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Autostoriche: la piccola BMW Isetta

La profonda crisi economica in cui versa la Germania nel secondo dopoguerra travolge anche realtà industriali solidi come la BMW. Gli stabilimenti sono distrutti o sotto sequestro, come quelli di Monaco, affittati dagli americani (Allach), in smantellamento (Spandau e Milbertshofen) o addirittura oltre confine. I tentativi di rilancio, attuati proponendo automobili prestigiose, hanno scarso successo e l’azienda è sorretta quasi esclusivamente dal fiorente mercato delle motociclette. Ma non basta: la rinascita del marchio deve passare per l’automobile. Serve un prodotto popolare di qualità, che soddisfi le crescenti richieste di mobilità a costi sostenuti.

Al Salone di Ginevra del 1954 l’importatore svizzero della BMW scopre la “bubble car” Isetta, una sorte di scooter cabinato in grado di trasportare due adulti e un bambino, comodamente seduti al riparo dalle intemperie.

Costruita in Italia dove non sembra ottenere un gran successo, dalla Iso di Bresso (a nord di Milano), desta molta curiosità tra gli addetti ai lavori. Sulla scorta di questa segnalazione, nell’aprile dello stesso anno, al Salone di Torino, il capo del settore prove della BMW, Eberhard Wolff, contatta i vertici dell’azienda milanese per verificare la possibilità di una produzione su licenza.

Basta un successivo appuntamento, questa volta nel capoluogo lombardo, con il titolare della Iso, Renzo Rivolta, per concludere l’accordo e dare inizio alla produzione. Non prima di aver apportato alcune sostanziali modifiche : l’originale motore bicilindrico a due tempi da 236 cm3 e 9,5 cavalli viene rimpiazzato con il monocilindrico a quattro tempi da 245 cm3 e 12 cavalli che equipaggia le piccole BMW R25/3; al retrotreno, al posto della ruota singola che equipaggia la versione Iso, una coppia di pneumatici molto ravvicinati. La monoruota resta nei mercati dove i tricicli godono di vantaggiosi sgravi fiscali. Infine, dal punto di vista più strettamente estetico, i fari vengono portati più in alto, a metà del muso.

La presentazione alla stampa specializzata avviene il 5 marzo 1955 presso l’hotel Bachmair di Rottach-Egern. Fritz Fiedler, capo del reparto sviluppo veicoli BMW, introduce la Isetta come una motocoupè: un tipo di utilitaria e un progetto che sono una novità assoluta in Germania. In effetti la conformazione ricorda un uovo su ruote circondato da finestrini.

L’unica via di accesso all’abitacolo è attraverso il grosso portellone anteriore che fa anche da muso, parabrezza compreso. Volante e strumentazione sono fissati alla porta che, aprendosi, trascina con sé il piantone dello sterzo, che alla base è dotato di uno snodo. I pedali sono incernierati al pavimento e la leva del cambio, a quattro marce più la retro, è posizionata a sinistra del guidatore, in corrispondenza del passaruota.

Dietro allo schienale del divano, in verticale, c’è un vano per la ruota di scorta, mentre un ripiano orizzontale sopra il motore può ospitare cappotti e cappelli o piccoli pacchi.

Le quattro ruote e il motore posizionato davanti all’assale posteriore rendono la BMW Isetta molto stabile in curva e sicura anche alla massima velocità (85 km/h); il confort di guida è insospettabile, la frenata, garantita da un unico freno a tamburo che agisce sui due assi, sicura. A riprova della bontà del progetto, nel 1954 una squadra di sette esemplari, ancora a marchio Iso, prende parte alla Mille Miglia. Quattro arriveranno al traguardo; la più veloce conclude il massacrante percorso alla media di 70 km/h, sbalorditiva per una vetturetta del genere.

Il successo commerciale è notevole e supera le aspettative dell’azienda, che inizialmente prevede di costruire dall’aprile al dicembre 1955 11200 Isetta. In realtà, nonostante la produzione venga aumentata fino a 2000 vetture al mese, i tempi di consegna raggiungono il mese.

Alla 250 standard dell’esordio nel 1956 viene affiancata la 300 export, aggiornata nell’estetica e nella meccanica. Il padiglione più ampio e più alto nella parte posteriore può essere dotato, a richiesta, di tetto apribile. I montanti laterali scompaiono e fanno spazio a un’ampia superficie vetrata con un unico finestrino. Il lunotto si rimpicciolisce. La lunghezza aumenta di sette centimetri. La geometria dell’avantreno è modificata. Il motore, infine, è sempre ad un cilindro, ma la cilindrata è di 298 cm3 e la potenza di 13 cavalli.

La Isetta esce di scena nel 1962, dopo aver totalizzato 161728 esemplari, dei quali 26646 Standard. La sua erede, la 600, ha l’onore di segnare l’effettivo debutto della BMW postbellica nel settore automobilistico. Presentata nel 1957, è in pratica un’Isetta con le tradizionali quattro ruote e allungata a 2,9 metri per ospitare quattro persone.

Accanto al classico portellone anteriore, una porta sul lato destro consente l’accesso al divano posteriore. Un bicilindrico boxer di 582 cm3 e 19,5 cavalli, spinge i 550 kg della nuova vettura fino a 100 km/h. Insomma, si tratta di un’auto a tutti gli effetti, prodotta fino al 1959 in 34813 unità.

Caratteristiche tecniche

Motore: ISO 2 tempi, 2 cilindri sdoppiati, clilindrata cc.236, comp. 6,5, potenza 9,5 cv a 4500 giri.

Raffreddamento ad aria, pompa olio a corsa variabile, peso 43 kg.

Cambio. a 4 velocità + Rm .

Ponte post.in unico blocco con la scatola della trasmissione post.

Telaio: ad elementi tubolari.

Freni:ad espansione comando idraulico, tamburo post unico

Ruote: misure 4,50x10a dischi scomponibili

Sospensione: anteriore ruote indipendenti con molleggio in gomma, posteriore a mezze balestre .

Impianto elettrico a 12 Volt

Peso: 330 Kg. massimo 550 Kg.

Dimensioni: Largh.mm.1340, lungh.mm.2250 alt.mm.1320.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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