
Il team a sua volta porta in pista le moto sviluppate nel Reparto Corse, dove un bel numero di tecnici e ingegneri sono davanti a un PC e a diversi banchi prova per progettare, testare, incastrare nuove componenti della moto.
Tra questi due elementi c’è un anello di congiunzione che è diventato sempre più importante: il Team Sviluppo. In pratica è quello che comunemente si chiama “collaudatore”. Ma cosa fa esattamente un collaudatore? Qual’è la sua prerogativa? E’ importante che sia veloce? O magari solo costante?
Il collaudatore in pratica è quello che deve saper fare tutto: deve essere veloce, se non come gli ufficiali, almeno andarci abbastanza vicino. Poi deve essere molto sensibile, quindi capire la moto cosa sta facendo sotto le sue mani. Deve conoscere a fondo la tecnica e deve saper comunicare con i tecnici che poi dovranno “tradurre” le sue parole in disegni e prototipi al fine di migliorare la moto.
Il problema è che il collaudatore deve girare, e tanto, facendo tanti giri in una sola giornata e spesso non necessariamente alla ricerca del tempo sul giro, ma sul responso finale del comportamento dinamico del mezzo.
I collaudi meccanici vengono fatti tutti in laboratorio, quindi si testano nei banchi prova i diversi componenti come motore e cambio. Gli accessori come freni e sospensioni ovviamente vengono dati in blocco dal fornitore come “elementi finiti”, quindi testati dal produttore dell’accessorio.
Il motore e il cambio invece vengono provati per centinaia di ore, anche consecutive se parliamo di prodotto di serie, al fine di capirne il limite meccanico di durata. Oppure vengono spinti al limite per capire il carico di rottura. Il tutto per dare un range di utilizzo ai tecnici in pista e per far si che questi elementi non si rompano sul più bello.
Ma mentre questi test si possono fare in laboratorio, la parte dinamica va provata in pista perché per quanto i software di progettazione dinamica siano accurati, niente può dare la certezza delle scelte se non una “componente umana”.
Ed ecco che entra in gioco il collaudatore, che deve smazzarsi il lavoro di sgrossatura della nuova moto o dei nuovi componenti (che potrebbe essere un telaio rivisto o anche solo uno scarico o una mappatura diversa).
Per farlo deve testarne i limiti non di tempo sul giro, ma limiti dinamici, quindi il povero collaudatore può ritrovarsi a fare 5 run da 12 giri tutte e cinque le volte con un assetto totalmente diverso, e spesso si fa questo lavoro andando prima in una direzione e poi nella direzione esattamente opposta.
Per fare un esempio molto semplificato, una volta si entra in pista con la moto tutta caricata davanti, poi con la moto caricata tutta dietro. Una volta con il pivot tutto alto, poi tutto basso; angolo di sterzo al massimo, poi al minimo, diverse opzioni di offset e così via.
Io stesso mi ritrovai a fare dei collaudi per un piccolo costruttore e si passavano intere giornate in pista così, macinando anche più di cento giri al giorno dall’apertura della pista fino all’ultimo minuto utile della giornata.
Anche collaborando con un gommista mi ritrovai a girare con gomme sempre di profili diversi, a pressioni diverse con mescole diverse. E ogni volta bisognava descrivere nei dettagli tutto quello che la moto faceva: cosa cambiava in ingresso, in percorrenza, in uscita, come andava modulata la frenata e l’uso del gas.
Non avete idea di cosa voglia dire ritrovarsi a girare sempre con una moto che, pur essendo sempre lei, in verità cambiava carattere ogni mezz’ora!
Ed è qui che vengo ad un collaudatore che secondo me li rappresenta al meglio: Michele Pirro. Il pilota italiano è davvero duttile, ha una capacità di adattamento che è incredibile.
Nella stagione 2015 Pirro se non ho contato male è salito su 4 moto da corsa, sempre Ducati, totalmente differenti, due SBK e due MotoGP senza contare ovviamente i vari stadi di sviluppo. In SBK aveva la moto del CIV, poi la moto laboratorio nelle wild card del Mondiale, mentre in MotoGP ha usato come wild card a volte la moto ufficiale e a volte la moto clienti.
E’ anche capitato che finisse un test prima su una SBK per poi scendere in pista in gara con la MotoGP, oppure viceversa. A Misano in SBK nel 2015 se non ricordo male arrivò in pista addirittura a prove libere iniziate e saltò un turno o addirittura un giorno intero di prove. Se non è capacità di adattamento questa….
Pirro è un collaudatore anomalo perché non è solo uno capace di parlare coi tecnici e tradurre le sue sensazioni in parole semplici, ma è anche uno che ha una gran manetta e va veramente forte, tanto da essere occasionalmente anche più veloce dei piloti titolari in MotoGP sul giro secco. Poi sul ritmo gara l’esperienza ovviamente ha il suo gran bel peso.
Il perché la Ducati si tenga stretto il suo collaudatore è presto detto: è in grado di girare a lungo in ogni condizione, sa essere veloce quando serve, è sempre a disposizione del team, interagisce molto bene anche coi piloti ufficiali.
Ovviamente i collaudatori ogni tanto fanno qualche exploit: ricordate Nakasuga a Valencia nel 2012? Un secondo posto in MotoGP nella gara di chiusura è una cosa da raccontare ai nipotini!
E poi arriviamo a quello che è considerato forse il più lussoso dei collaudatori: Casey Stoner. Insomma, uno così, dove lo trovi?
Edit: ci siamo dimenticati un altro collaudatore storico: Marcellino Lucchi!!! Un collaudatore fenomenale, per Aprilia credo abbia collaudato qualsiasi cosa avesse un paio di ruote, le piccole cilindrate, le 250 delle quali era specialista e al Mugello faceva vedere i sorci verdi ai piloti titolari nonostante i 40 anni suonati, la Cube e tutti i prodotti sportivi Aprilia. Davvero fenomenale. Grazie ad A.J. Gabrielli che mi ha segnalato questa incredibile dimenticanza!
