suoi primi grandi successi ed il seguitissimo Carosello dà, con i suoi messaggi, il primo forte impulso all’avvento del nuovo consumismo di massa.
Inspiegabilmente, ma non troppo viste le premesse, vengono stravolte le consolidate regole del mercato ed all’insuccesso iniziale della Fiat 500, troppo povera, anonima e spartana, si contrappone l’immediato ed insperato successo della sua cugina milanese che, nonostante il prezzo superiore, surclassa nelle vendite la cugina torinese, attestandosi su 11.000 vetture vendute nel primo anno di produzione.
Per gli acquirenti essere al volante della piccola vettura di Desio vuol dire differenziarsi dalle altre auto di serie, avere quel tocco di classe in più, distinguersi dal popolino che compra ed utilizza per necessità l’utilitaria come prima ed unica macchina, significa soddisfare la vanità di coloro che non si sentono a proprio agio nell’anonima e supereconomica Fiat 500.
La Bianchina diventa anche la vettura preferita degli impiegati rampanti dell’epoca, quando la seconda auto non la possedeva nessuno, ma imperava la mania delle fuoriserie e delle trasformazioni personalizzate delle auto di serie che consentivano ai proprietari di distinguersi dalla massa per quel qualcosa di diverso che la loro auto possedeva. Il successo iniziale della Bianchina è tutto qui : per pochi soldi in più si poteva avere una vetturetta ben diversa dalle alternative di mercato, una vetturetta special!
Il primo modello di Bianchina è stata chiamata Trasformabile proprio per la versatilità con cui si trasformava da utilitaria a cabriolet una volta abbassata completamente la capote in tela vinilica.
In quegli anni l’alternativa alle piccole utilitarie made in Italy per gli spostamenti di lavoro e per le gite domenicali fuori porta, erano il torpedone, il treno, lo scooter (Vespa o Lambretta) o nella maggior parte dei casi una bella e sana bicicletta. La Bianchina incontra subito il favore del pubblico nonostante un costo maggiore rispetto all’utilitaria di casa Fiat, 565.000 lire a fronte delle 495.000, ma in compenso offre molto di più della cugina torinese, a cominciare dalla verniciatura in 8 tinte tutte bicolori, ai ricercatissimi pneumatici a fascia bianca modello “Rolle” poi diventati “Sempione”, per passare all’ìimpianto di riscaldamento, a quello di aerazione forzata del parabrezza con elettroventilatore, alle eleganti finiture cromate esterne, per finire all’elevato grado di finitura dei pannelli e dei sedili anteriori e posteriori molto confortevoli.
Il tutto senza dimenticare che mentre la Fiat 500 è omologata per 2 posti anteriori più un bambino di dietro, la Bianchina nasce già come una 2 + 2 e con qualche sacrificio e contorsionismo anche due adulti possono “incastrarsi” nei posti posteriori.
La meccanica e le parti strutturali sono uguali sia per la Fiat 500 che per la Bianchina, motore bicilindrico raffreddato ad aria di soli 479 cc con 13 CV di potenza massima, per una velocità di poco più di 80 Km/h . Identiche le carreggiate ed il passo della vettura, mentre la Bianchina è di 2 cm più larga e 4 cm più lunga e vanta inoltre un peso superiore di 30 Kg rispetto alla 500, differenza dovuta alle lamiere di maggiore spessore utilizzate ed agli accessori ed alle finiture superiori di cui era dotata. Pochi mesi dopo la presentazione, parimenti al rinnovamento della Fiat 500 Economica, anche l’Autobianchi adotta le stesse migliorie ed il motore viene potenziato, dapprima a 15 CV e successivamente a 16,5 CV, mantenendo sempre la cilindrata di 479 cc.
La velocità massima adesso supera gli 85 Km/h, ma si deve aspettare la fine del 1960 per poter adottare, anche sulle Autobianchi Bianchina, le rinnovate e più moderne meccaniche della Fiat 500 D con cilindrata portata a 499 cc e potenza di 17,5 CV che consentono alla vettura di toccare la velocità di 95 Km/h. La nuova sigla della Bianchina Trasformabile è 110 DB.
La Fiat, ritardando volutamente e sistematicamente la fornitura dei motori e degli altri organi meccanici modificati nel tempo, come i nuovi motori modello D, alla linea di produzione Autobianchi, crea non pochi problemi commerciali e di conseguenza un calo nelle vendite della Bianchina, che non riesce più a stare al passo con le innovazioni e le migliorie tecniche della cugina torinese. Secondo molti questo ritardo è dovuto ad una malcelata forma di ostruzionismo che la Fiat impose alla casa di Desio per limitarne il successo e per circoscrivere la concorrenza interna che si era creata.
