La telenovela del rinnovo di Hamilton ricorda a grandi linee quello che successe 28 anni fa con Ayrton Senna.
Lewis Hamilton ha iniziato l’anno 2021 senza nessun contratto con la Mercedes e questo aveva permesso il fantasticare di diversi scenari possibili per il sette volte Campione del Mondo, tra cui l’idea di un anno di stop, come fece Prost nel 1992, o addirittura una presenza a gettone.
La stessa cosa che capitò nel 1993 con Ayrton Senna, quando iniziò la stagione senza aver firmato un accordo con Ron Dennis e quando finalmente ci fu la firma, il contratto copriva meno di un terzo della stagione. Solo più tardi il brasiliano accettò di fare il resto delle gare.
Durante tutto il 1993 la sua partecipazione ogni fine settimana fu soggetta a una clausola contrattuale che ha tenuto sulle spine i legali e i commercialisti della McLaren. Se la squadra non paga, Senna non corre e la cifra che McLaren doveva versare al brasiliano era di un milione di dollari a gara.
Senna arrivò tardi ad un accordo per il 1993 perchè voleva delle certezze dalla McLaren: dopo l’uscita di scena della Honda dalla F1, annunciato a Monza la stagione precedente, e dopo un 1992 sotto tono dove la Williams Renault di Mansell fece il bello e cattivo tempo aiutata anche dalle sospensioni attivi, il brasiliano voleva avere un quadro generale su come sarebbe stato il suo 1993.
Appena saputo del ritiro Honda, il brasiliano voleva addirittura smettere, magari prendendosi un anno di riposo in attesa del 1994. D’altronde, il miglior pilota della Formula 1 pretendeva di avere fra le mani la miglior monoposto del lotto. Ma la McLaren non era più la migliore.
A Woking si studiò un piano per rilevare la Ligier, con l’aiuto di Mansour Ojjeh, in modo da beneficiare del motore Renault di cui disponeva il team francese.
Ma questo piano fallì, e all’inizio di dicembre del 1992 era diventato chiaro che la McLaren avrebbe avuto i motori Ford HB, anche se la conferma non c’era ancora.
Commercialmente il passaggio dal supporto Honda al pagamento per i Cosworth rappresentò un enorme cambiamento per la McLaren. Molto semplicemente, c’era meno denaro in cassa con cui pagare Senna.
Dopo il finale di Adelaide, era scomparso in Brasile per la sua tradizionale pausa fuori stagione con la sua famiglia.
Poi, pochi giorni prima di Natale, e incoraggiato dal suo amico Emerson Fittipaldi, Senna si recò in Arizona per testare una Penske IndyCar al Firebird Raceway.
Il test lo soddisfò moltissimo e questo aveva fatto capire a Ron Dennis che il brasiliano poteva avere uno sbocco in america per il 1993.
“Non sono ancora impegnato in nessuna squadra perché sto seriamente considerando cosa dovrei fare e cosa è meglio per la mia carriera. Questo vorrebbe dire non guidare in Formula 1 nel ’93 e pensare alla Indy.”, ha detto dopo il test Ayrton.
Senna tornò regolarmente in Brasile per continuare la sua pausa invernale pensando al suo futuro. Insieme ai suoi piani per il 1993 si concentrò anche sul lungo termine, e su come entrare in Williams per il ’94.
Le relazioni con Dennis furono tese, nonostante la loro storia condivisa di successo.
“Erano entrambi molto intelligenti”, ricorda il manager di Senna Julian Jakobi.
“Erano entrambi piuttosto spietati in quello che volevano ottenere. Si sono scontrati di tanto in tanto. Ma fondamentalmente, dipendevano l’uno dall’altro per il successo.”
Dennis nel frattempo mantenne aperte le opzioni della McLaren ingaggiando Mika Hakkinen, che aveva impressionato per due anni con il Team Lotus.
La posizione del finlandese era un po’ confusa. Poteva correre in un weekend di gara se non fosse stato trovato un accordo con Senna, rischiando di passare un anno come collaudatore se l’accordo fosse arrivato.
Dennis mantenne vive le speranze di Hakkinen suggerendogli che durante la stagione gli avrebbe concesso di correre qualche gara ma la priorità di Ron era quella dirisolvere le cose con Ayrton e alla fine i due si incontrarono nella sede del main sponsor Marlboro.
Senna aveva un’idea chiara del suo valore di mercato, e sapendo che il suo ex compagno di squadra Gerhard Berger aveva firmato un accordo molto redditizio con la Ferrari, non era in vena di scendere a compromessi.
La McLaren doveva pagare i motori clienti Ford e Ron Dennis disponeva solamente di 5 milioni di dollari e non poteva pagare Ayrton come in passato.
Senna gli rispose che con quella cifra avrebbe corso le prime cinque gare ed è così che è nata la questione del milione a gara. Tutti rimasero in silenzio, sbigottiti dalla risposta secca del brasiliano che pretese che i soldi fossero sul suo conto il mercoledì prima della gara.
Forse con sorpresa di Senna la nuova MP4/8 spinta dal V8 Ford era competitiva nei test e nella gara di apertura in Sudafrica, ma era ancora oscurata dalla Williams, ora nelle mani di Alain Prost.
Poi aiutato dal maltempo e da un po’ di magia ha vinto la sua gara casalinga a Interlagos e il GP d’Europa a Donington. Con il compagno di squadra Andretti in difficoltà con la stessa vettura, la McLaren aveva bisogno di ogni grammo del talento di Senna.
Prima del quarto round, il GP di San Marino, ha giocato la sua carta vincente contrattuale. È nata l’occasione per ricordare al team il suo valore.
I soldi non erano arrivati il mercoledì e Ayrton era a San Paolo che comunicò al team di non correre quel fine settimana. La squadra invece aveva fatto il bonifico che però ritardò di un giorno e la somma pattuita arrivò il giovedì mattina.
Ayrton saltò in aereo con direzione Roma e la McLaren mandò Ramirez in aeroporto a prenderlo. Ma andò a quello sbagliato. Senna arrivò ad Imola nella tarda mattinata di venerdì e scese in pista a metà sessione.
Alla fine Dennis si impegnò a pagare Senna per il resto della stagione di 16 gare sulla stessa base del lotto iniziale di cinque nonostante le difficoltà economiche della McLaren che dovette ottenere una garanzia economica dalla Philip Morris.
La terza vittoria stagionale a Monaco fu un’ulteriore prova del valore di Senna per la squadra, e dopo sei gare era in testa al Campionato del Mondo, prima che Prost e la Williams cominciassero a prendere il volo.
Nel mentre Senna si attenne rigidamente ai suoi principi tanto si rischiò la rottura del contratto con la McLaren poichè, in occasione del Gran Premio di Francia del 1993, il pagamento non era arrivato in tempo.
Dopo questo episodio, le cose migliorarono e alla fine Senna fu ingaggiato dalla Williams per il 1994 al posto di Alain Prost e credendo di essersi assicurato la migliore auto, fu in grado di godersi le sue ultime gare con la McLaren, firmando le vittorie a Suzuka e Adelaide.
