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Il 1° novembre 1998 andava in scena il Gran Premio del Giappone, ultima tappa di un mondiale vinto da Mika Hakkinen e dalla McLaren Mercedes. Ma fu anche una data triste per la Formula 1 e i suoi appassionati visto che è stata l’ultima apparizione della Tyrrell in una gara di Formula 1.

1997 JAPANESE GP TORA TAKAGI SIGNS TO DRIVE FOR TYRRELL IN 1998. SEEN HERE WITH KEN TYRRELL AND SATURO NAKAJIMA PHOTO: LAT

Le scarse prestazioni del team, le condizioni economiche poco favorevoli e una malattia inguaribile, avevano fatto prendere la decisione a Ken Tyrrell di vendere la sua scuderia alla British America Tobacco che dalla stagione 1999 avrebbe fatto il suo esordio in Formula 1 come BAR.

La storia di Ken Tyrrell, il dinosauro della F1

Quando usiamo il termine “leggenda” in Formula 1, di solito si tratta di piloti che vincono le gare e i campionati in pista e che hanno rischiato la vita nella propria carriera. Tuttavia, occasionalmente, può anche racchiudere il personale che lavora dietro le quinte e in particolare il proprietario del team. Sir Frank Williams e Ken Tyrrell sono stati senza dubbio delle leggende.

Ken, l’ultimo dei romantici in Formula 1. “Era un dinosauro e lo dico nel modo più carino possibile, perché non vedremo mai più la vita di Ken Tyrrell.” Murray Walker.

Tyrrell ha lottato contro una montagna per tenere unita la sua squadra, una vera famiglia, nell’era dell’avvento degli sponsor della F1, il più a lungo possibile. Ha lasciato il suo esempio di vita e di gestione. Ha vinto con una piccola squadra, pochissimi lo hanno fatto.

Ha segnato il mondo delle corse con le sue auto all’avanguardia. Parliamo di un pilota ma, soprattutto, di un bravissimo manager con il fiuto per scoprire i talenti tra i quali Michele Alboreto e Jean Alesi.

STREETS OF LAS VEGAS, UNITED STATES OF AMERICA – SEPTEMBER 25: Ken Terrell and Tyrrell team members celebrate Michele Alboreto’s race win during the Caesars Palace GP at Streets of Las Vegas on September 25, 1982 in Streets of Las Vegas, United States of America. (Photo by LAT Images)

Una delle figure più longeve nella storia della Formula 1, ha visto evolversi il Circus nel corso dei decenni. Tyrrell è infatti passato dagli anni eroici dei “proprietari di garage” al decennio simbolo della ricerca tecnologica, gli anni ’90. Nella sua interminabile carriera ha vissuto stagioni da titolo mondiale per poi scivolare lentamente verso le posizioni meno nobili della griglia, senza però che la squadra che portava il suo nome abbia mai perso il fascino acquisito in passato.

Dominatore della F1 tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, Ken è stato in grado di portare alcune importanti innovazioni tecnologiche al Circus. Nei primi anni ’90, con l’ingaggio di Harvey Postlethwaite, Tyrrell sarà il primo a schierare in pista una monoposto con il muso rialzato, dando poi una lezione ai rivali.

Tra i team principal della Formula 1 era in assoluto il più solido. Robert Kenneth Tyrrell una volta era stato un taglialegna e anche un commerciante di legname. Di conseguenza, a volte era conosciuto come “Chopper”. Il bosco lo aveva influenzato, sicuramente la Guerra e anche la sua prima grande passione sportiva, il calcio.

Dodici volte era stato un ingegnere di volo della Royal Air Force che attaccava la Germania nazista. Nei giganteschi bombardieri Lancaster, che hanno distrutto quasi completamente le città di Dresda e Kassel, ma chissà quanto tempo sarebbe durata la seconda guerra mondiale.

Successivamente l’aerodromo di Thruxton e Silverstone, non più necessario, è stato trasformato molto rapidamente in piste da corsa. Per la regina e il paese d’ora in poi era servito in un altro modo. “Correre per la Gran Bretagna” divenne un dovere nazionale negli anni Quaranta e Cinquanta. Si è sempre sentito più felice ai GP di Svezia e Austria. Sia la Scandinavian Raceway che l’Oesterreichring sono circondate da foreste.

Tyrrell è stato la forza trainante del successo del tre volte campione del mondo Sir Jackie Stewart in Formula 1, con tutti i titoli dello scozzese che sono arrivati ​​​​quando ha lavorato con lui.

Nel 1969, dopo aver utilizzato un telaio Matra per la prima delle loro vittorie del titolo, quando i francesi di Matra decisero di imporre la sostituzione del potente motore Ford V8 con un V12 di propria produzione, Tyrrell e Stewart decisero di rescindere il contratto. Nel 1970 il team Tyrrell montò un telaio March, con il quale Jackie Stewart vinse in Spagna.

Verso la fine della stagione, Ken costruì da allora la propria vettura e portò al debutto la Tyrrell 001, che prese parte alle ultime tre gare del campionato e alle prime di quella successiva. Nel 1971 il designer inglese realizzò l’auto che gli sarebbe valsa la vendetta contro il suo ex datore di lavoro.

Chiamata 003, era alimentato da un propulsore Ford Cosworth DFV V8 3.0, azionato da un cambio manuale Hewland FG400 a cinque velocità e presentava alcune innovazioni come lo spoiler anteriore aerodinamico e diverse prese d’aria aggiuntive per il raffreddamento del motore.

Nel 1976 la Tyrrell, nel tentativo di aumentare la velocità massima mantenendo il grip in curva, presentò la P34 a sei ruote. L’esperimento non diede i risultati sperati e alla fine degli anni ’70 iniziò presto la crisi di squadra. Contestualmente anche il main sponsor ELF ha deciso di lasciare la rosa inglese per concentrare i propri sforzi sui due francesi: Ligier e Renault.

La squadra è sopravvissuta ancora grazie all’abilità del suo fondatore, in grado di proteggere i suoi uomini da qualsiasi attacco. Uomo di una F1 dell’epoca, Tyrrell, anche lui colpito dalla malattia, venderà la squadra alla British American Tobacco, rifiutandosi infine di guidare la rosa nell’anno di transizione 1998 perché in disaccordo con le decisioni imposte da Craig Pollock in termini di piloti. Un uomo ‘duro’, fino alla fine.

Sabato 25 agosto 2001 in Europa è stata una delle ultime calde giornate estive. Il mondo si è confrontato con un messaggio di morte proveniente da East Horseley, un piccolo villaggio nella contea inglese del Surrey. Ken Tyrrell è morto di cancro al pancreas all’età di 77 anni. L’eredità che ha lasciato in Formula 1 è stata enorme, avendo svolto un ruolo così importante sin dalla fine degli anni ’60.

Senza dubbio, quest’uomo è stato un’istituzione morale fino alla sua fine.

Credito fotografico: https://www.motorsportimages.com

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