Parimenti alle modifiche meccaniche vengono approntate anche molte modifiche migliorative della carrozzeria, tra le più importanti delle quali ricordiamo il nuovo sistema di riscaldamento interno dell’abitacolo, il comodo sistema lavavetri a pompetta in gomma particolarmente utile ed apprezzato visto lo stato e la polvere delle strade, i pianali posteriori non più piatti ma con un incavo per permettere un migliore alloggiamento dei passeggeri posteriori, il serbatoio della benzina di nuova forma a cubo, le nuove colorazioni bicolore o monocolore, i nuovi paraurti più robusti e corredati da profili verticali in gomma nera per meglio proteggere la vettura nei piccoli urti da parcheggio.
Per accontentare i clienti più smanettoni, l’Autobianchi mette contemporaneamente in produzione, con un sovrapprezzo di 30.000 lire, il modello Trasformabile Special, su cui monta il motore della Fiat 500 Sport, vettura reduce dai successi della 24 Ore di Hockenheim del 1958, con ben 4 500 Sport ai primi 4 posti della categoria Turismo. Il motore 500 elaborato del famoso preparatore austriaco Carlo Abarth ottiene, nel febbraio 1958, ben 6 record internazionali di durata e velocità correndo per oltre 168 ore senza sosta, dimostrando le notevoli doti di affidabilità del motore bicilindrico raffreddato a aria e contribuendo a rilanciare lìimmagine e di conseguenza le vendite della Fiat 500.
Il giorno dei record, al volante si alternano 4 piloti, tra cui il poi famoso Mario Poltronieri commentatore decennale dei Gran Premi di Formula Uno, con intervalli alla guida di 4 /6 ore. Il motore Sport, potenziato a 21,5 CV, consente migliori prestazioni, una ripresa più brillante ed una briosità di prestazioni soprattutto nei trasferimenti extra urbani e soddisfa maggiormente lo spirito corsaiolo dei guidatori dell’epoca, desiderosi di prestazioni maggiori e di riprese più scattanti per le loro vetture da tutti i giorni. La Trasformabile Special la cui sigla identificativa è 110 DB/1 era inizialmente distinguibile dal modello normale solo per la scritta Special sul cofano posteriore e per la tipica colorazione bicolore rosso turismo e grigio chiaro; successivamente verranno adottati paraurti avvolgenti di maggiori dimensioni.

Nel 1962, il consistente calo delle vendite della Bianchina Trasformabile, spinge la Direzione Commerciale Autobianchi a presentare un nuovo modello caratterizzato da una linea più¹ moderna, meno frivola della versione precedente e da un’abitabilità, soprattutto per i posti posteriori, decisamente migliorata: si tratta della Berlina 110 DBA. La nuova vettura è caratterizzata e riconoscibile per la soluzione tecnica di adottare il vetro posteriore verticale e per il tetto dalle linee molto squadrate, soluzione che la fa subito soprannominare “televisore” o “pagodina”.
Sotto il profilo estetico però la vettura non incontra i favori del pubblico, fa discutere quella sua linea squadrata ed innovativa che la rende però un pò goffa e sgraziata. Il suo prezzo di listino di 560.000 lire è eccessivo se raffrontato con quello della cugina Fiat 500, di cui mantiene inalterate tutte le caratteristiche meccaniche ed anche questo non aiuta a far decollare le vendite.
Le dimensioni sono le stesse della vecchia Bianchina Trasformabile di cui prende il posto, ma per via del tetto squadrato, risulta molto migliorato il confort e l’abitabilità dei posti posteriori. I colori della carrozzeria, bicolore o monocolore, sono tutti vivaci e le sellerie interne in vinilpelle bicolore sono realizzate in maniera molto accurata; tuttavia la Berlina non convince il grande pubblico e non ottiene lo stesso successo che aveva ottenuto la Bianchina Trasformabile nonostante l’elevata qualità produttiva e l’accurato livello di rifinitura interna. La meccanica è quella della Fiat 500 D, con il motore tipo 110 D 000 di 499 cc di cilindrata, accreditato di 17,5 CV per una velocità massima di 95 km\h.
La prima serie, identificata con la sigla 110 DBA si diversifica dalla cugina torinese per l’apertura delle portiere controvento, per i paraurti ben più massicci e provvisti di paracolpi verticali in robusta gomma nera. Le coppe ruote sono di grande dimensione, in stile america, in alluminio lucidato, i fanalini posteriori a pinna, sono l’ideale prolungamento dei due parafanghi posteriori. L’abitabilità interna è eccellente, soprattutto per quello che riguarda i sedili posteriori, sopra i quali, sui lati del padiglione, sono ricavati persino due piccoli poggiatesta montati a pressione.
