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MotoGP: il debriefing della gara di Sepang

2016-11-01_102532Allora. Mi sono visto tutta la gara. Mica solo una volta, eh? Due volte, tre, poi quattro. L’ultima è stata ieri. Nulla da fare, non ho trovato alcuno spunto di riflessione particolare: tutto è andato come previsto, senza sorprese. Pista modificata, curva in contropendenza, asfalto modificato, eccetera eccetera. Lasciamo stare la questione della contropendenza realizzata “per ridurre la velocità”: una MotoGP dai 40 ai 60 orari ci mette un metro o due, e il guadagno si limita a simulare un rettilineo più corto di due metri. Capirai.

Conta assai di più il tipo di asfalto, con una riduzione del grip in condizioni asciutte del 5% e la conseguente limitazione di potenza trasferita. Che poi, se devo dirla tutta, per evitare il ruscello in pista basta una pendenza verso l’interno che prosegua anche oltre il cordolo, con l’acqua che scorre tra i dossi radiali in cemento. Ma andiamo avanti. E’ stata una gara molto prevedibile, dicevo. Così prevedibile che ho scritto il nome del vincitore la sera prima. Visto che è andato tutto normalmente, la cosa più interessante che posso fare è cercare di spiegare qualche elemento di valutazione, giusto per non essere accusato di stregoneria e di finire bruciato vivo su una pira.

2016-11-13_150349Per una botta di culo, che ogni tanto ci vuole, il sito ufficiale ha pubblicato le traiettorie di alcuni piloti nella curva incriminata. Lasciando da parte le corbellerie assolutamente arbitrarie che ho visto fiorire un po’ in tutti i siti, quelle traiettorie ci offrono lo spunto per confermare qualche ragionamento.

Marquez punta presto l’interno, frena con traiettoria più rettilinea (provate voi a bloccare la posteriore e vedrete che la traiettoria non la stabilite voi ma è il risultato del controsterzo necessario a non cadere), salvo dover rallentare quasi fino a fermarsi per girare la moto e ripartire. Non riesce a fare percorrenza e prende la corda in due punti diversi, tipico di un baricentro ancora basso.

2016-11-13_150649Traiettoria da manuale per le M1, e meglio ancora per la Ducati di Dovizioso, a dimostrazione che il centraggio non è troppo differente. E questo rappresenta un vantaggio formidabile sul bagnato quando si fa percorrenza. Vediamo il perché.

Sappiamo che in condizioni di bagnato le moto con maggiore trazione sono generalmente favorite. Si curva lenti e si riparte. Ma se le curve sono lunghe? Ecco, nelle curve lunghe le moto con centraggio arretrato sono obbligate a prendere più volte la corda, con una traiettoria spezzata poco efficace. E si finisce per perdere davvero molto tempo. Sull’asciutto, al contrario, i piloti più aggressivi possono chiudere la curva in drift e stare su traiettorie più continue.

Il problema del bagnato è che una volta persa l’aderenza il velo d’acqua tra gomma e asfalto si comporta come un perfetto lubrificante, azzerando o quasi quella spinta verso avanti che comunque una gomma in drift sull’asciutto riesce a fornire sulle moto con maggiore trazione. Per ritrovare l’aderenza occorre quindi ridurre la velocità in modo molto marcato, tanto che si finisce per perdere davvero troppo tempo. In altre parole: il vantaggio delle moto a maggiore trazione aul bagnato deriva dalla loro minore propensione a perdere aderenza, posto il fatto che una volta persa si ritrovano nella cacca quasi come le concorrenti. Purtroppo nelle curve molto lunghe sono costrette a spezzare la traiettoria tante di quelle volte che il vantaggio si annulla, e questo è successo proprio a Sepang.

Per questa ragione, il sabato di gara, alla domanda su chi avrebbe vinto ho risposto Marquez su asciutto e Dovizioso sul bagnato. A maggior ragione per via della curva lunga e in contropendenza, cosa che dal punto di vista dinamico la rende ancora più lenta e quindi, vista da sopra la sella, di lunghezza infinita.

A tutto questo si aggiunge un ulteriore dettaglio: la pista che va asciugandosi riporta via via le condizioni a quelle di un grip più simile all’asciutto, con tutti i limiti delle moto a centraggio basso sulle curve lunghe: il rischio è la perdita dell’anteriore in fase di fine piega o in fase di accelerazione in conseguenza dell’assetto scelto. Mi aspettavo la caduta di Marquez, ero più possibilista circa Crutchlow – pensavo rallentasse prima di stirarsi – e, con tutto il rispetto per Iannone, ero convinto che la razionalità di Dovizioso prevalesse su tutti. E così è stato, nonostante da più parti in molti abbiano congiurato per tirarlo giù prima del traguardo.

Pubblicato da Clara Gracias su Domenica 6 novembre 2016

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