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F1: Perchè sono stati concessi gli interventi alla Honda sulla power unit

Fin dall’inizio della stagione atipica 2020 di F1, ha tenuto banco la questione Honda circa l’intervento sulla power unit dei tecnici giapponesi durante il lock down.

HONDA NEW POWER UNIT UPGRADE AT THE SEASON OPENING

In effetti, non ci sarebbe molto da fare polemica. Il Covid-19 non ha colpito tutti i paesi del mondo in modo contemporaneo. Dopo la Cina dove tutto ha avuto inizio e la Corea, il contagio si è diffuso in Europa partendo dall’Italia.

La Formula 1 doveva imporre il rispetto del Lock Down. Ma tutto dipendeva dai provvedimenti che avevano adottato i singoli paesi per affrontare l’epidemia quando hanno fermato le attività industriali. Il comitato tecnico della Fia comandato da Tombazis, doveva trovare un modo per far si che tutti i costruttori di motori avessero lo stesso periodo di fermo tecnico. Se avessero lasciato la libertà di rispettare i singoli blocchi di chiusura ci sarebbero stati costruttori che avrebbero lavorato in inverno, mentre Honda, per esempio, avrebbe avuto il momento di chiusura a Luglio.

Una condizione estremamente sfavorevole perché si tratta del momento in cui si operano sviluppi per le due power unit previste per l’estate ed il finale di stagione. A tal proposito, la Honda aveva chiesto una deroga alla regola di chiusura per intervenire mentre era imposto il fermo. L’intervento non era per migliorare le prestazioni, ma solo per migliorare aspetti di affidabilità.

I sospetti sono stati alimentati dalle prestazioni della power unit Honda. Anche i giapponesi hanno perso rispetto alla Mercedes ma un po meno dopo l’introduzione delle limitazioni a seguito del caso Ferrari. Tombazis si è affrettato a precisare che i componenti di cui è composta la power unit Honda sono le stesse punzonate e registrate alla Fia a Febbraio. Per intervenire in termini di potenza, infatti, si deve cambiare almeno uno degli elementi bloccati in sede di omologazione.

Non serve un tecnico particolarmente esperto per capire che se c’è un problema alla combustione che crea mancanza di affidabilità, lavorare per risolvere questo aspetto, consente di avere un migliore rendimento e sulla potenza.

Detto questo, possiamo comprendere le difficoltà dell’organo di governo tecnico della Fia nel gestire questa fase di intervento nel momento di chiusura. Il virus continua ad evolversi e le cose cambiano di continuo. Non è detto che il Giappone vada incontro ad un periodo di lock down in Agosto e Settembre, ma resta che avendo lavorato in precedenza la Honda deve compensare stando ferma.

Una volta compreso come la Honda abbia rispettato le regole dettate dalla Fia con il permesso delle parti in causa, Ferrari, Mercedes e Renault, restano incomprensibili le frecciatine che da Maranello, soprattutto per bocca di Binotto. A tavolo dove si è consentito di lavorare ai giapponesi crediamo ci fossero seduti anche gli italiani!

Addossare i problemi della power unit italiana alla mancanza di possibilità di lavoro per lo sviluppo non fatto da Febbraio, non è corretto. Ci si dimentica, infatti, che problema potenza era già noto a Barcellona nei test. Anche se fosse stato possibile intervenire, un’eventuale nuova power unit non sarebbe stata pronta prima del Gp di Spagna, o peggio di Gran Bretagna della normale stagione 2020.

Facendo i conti della serva si sarebbero affrontati i primi cinque Gp con un motore sotto potenziato. Guardando bene,  avendo iniziato la stagione atipica a Luglio, i primi tre Gp sarebbero stati un disastro uguale, avrebbero solo portato un nome diverso ed una località geografica diversa.

A dure il vero dal momento di riapertura, erano stati promessi aggiornamenti per il Gp di Ungheria, talmente importanti, quasi da far pensare ad una versione “B” della SF1000. Invece siamo a piccole modifiche che non riguardano tra l’altro il motore.

Continuare ad additare gli altri dopo aver accettato accordi di intervento straordinario, limitazioni regolamentari assurde, somiglia ad un’arrampicata sugli specchi. Se le regole non stavano bene, allora si doveva intervenire al tavolo delle decisioni prevedendo le conseguenze. Non si può piangere come se si fosse sceso dal pero quando i buoi sono già fuggiti dalla stalla.

Daniele Amore

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