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Test Drive: Toyota Supra GR 3.0 Litri Premium, Dinamica degna del nome

La Toyota Supra GR 3.0 Premium. Un nome leggendario per la sportiva top di gamma del colosso nipponico. Niente di ibrido, costruita condividendo pianale e tecnologie con la BMW Z4. Questa prova si pone l’obiettivo di verificare quanto la sportiva giapponese sia una gemella omozigota della tedesca o quanto abbia conservato un carattere degno del nome che porta.

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Gli appassionati devono mettersi nei panni della Toyota. Nonostante il colosso nipponico abbia le forze per produrre ogni cosa che gli venga in mente, non può prescindere dallo sfruttare, dove possibile, economie di scala per contenere i costi.

Utilizzare il nome Supra è stato un azzardo, un rischio calcolato da parte del management e marketing giapponese. Si è puntato tutto sulle differenze caratteriali che si potevano infondere su un modello che condivide pesantemente la tecnologia, a partire dallo stabilimento dove si produce insieme alla BMW Z4.

Basta guardarla, nera, sulla piccola rampa di accesso alla sede Toyota T Motor di Modena, la Supra appare muscolosa. Bassa, larga, fiancate che somigliano ai muscoli tesi di una Pantera che sta per fiondarsi sulla preda. La finestratura ridotta e la doppia gobba sul tetto per il casco,  rappresentano elementi che da soli giustificherebbero la scelta tra le due.  Poche vetture di questo segmento offrono la stessa personalità.  La Porsche Cayman sembra una vettura invecchiata di colpo mentre la Jaguar F Type addirittura eccessivamente sobria.

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Una volta aperta la porta, si cade piacevolmente sul sedile. Per entrare non c’è necessità di contorsionismi per le gambe ma i più alti devono stare attenti alla testa. Il tetto è basso e bisogna abbassare il capo per entrare in auto. Una volta a bordo, si guida a gambe semidistese e volante verticale. La posizione delle braccia può essere sia raccolta che semidistesa, comunque il sedile profilato offre un ottimo contenimento. La gobba del tetto è perfetta per garantire il sufficiente spazio per la testa casco compreso.

Il design di plancia e arredi, tradisce la sua derivazione teutonica. Molti elementi dei pannelli porta e della zona intorno alla leva del cambio sono presi dalla produzione recente o passata della BMW. Un vantaggio netto in termini di qualità dei materiali e della cura per l’assemblaggio.

Anche il sistema infotainment è di origine tedesca. Nonostante il  monitor sia un pelino piccolo, la sua posizione leggermente rialzata permette lo sfruttamento senza distrazioni. Un sistema completo, semplice da utilizzare con tutte le funzioni necessarie per sfruttare al meglio le app del proprio smartphone. Bella la grafica che mette sempre in evidenza il bel design della della Supra.

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Lo stile della coda in particolare ha consentito ai tecnici Toyota di sfruttare al meglio la presenza del portellone per sfruttare al meglio il piccolo vano da 280 litri. Premuto il pulsante della messa in moto,il sei cilindri si anima con un sound piuttosto sommesso. Accelerando da fermo non strilla come il tipico  sei cilindri nipponico, per avere una certa presenza in termini di sound va usata la funzione specifica.

Uscire da parcheggio è forse una delle criticità maggiori del design della Supra. I montanti spessi, la poca luce data dai finestrini laterali, non consentono di monitorare in modo decente le zone laterali quando si entra in strada o si attraversano incroci. Gli ingombri anteriori e posteriori,  invece,  sono percepiti grazie alla presenza di sensori e retrocamera.

Il sei cilindri 3.0 litri dispone di 340cv e 500Nm di coppia. Questo propulsore utilizza un sovralimentazione con mono-turbo con tecnologia twin-scroll. Molto regolare nella zona bassa dei giri, riprende con notevole vigore. Gestibile come un grosso motorone aspirato è perfetto per chi ama gestire i movimenti del retrotreno dando spettacolo in uscita di curva in tutta sicurezza.

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Sarebbe tutto assolutamente perfetto, se non fosse per lo stemma che si trova sul volante. Indipendentemente che si tratti di Toyota o di una altro brand giapponese, quando si giuda una vettura del sol levante ci si aspetta che l’ago voli fino a regimi che vanno ben oltre i 6500 giri/minuto. Intendiamoci il sei cilindri ha un buon allungo, ma il nome Supra infonde, sbagliando, maggiori aspettative.