La parte anteriore della vettura, a differenza di quella posteriore, è molto simile al modello precedente, con la stessa mascherina anteriore, gli stessi baffetti ai lati della mascherina,gli stessi fanali, indicatori di direzione e paraurti. La gamma di colori è molto varia, comprendendo le combinazioni bicolori con scocca in verde, grigio scuro, rosso corallo, rosso vinaccia, blu scuro e rosso turismo abbinata al tetto color quattro ruote storiche grigio chiaro o le colorazioni monocolore in celeste, grigio chiaro e sabbia.
La tappezzeria interna è in fintapelle semirigida Pirelli ed è sempre bicolore, con il nero accoppiato al beige, all’avorio, al rosso corallo ed all’azzurro. Anche i pannelli porta sono bicolori, con la banda inferiore di colore nero.
Alla fine del 1964 l’Autobianchi apporta alla Berlina le modifiche meccaniche della cugina Fiat 500 F ed approfitta dell’occasione per intervenire anche con un restyling migliorativo alla carrozzeria. Questo modello, identificato con il nome di Berlina 110 FB viene prodotto fino al marzo del 1969. Le modifiche meccaniche più rilevanti, rispetto al modello precedente, sono rappresentate dal motore, corrispondente al moderno modello 110 F 000, avvantaggiato nelle prestazioni da un leggero incremento di potenza ( 18,2 CV totali ). Pur mantenendo la cilindrata invariata è caratterizzato da migliorie tecniche rispetto al modello D, quali i giunti grandi a quattro bulloni con semiassi rinforzati per garantire una maggiore affidabilità e resistenza al complesso di trasmissione, frizione modificata e rinforzata per lo stesso motivo, motorino d’avviamento a tre supporti invece di due per evitare le rotture ai bulloni di sostegno, frequenti nel modello precedente.
Anche il carburatore è cambiato, ora è il più moderno Weber 26 IBM 4 che assicura un’ottimale e migliore carburazione. Rilevanti sono anche le modifiche interne della carrozzeria che rendono più moderna e funzionale la vettura, quali il serbatoio benzina, ora a barilotto e con una capacità è maggiorata a 22 litri per garantire una maggiore autonomia alla vettura, presenza del posacenere incassato al centro del cruscotto, le maniglie interne delle portiere saldate inferiormente e verniciate, il contachilometri con fondo scala a 120 km\h. Anche all’esterno della carrozzeria sono molti i particolari modificati e migliorati, quali i fari di nuovo disegno, asimmetrici, che garantiscono una migliore e più corretta diffusione del fascio luminoso, i cerchioni ruote più moderni e verniciati in colore alluminio metallizzato, i fanalini posteriori di nuovo disegno e le cornici faro senza visiera.
Nuove sono anche le verniciature che caratterizzano la Bianchina Berlina 110 FB, con una scelta di colori nelle seguenti tonalità tutte monocolore: rosso, celeste, beige, marrone, verde, turchese, blu, grigio, bianco. Rinnovati anche i sedili, rigorosamente in finta pelle monocolore a supporto elastico, caratterizzati da cuciture a coste verticali e disponibili in quattro tinte abbinabile a seconda del colore vettura : azzurro, nero, rosso e teak La tappezzeria interna è abbinata a dei pannelli porta in finta pelle monocolore, dello stesso colore dei sedili. Nel corso degli anni alcune modifiche (le principali delle quali sono datate aprile 1967) interessano la Berlina 110 FB quali, i fanali posteriori interamente in plastica e senza pinna superiore, i sedili anteriori disponibili su richiesta, anche ribaltabili, i lampeggiatori laterali più piccoli, tipo lucciola ed altre piccole modifiche di carattere prettamente tecnico.
Nell’ottobre 1967 l’Autobianchi, oramai completamente assorbita dalla Fiat, presenta la versione lusso della Bianchina Berlina 110 FB, vettura che si distingue dal modello normale per numerosi e più ricercati particolari, quali il cruscotto che viene foderato con un rivestimento plastico in finto legno e plastica nera, l’ossatura delle portiere che viene guarnita con cornici in plastica nera, in vano portaoggetti allungato, i pannelli porta che presentano una fascia inferiore di colore nero ed una tasca centrale con elastico, i due vani appoggia braccia ricavati nei pannelli laterali posteriori ed il comodo posacenere anche per i passeggeri posteriori, posto al centro nella parte posteriore del tunnel.

