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Usato prezioso: Ducati 748 e Ducati 998

2015-04-02_155750Dopo il grande successo della Suzuki 750 (che ha raggiunto più di 10mila Like…grazie!!), parliamo oggi di due pietre miliari della storia del motociclismo italiano: la Ducati 748 e la Ducati 998. Nel titolo parlo di “usato prezioso”, proprio perché queste moto sono ricercatissime ma anche molto difficili da trovare. E’ anche difficile convincere il proprietario a venderla a dirla tutta, e questo ne alza il valore.

Tutto è nato nel centro ricerche Cagiva nel 1993, dal genio di Massimo Tamburini, che mise su carta la moto che forse più di tutte nella storia della produzione, scosse l’ambiente: la Ducati 916.

Il motore è il cuore di questa moto: un bicilindrico a 4 valvole, distribuzione desmo, potenza subito disponibile. Ma quello che sconvolse molto, stava nella linea filante, carene rastremate, quel bellissimo forcellone monobraccio, gli scarichi sottosella che parevano sputare fiamme.

La moto manteneva tutte le promesse ed ebbe un successo di vendite incredibile. Ovviamente, visto che i giapponesi non stavano a guardare, risposero aggiornando e potenziando le loro 4 cilindri, e così fece anche la Ducati, evolvendo la 916 e trasformandola in 996 nel ’99, aumentando l’alesaggio. Si passò quindi dai 112 cv ai 122cv, un bell’incremento di coppia, il tutto su una ciclistica sopraffina.

Dal 2002 arriva l’ultima della stirpe, la 998, vera moto cult per i Ducatisti, con un motore rivisto nel rapporto alesaggio/corsa e potenza portata a 136 cavalli.

Con questi modelli la Ducati ha aperto un mercato di moto particolarmente performanti pensate specificatamente per l’uso in pista.

Questa cosa chiaramente si sente nell’uso quotidiano: la moto carica molto i polsi, le gambe sono molto raccolte, e la distanza tra sella e semimanubri è davvero molto ridotta per una moto di quella generazione, che fa guidare leggermente più sdraiati rispetto alle Supersportive moderne, ma non tanto quanto le sue contemporanee che erano delle vere poltrone. Se in più ci mettiamo una rigidezza ciclistica spaventosa, capite bene che andare in città con una moto così è un supplizio.

Non parliamo poi del posto riservato al passeggero: non ci porterei neanche il mio peggior nemico. Dire che è scomoda è poco, bisogna essere una scimmietta per starci comodi per più di mezz’ora.

Però appena le strade si aprono o meglio ancora, si va in pista, le cose cambiano radicalmente. Ho avuto la fortuna di provare (con un epilogo disastroso!) la 996R SBK di un team privato, e li ho capito cosa vuol dire potenza, precisione, cattiveria.

Senza parlare della moto che si usava nel mondiale SBK, il modello stradale non è molto da meno: una 998 ben assettata, poteva entrare in curva ad una 4 cilindri sua contemporanea, fargli un giro intorno e uscire ancora davanti.

La precisione dell’avantreno è davvero incredibile: nelle curve si può entrare molto frenati, senza che la gomma davanti soffra in nessun modo. La ciliegina sulla torta, il davanti comunica tantissimo, e permette staccate fenomenali e di forzare con angoli di piega che all’epoca erano da capogiro e che sono diventati la norma solo negli ultimi cinque-sei anni.

Solo nei cambi di direzione la moto fa sentire un po il suo peso e la sua inerzia, ma renderla agile in quella situazione la rende troppo nervosa nel resto delle situazioni, quindi la moto va letteralmente tirata da un lato all’altro.

Su questa moto tutto è pensato per andare forte: ovviamente in strada le cose sono diverse, e vi posso garantire che dopo i 200 km ci si sente davvero demoliti se non si è allenati.

Il motore si fa sentire, oltre che per la frizione a secco che pare stiano lanciando padelle a casaccio, per il carattere tutt’altro che amichevole. A differenza della “cugina” SS900 con motore 2 valvole, il 4 valvole sotto i 2500 giri borbotta molto e scalcia, constringendo a lavorare molto di frizione.

Una volta passata quella soglia diventa molto più pastosa ed esuberante, con una curva di coppia molto regolare e un allungo sorprendente.

Il problema di questa moto è il rapporto qualità/prezzo: si trovano vecchi 916 a meno di 3.000 €, che sono comunque tanti per una moto che ha potenzialmente 20 anni. Inoltre, le vecchie 916 si trovano con parecchi km, e magari in condizioni discutibili. Se le svendono, state certi che ci sarà qualche problema, quindi vi sconsiglio questo modello a meno che non ne facciate un uso minimo  magari la vogliate tenere in salotto.

Se andiamo a vedere la 996, troviamo moto in condizioni molto migliori, ma a non meno di 5.000€, a meno che non abbiano ben più di 40mila km. Inoltre sconsiglio molto modelli antecedenti al 97, anno in cui la Ducati ha cambiato tipologia di guarnizioni di testa che tanto hanno fatto dannare i proprietari di 916.

Se passiamo alle 998, beh, a meno di 6.000 € non si trova nulla. Se cerchiamo i vari modelli speciali (SPS o R) si parte anche da 15.ooo€ per la 996SPS e ben oltre i 17.ooo per le 998R. Il tutto perché le moto sono ormai fuori produzione e hanno un mercato a sè stante, fatto di collezionisti, e quando una moto viene paragonata all’arte (perché succede questo…per davvero) i prezzi schizzano alle stelle.

