Sono passati 26 anni dalla tragica morte di Roland Ratzenberger al Gran Premio di San Marino. L’austriaco incarnava lo spirito e la spinta che spesso definiscono i nostri eroi sportivi. Anche se non benedetto con gli stessi doni naturali di Ayrton Senna, l’uomo con cui sarà per sempre legato agli eventi di Imola, ha fatto una virtù il suo inflessibile impegno ed entusiasmo che gli hanno permesso di arrivare in Formula 1.
E’ assai raro trovare una persona come Roland: carismatico ma umile, timido ma vivace. La sua era una vita dedicata ad una singolare passione, quella delle corse automobilistiche. Passione che gli è poi costata la vita.
Ratzenberger è nato a Salisburgo, in Austria, il 4 luglio 1960. Sbarcò nel motorsport solamente a 23 anni, un’età in cui si è già affermati da molte stagioni, iniziando a gareggiare in vari campionati di Formula Ford. Raggiunse un notevole successo e nel 1985 aveva vinto i titoli austriaci, tedeschi ed europei. Un anno dopo, aggiunse la prestigiosa corona del Formula Ford Festival, qualificandosi in pole e tenendo a bada l’assalto di Philippe Favre. Seguirono due stagioni di Formula 3 britannica, la prima delle quali con un team della West Surrey Racing (WSR) che aveva vinto il titolo con Mauricio Gugelmin nel 1985 e, due anni prima, con Senna.
“Roland era un bravo ragazzo, e si è adattato a tutti”, riflette il team principal e amministratore delegato di WSR Dick Bennetts. “Non per la prima volta, non aveva abbastanza budget per l’intera stagione, ma non lasciò che questo lo influenzasse.
“Non era uno scarso chi vince il Formula Ford Festival è chiaramente un pilota valido. Aveva una sensazione particolarmente buona in condizioni avverse ed era molto veloce sul bagnato. Il momento clou dell’anno è stata la sua vittoria al Nurburgring nel mese di luglio, nel 1987 quando correva nella F3 Euroseries. Partì sesto, ma arrivò a vincere la prima gara e finì secondo nella seconda, in cui stabilì anche il giro più veloce.
“Non aveva il talento naturale di un Senna, un Hakkinen o un Barrichello, e ha dovuto faticare molto per arrivare ai suoi traguardi e era un pilota verstaile, che si adattava bene in tutte le condizioni.”
Ratzenberger avrebbe dimostrato la sua versatilità per tutta la sua carriera. Nel 1987 aveva preso parte anche al Campionato del Mondo Touring, mentre due anni dopo ha combinato una stagione vincente in Formula 3000 britannico con due gare nel DTM e la prima di quelle che sarebbero diventate visite di routine alla 24 Ore di Le Mans. Il suo miglior risultato nella leggendaria gara endurance è arrivato nel 1993, quando è arrivato quinto a soli quattro giri dal podio su una SARD Toyota 93 C-V condivisa con Mauro Martini e Naoki Nagasaka.
Di fronte al dilemma di come proseguire la sua carriera, Ratzenberger si diresse verso il Giappone, dove corse con auto da turismo e F3000, vincendo nella 1000km del Fuji e collezionando un podio nella 24 Ore di Daytona.
Alla fine del 1991, ha testato la Lola del campione in carica della IndyCar, Michael Andretti, a Laguna Seca, girando a pochi decimi dall’americano. La Formula 1 rimase però la sua ambizione ma il suo debutto con la emergente Jordan nel 1993 è andato storto a causa del ritiro di uno sponsor dell’austriaco.
La sua occasione sarebbe finalmente arrivata nel 1994 con la giovane squadra Simtek, dove avrebbe affiancato David Brabham pur non avendo a disposizione un budget sufficiente per disputare l’intera stagione.
“Abbiamo passato un po’ di tempo allenandoci insieme e anche andando a Monaco”, ricorda Brabham “Roland era un ragazzo fantastico. Per me era il pilota modello: in forma, di bell’aspetto, e qualcuno che ha vissuto la vita fino in fondo.
“Ha lottato per avere i soldi necessari e ha sempre dovuto fare tutto da solo. Ecco perché era andato in Giappone, perché poteva fare soldi. Andava dove poteva guidare. Io e lui avevamo corso a Le Mans ed eravamo ora in F1, che era qualcosa di abbastanza unico per noi. Raggiungere la F1 era sempre stato il suo obiettivo, e l’ha raggiunto.”
Ratzenberger non riuscì a qualificarsi per la gara di apertura del 1994 in Brasile. Ha saltato le prove asciutte a causa di problemi meccanici e gli è stato poi impedito di impostare un tempo competitivo nella qualifica finale disputata sul bagnato. E’ riuscito a qualificarsi per la gara successiva in Giappone dove è terminato in 11° posizione nonostante una vettura poco competitiva.
Poi Imola e quel maledetto sabato 30 aprile 1994 dove i suoi sogni, il suo sorriso e il suo modo di fare da ragazzo semplice ma determinato, sono svaniti per sempre.