Anche delle Berlina, come in precedenza già per la Trasformabile, si poteva richiedere la versione “Special” caratterizzate dalle sigle 110 BDA/1 prima e 110 FB/1 poi e dal motore Sport da 21 CV, dalla scritta Special dorata applicata sul cofano posteriore e da paraurti cromati ed avvolgenti di maggiori dimensioni,con gommini proteggi colpi di color bianco. La versione Special seguirà negli anni tutti gli adattamenti e miglioramenti tecnici che caratterizzano l’evoluzione del modello normale. Questa vettura è particolarmente adatta ai guidatori che desiderano una vettura più briosa e nervosa della versione base, ma il sovraprezzo richiesto ed i variati orientamenti della potenziale clientela limiteranno molto le vendite e la diffusione di questo modello. Nel corso degli otto anni di produzione sono stati prodotti poco meno di 70.000 esemplari di Berlina nelle varie versioni.
Purtroppo le sempre più selettive ed esigenti leggi di mercato non concedono più spazio e soprattutto non garantiscono il ritorno economico a queste produzioni di nicchia ed il ferreo rispetto delle regole economiche e di produttività impone la chiusura, con il marzo 1969 della linea di produzione. La Bianchina Berlina conobbe gli anni più bui nel decennio a cavallo degli anni 80 quando Paolo Villaggio ne distrusse definitivamente l’immagine con la serie dei suoi film “Fantozzi”? in cui era costantemente alla guida della Berlina bianca, vilipeso, denigrato e deriso da tutti quelli che lo incontravano. Si calcola che solo per le riprese dei vari filmati della serie Fantozzi ne andarono distrutte una ventina di esemplari in barba ai collezionisti ed estimatori attuali di questo modello.
Proprio l’anno 1960 vede il lancio di altri due modelli significativi di Bianchina; la “Cabriolet” e la “Panoramica”. Due auto profondamente diverse nello stile e nello spirito: la prima un’auto per il tempo libero, l’altra per il lavoro e l’uso quotidiano. La Bianchina Cabriolet, sigla identificativa 110 B 122 ancor oggi il cabriolet più piccolo mai costruito, è caratterizzato dalla capote in tela gommata nera che si ribalta completamente offrendo una visuale a 360 gradi sul panorama circostante.
Adatta in particolare per le scorribande lungo i litorali marittimi e per le vacanze sulle spiagge più alla moda, non disdegna per la sua presenza nelle grandi città, già strette nella morsa del traffico, con alla guida giovani rampolli, eleganti signore e figli di papà . Il progetto originale porta la firma del Responsabile delle Reparto Carrozzerie Speciali Fiat Luigi Rapi ed il primo modello viene presentata al Salone di Ginevra nell’aprile del 1960. Al debutto però non raccoglie il favore del pubblico e della stampa che la definiscono troppo americaneggiante e snob , con poca abitabilità interna ( non ha ancora la panchetta posteriore ed è quindi una due posti ) ed offerta ad un prezzo di vendita troppo elevato : 635.00 lire. Il propulsore della Cabriolet potenziato a 21,5 CV per una velocità di oltre 105 Km/h è quello della Fiat 500 Sport che garantisce prestazioni e vivacità per tutti gli usi.
La Bianchina Cabriolet è tempestata di cromature, fregi e rifiniture accurate come mai si era visto prima su un’auto di questa categoria, i colori della carrozzeria sono brillanti e vivaci come si addice ad una cabriolet degli anni ruggenti. Caratterizzata da gomme rigorosamente con fascia bianca, da paraurti avvolgenti con grandi rostri, dai fregi cromati laterali che racchiudono una fascia di colore nero ed incorporano le frecce romboidale, da un baffo anteriore ripiegato che incorpora una griglia in metallo cromato è un’auto che si fa notare per lo sfarzo, forse anche eccessivo, che ancora oggi emana. Le tappezzerie interne sono in vinilpelle bicolori con cuciture e bordature nere, abbinamenti che fanno risaltare gli accostamenti cromatici con la carrozzeria.
La Bianchina Cabriolet viene costruita fino al 1969 in 3 serie diverse ed in circa 9350 esemplari, molti dei quali esportati all’estero, soprattutto in Francia ed in Germania. Anche questo modello riceve negli anni di produzione gli aggiornamenti meccanici della serie D ed F della Fiat 500, ma la potenza del propulsore invariata a 21 CV. Esteticamente sono invece numerosissime le varianti sia per la carrozzeria che per la tappezzeria.
Gli aggiornamenti tecnici della serie F con sigla 110 FB/5 sono anche questa volta disponibili solo dal 1965 con quasi un anno di ritardo rispetto ala produzione Fiat 500: ciò crea un calo di vendite che induce la casa di Desio a cessarne la produzione nel 1969 anche se era già stato approntata una serie con nuovissimi aggiornamenti.

