La notizia piomba in redazione come un fulmine a ciel sereno e, sinceramente, ci lascia molto stupiti: la Suzuki si ritira dalla MotoGP a fine stagione 2022, sette anni dopo il rientro nella classe regina. Motivazione? La situazione economica resa instabile con la pandemia di covid e resa ancora più barcollante con la guerra in Ucraina.

La casa giapponese è stata un pilastro della MotoGP durante l’era delle mitiche 500cc, ottenendo diversi titoli iridati con in sella piloti del calibro di Barry Sheene, Marco Lucchinelli, Franco Uncini, Kevin Schwants e Kenny Roberts Jr. La presenza nel motomondiale è poi proseguita quando la MotoGP è passata al motore quattro tempi, ritirandosi però a fine 2011 a causa sempre di difficoltà finanziarie e dopo aver schierato una sola moto per Alvaro Bautista.

L’assenza della Suzuki nella MotoGP è durata fino al 2015 quando la casa giapponese ha deciso di ritornare alle competizioni trionfando l’anno seguente nel Gran Premio di Silverstone con Maverick Vinales mentre nel 2020 la casa di Hamamatsu conquista la corona iridata per mano di Joan Mir, al termine di una stagione segnata dal covid e dal pesante infortunio di Marquez.

IL FUTURO DI RINS

La notizia del ritiro della Suzuki dalla MotoGP inciderà anche sul futuro dei suoi due piloti, ovvero Joan Mir e Alex Rins. Il primo, campione del mondo 2020, è associato ad un passaggio alla Honda HRC a fianco di Marquez e al posto di Pol Espargaro mentre il futuro di Rins rimane ancora molto incerto.

Sia Mir che Rins sono sotto contratto con Suzuki solo fino alla fine del 2022, con il primo che ha dichiarato prima dell’inizio del campionato che la sua intenzione era quella di continuare con il marchio giapponese. Rins ha anche detto la scorsa settimana in Portogallo che Suzuki gli aveva indicato che era desiderosa di trattenerlo anche per il 2023.

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