Le condizioni di queste moto sono fondamentali: cercate le minime perdite di olio nelle pance delle carene, verificate che i carter siano puliti, che la frizione non cigoli in partenza (fa un rumore sordo, come un mobile che striscia sul pavimento e fa quel casino infernale), ovviamente verificate che non abbia graffi o danni particolari.

Controllate molto bene il telaio: se vedete alcuni cambiamenti di colore sui tubi del telaio, state lontani da quella moto, vuol dire che è stato scaldato e probabilmente raddrizzato dopo un incidente o una caduta.2015-04-02_160120

Parliamo ora della “sorellina” 748, moto presentata l’anno successivo del 916, pensata per chi voleva le cilindrate intermedie.

Anche nel settore delle “medie” la 748 fu una rivoluzione: piccola, compatta, estrema. Rispetto alle più paciose Thundercat Yamaha o alle Kawasaki ZX6-R di quel periodo, questa moto era una vera e propria astronave.

Esteticamente praticamente identica alla sorella maggiore, il cuore era un motore di 748 cc con quasi 100cv di potenza (in funzione dei modelli ne dichiaravano da 93 ai 102 circa).

La riduzione del peso per il motore leggermente più piccolo di cilindrata, la rende molto più agile rispetto alla 996, ma ha comunque come fattore principale la grande solidità di avantreno. Cercare di renderla più agile rende le cose davvero molto difficili, perché la moto diventa nervosa in un attimo.

Inoltre si è poco aiutati dal motore: per avere una potenza che potesse competere con le plurifrazionate, si è sacrificata completamente la coppia. A giri bassi, la moto scalcia tantissimo; lei, sotto i 3000 giri, non ci dovrebbe stare.

Guidare in pista e far andare forte una 748 è davvero da piloti: bisogna stare sempre al limite, concentrati, mai perdere o sbagliare una cambiata. Inoltre l’erogazione molto appuntita aiuta molto poco in alcune fasi, con la moto che schizza fuori dalle curve di colpo in maniera veloce ma “isterica”.

In strada invece si comporta molto bene: con una mappatura diversa della centralina si può ovviare alla mancanza di coppia e godersi comunque un buon allungo che rende atipica questa bicilindrica.

Con questa moto si deve avere fortuna: modelli pre 1997 si trovano a meno di 3.000 €, ma con molti km e probabilmente con parecchie magagne.

Dal 1998 in poi le moto sono più sicure, visto il cambio di alcuni particolari tecnici, ma il prezzo diventa decisamente più alto, partendo da un minimo di 4.ooo€ per una moto del ’98, fino ai 7-8.000€ per moto del 2000, che hanno comunque 15 anni.

Un discorso che vale per tutte le moto trattate qui, l’allestimento: se c’è una cosa che caratterizzava queste moto, era la componentistica di pregio. Freni Brembo, tubi in treccia di serie, pedane già regolabili (parzialmente) ma che erano comunque al posto giusto.

Se ne cercate una, verificate che sia bene o male tutto originale, ben revisionato, ma originale. Al massimo, che siano usati componenti di pregio frutto delle collaborazioni della Ducati con partner come Ohlins o Termignoni.

Per il resto, non so che altro dirvi, eventualmente risponderò nei commenti! A presto!

6 Commenti

  1. Una di queste con tabelle portanumero e parafango in carbono sarà per sempre la cosa più racing su due ruote. 11 anni di vittorie a giro per il mondo fanno quasi passare in secondo piano la sua bellezza assoluta. Grazie maestro Tamburini.

  2. Onestamente e’ un bell’articolo ma i prezzi descritti non sono realistici.Per quanto riguarda le 916 a 3000 non esistono(salvo qualche rottame su cui spenderne 5000 sopra),anzi per prenderne una decente,specie le prime serie 94 95,bisogna sborsare circa 7mila euro.
    Per il 748 non esitono a cifre di 7,8mila euro.Anzi dai 2500 ai 3500 si portano a casa esemplari anche in perfette condizioni e fine serie.
    Per la 998 il discorso invece e’ giusto,ma in assoluto la piu’ cara e preziosa e’ la 916,specie se in condizioni completamente originali

  3. Stefano, per dare un’idea di prezzi ho guardato sui tre siti con un po di scelta per la vendita di moto usate, e la forbice è bene o male quella descritta.
    Effettivamente ho notato grandi sbalzi tra i prezzi, anche sullo stesso modello con km e immatricolazione simili.
    Come dici, tutto dipende dalle condizioni, e i 916 in buone condizioni non sono poi molti.
    748 anche li, da un annuncio difficile valutare le condizioni.

  4. Ragazzi… i bilancieri che si usurano non li ricordate, per questi gioelli?

    Se capita l’esemplare sfortunato sono dolori!

  5. Io ho una 748s del 97 bellissima mai problemi un’opera d’arte quando passo ho la parcheggio si girano tutti a guardarla,prima avevo un cbr 600 -rumori ma 1000volte meglio la tamburini.

  6. MArco è di certo una moto che non passa inosservata…..mantiene il fascino anche dopo anni, e di così belle ancora non ne hanno rifatte

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