E’ il cronometro a rendere giustizia al propulsore. Il passaggio sullo 0-100km/h è stato ottenuto in 4,5 secondi vicino al tempo dichiarato di 4,3. La Supra si dimostra agile, rigida quanto basta pur senza avere un’assetto spacca schiena. Anche in ripresa basta una leggera pressione sul pedale dell’acceleratore per riprendere con vigore, quasi come se fosse una vettura più piccola di quanto dimostri la sua impronta fisica.

Molto del merito va al cambio automatico. Lo Zf otto rapporti dimostra,  oltre ogni ragionevole dubbio, che il doppia frizione non è il dogma per le prestazioni sportive. Fluido nella modalità di guida Comfort, diventa rapido puntuale e preciso nella modalità Sport. Molto apprezzata la possibilità di abbinare le diverse funzioni delle modalità alla guida sfruttando la funzione Individual.

small 55Il comando è anche utilizzabile in manuale attraverso le palette al volante seleziona le marce senza incertezze, preciso e perfettamente integrato con la volontà del driver se vuole un maggiore allungo, oppure di tenere più freno motore in ingresso di curva.

Lasciate le strade dritte, l’appennino nei dintorni di Modena si avvicina, ma la Supra non teme le curve che l’aspettano. Il primo errore che si commette è quello di pensare che essendo derivata da una vettura aperta come la BMW Z4 lo sterzo vada un po maltrattato per avere la giusta precisione in inserimento di curva. Un fenomeno confermato ma in modo molto minore rispetto alle attese. La Supra gira bene, semmai manca leggermente di progressione nelle curve da terza e quarta marcia, dove il retrotreno spinge forte sulle ruote anteriori mettendo leggermente in crisi la tenuta della linea, andando progressivamente verso l’esterno della curva.

 La Supra nel misto stretto appare veloce ed agile come una gazzella più che una pantera. Una volta che si entra in curva tenendo la frenata, si chiama al lavoro straordinario il retrotreno. Bilanciare il trasferimento di carico è piuttosto facile e staccato i controlli, si può decidere l’angolo che il retrotreno deve assumere in uscita di curva agendo con la giusta pressione sull’acceleratore. Da questo punto di vista la Supra è apparsa più facile da controllare rispetto ad un’altra tedesca come la BMW M2.

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Più passano i chilometri, si apprezza la rigidezza del telaio, e soprattutto lo splendido lavoro svolto dai Michelin  Pilot Sport in primo equipaggiamento. La ciliegina sulla torta per una dinamica che ha fatto vacillare la fede di chi scrive nei confronti della Porche Cayman!

Come sempre su vetture di questo tipo il divertimento costa. Il consumo ha fatto registrare una media di 11km/litro che possono anche diventare 12Km/litro con un andatura da passeggio e magari andare oltre. Il prezzo, invece, è tutto sommato contenuto. A guardare la cifra di 68.900 Euro sembrano tanti, ma la Supra GR 3.0 Litri Premium è completa e non necessita nessun optional. C’è tutto quello che serve in termini di comfort e di assistenza alla guida. Il sistema Toyota si compone di aiuti alla guida di secondo livello e frenata d’emergenza.

Le vetture chiaramente sportive vengono valutare con il parametro del costo di ogni cavallo che serve per divertirsi. La Toyota Supra costa 203Euro/cv. Basta pensare che la gemella Z4 pari allestimento costa 235Euro/cv. A parte chi ama il vento nei capelli, per carattere, stile e set up è un valore che fa pendere la bilancia a favore della giapponese. Nel mezzo la rivale più accreditata. La Porsche Cayman GTS con 224Euro/cv è vicina e dispone di maggiore potenza con i suoi 400cv. La più cara di tutte da questo punto di vista è la Jaguar F-Type 3.0 litri First Edition. Con i suoi 270Euro/cv, paga anche un deficit di 40cv di potenza rispetto alla Supra.

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In conclusione. Non importa dove si produca, chi sia il donatore, la Supra smette di essere una BMW dove e quando conta. Nello stile, nella guida dove i veri driver amano andare a giocare. Il tutto a costi contenuti rispetto alla concorrenza, obiettivo che Toyota si prefiggeva quando ha adottato la scelta di condividere le tecnologie con BMW. Bisogna avere una mente flessibile staccando il cordone ombelicale con il nome che tende sempre a ricordare, ruote fumanti alla Fast and Furious e le regine del tuning nipponico dei videogiochi. Unica limitazione Bisogna un po di ingegno nel farsi la valigia per un eventuale week end!

Daniele Amore

In collaborazione con 

Toyota T MOTOR BOLOGNA Via Emilia 295 San Lazzaro di Savena e Via Emilia Ovest 792 – Modena 

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