La Bianchina Panoramica si può oggi definire tranquillamente l’utilitaria station-wagon degli anni sessanta. All’epoca del suo lancio lo slogan ufficiale della casa madre era “bella, comoda e maneggevole” oppure “la familiare per quattro posti comodi più tanto bagagliaio”.
Anche in questo caso la meccanica e la base della scocca portante sono uguali a quelli della Fiat
500 Giardiniera, contemporaneamente prodotta dalla casa torinese. Le sigle identificative dei due modelli sono rispettivamente 120 B e 120 Rispetto agli altri modelli di Bianchina il passo tra i due assi è aumentato di 10 cm per migliorare l’abitabilità dei posti posteriori, mentre la lunghezza totale del veicolo è ancora maggiore per aumentare la capienza del vano bagagli posteriore, dotato di un pratico portellone apribile verso l’alto. La Bianchina Panoramica 1 serie (1960/62) è dotata anche di un tettuccio apribile e di verniciatura bicolore oltre naturalmente a numerose parti cromate ed alle immancabili gomme Pirelli con fascia bianca vulcanizzata. I pneumatici della Panoramica pur mantenendo le stesse misure degli altri modelli hanno un indice di carico superiore per permettere il trasporto di 4 persone con bagaglio oppure il guidatore + 250 Kg di carico nel caso si desideri ribaltare lo schienale dei sedili posteriori.
Il motore, sempre bicilindrico e raffreddato ad aria, mantenendo la stessa concezione tecnica, ha la particolarità di avere i cilindri ruotati di 90° in posizione orizzontale: identificato dal modello 120 000, proprio per questo motivo il motore viene soprannominato “sogliola”.
Pur mantenendo le caratteristiche tecniche della versione a cilindri verticali, ovvero 499 c.c. per 18,5 CV, l’espediente consente di avere un vano posteriore piatto e più basso possibile, in modo da sfruttare al massimo il vano di carico posteriore: le sospensioni e l’impianto frenante vengono rinforzati appositamente per l’utilizzo più gravoso. La Bianchina Panoramica è destinata ad un pubblico più vasto, nella realtà economica e sociale italiana degli anni sessanta e sarà la vera utilitaria di successo dell’Autobianchi.
Nei 9 anni di produzione escono dalle catene di montaggio più di 177.000 vetture, un vero successo di vendite sin dalla sua presentazione nel giugno del 1960. Nel 1962 viene presentata una versione Furgoncino/Autocarro con sigla progetto Furgoncino 264 con soli 2 posti a sedere ed un ampio vano di carico posteriore con le stesse caratteristiche meccaniche della Panoramica ma modificato nella carrozzeria con l’adozione di un ampio portellone posteriore e la chiusura dei vetri laterali. Nel 1965 la gamma del Furgoncino è ampliata con la versione Tetto Alto (con sigla 264E 320/2), ossia una centinatura alta in lamiera stampata che amplia il volume di carico da 1 metro cubo fino a quasi 2, mentre la portata di 320 Kg conducente compreso, rimane inalterata. La Panoramica viene interamente soppiantata dalla cugina Fiat 500 Giardiniera nel 1969.
La Fiat 500 Giardinera viene ora prodotta dall’Autobianchi nei modernissimi impianti di Desio con la denominazione di Autobianchi 500 Giardinera 120 viene prodotta in poco meno di 120.000 esemplari fino al 1977 quando le vendite calano ad un livello tale da non giustificare più l’impegno di una catena di montaggio dedicata alla vettura. Analogamente anche della versione furgoncino (solo con tetto basso) viene proseguita la produzione sul modello della Giardiniera con tetto chiuso e portellone posteriore ampliato nella parte superiore.
La Bianchina Giardiniera in questi ultimi anni è il modello più ricercato e restaurato per via della buona reperibilità sul mercato ed e della sua bassa quotazione; anche questo modello, usato quotidianamente per lavoro, spesso ha bisogno di accurati lavori di restauro per tornare agli antichi splendori. La Bianchina in genere, oggi è il piccolo oggetto di desiderio di quasi tutti i collezionisti di auto d’epoca, in quanto, oltre ad essere la più genuina espressione del boom automobilistico italiano degli anni sessanta anche per via dei suoi brillanti colori, è l’icona stessa della simpatia, della spensieratezza coniugate con classe ed eleganza. Tutti i modelli indistintamente, sono ricercati e le quotazioni delle auto conservate in buone condizioni o restaurate correttamente sono in costante ascesa.
