L’incidente di Grosjean in Barhain, ha aperto di nuovo un focus sulla questione sicurezza. Dopo aver tirato un sospiro di sollievo ci si interroga se tutto è andato come doveva o ci sono cose che possono ancora essere migliorate.

Le foto della rimozione della monoposto offrono una serie di spunti per capire i punti di forza ma anche quelli deboli per evitare che il fuoco si ripresenti. Un evento quello delle fiamme che era stato scongiurato da decenni.
Innanzitutto l’impatto contro la barriera. Questo è avvenuto a 221kn/h con una decelerazione di 50G, in linea quindi con i parametri richiesti dalla Fia per gli urti. Quindi si potrebbero aggiornare tali parametri per adeguarli alle moderne monoposto. Magari si prende atto che queste vetture stanno di diventando più veloci delle norme stesse.

L’energia dell’impatto e l’angolo con cui è avvenuto contro la barriera ha provocato lo sfondamento da parte del muso del muso. Una volta che la barriera si è aperta l’Halo ha fatto il resto aprendo la protezione come un apriscatole verso l’alto.
In sostanza, senza l’Halo l’impatto sarebbe stato assorbito dal casco del pilota. Si può dire però che se il muso non avesse aperto la barriera l’Halo non avrebbe continuato a aprirla a sua volta. Una barriera che non si apre non attudisce l’urto ma fa rimbalzare la monoposto in mezzo alla pista. Una cosa che non è detto sia più sicura.

In ogni caso la decelerazione sarebbe ancora maggiore e tutto il lavoro di assorbimento spetterebbe al collare Hans. Quindi il dubbio resta. La barriera protettiva deve essere più morbida o indeformabile? Innanzitutto vanno considerati meglio i posti dove porre gli assorbitori: Magari prevedere di inserirli anche in zone dove apparentemente non si dovrebbero verificare incidenti. Questo già sarebbe una parziale soluzione al problema, anche se costosa per gli organizzatori.
Una volta che l’Halo ha superato la barriera, è toccato al roll bar sopra la testa del pilota completare l’opera di sfondamento. La foto mostra chiaramente come questo ha impattato contro la protezione a mezza altezza. C’è un segno evidente proprio dove si trova la testa del pilota. Ciò dimostra di essere oltre modo resistente anche a carichi laterali oltre che verticali in caso di capottamento.

Infine il fuoco. La monoposto si è spezzata. Una cosa che non dovrebbe succedere ma è accaduta. In ogni caso si è spezzata all’altezza dell’imbullonatura che collega la power unit Ferrari alla cella abitativa e serbatoio benzina. Da quello che si è visto, sembra che i bulloni hanno ceduto, il serbatoio benzina si è deformato ma non si è aperto. La benzina, quindi, è presumibilmente uscita dalle tubazioni che sono state stracciate via quando la monoposto si è divisa in due.
La situazione, in questo caso, è più complessa da analizzare. La scocca recuperata della monoposto Haas rimane a disposizione dei tecnici Fia così com’è senza che venga toccata. Ora spetta agli ingegneri federali in collaborazione con chi ha realizzato il telaio, quelli di Dallara, a capire dove e come migliorare il fatto che la monoposto non si deve spezzare per evitare che capitano altre conseguenze a catena innescando un incendio. Ricordiamo che le monoposto ibride hanno anche il problema delle batterie e la componente ad alto voltaggio elettrica che possono innescare altri problemi con un urto dove quando la monoposto va in mille pezzi.
La notizia positiva è che la Fia ha avviato un indagine. Siamo sicuri che, come successo per l’Halo, questo evento per quanto drammatico possa portare ad un ulteriore miglioramento della sicurezza. Il fatto che sia scampato il morto non significa che il livello attuale di sicurezza è ottimale facendo ben sperare per il futuro. L’incidente del Barhain è un campanello di allarme che ha messo in evidenza una falla.
Il verificarsi di una serie di sfortunati eventi non è detto che questo non possano riverificarsi ancora. Purtroppo il fatto che sia avvenuto crea un precedente mostrando un punto debole che non può essere sottovalutato.
Daniele Amore
