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Test Drive: Mazda CX-60 3.3 Skyactiv-D 254cv AWD Takumi, elegante, dinamica, ma soprattutto diesel sei cilindri

Mazda è un costruttore di automobili che da sempre ci ha abituato a scelte tecniche diverse dal solito. Basti pensare alla scelta di utilizzare il motore Wankel per la sua produzione sportiva e non. Un propulsore scartato dalla produzione europea che ha trovato nella casa di Hiroshima estimatori che ne hanno curato lo sviluppo fino a vincere la 24h di Le Mans ed oggi come elemento fondamentale per il ponte ibrido verso l’elettrificazione della gamma.

Quindi, sapere che una delle due CX-60 messe a disposizione per la prova su strada ha sotto il suo lungo e possente cofano motore lo Skyactiv-D a sei cilindri da ben 3.3 litri, nuovo di zecca, non rappresenta più di tanto una sorpresa, ma sicuramente incuriosisce.

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Diesel e trazione integrale il connubio perfetto

Dimensioni generose, motorizzazione a gasolio e trazione meccanica AWD rappresentano un mix conservativo ma perfettamente bilanciato per ogni esigenza anche familiare grazie ad bagagliaio da 570 litri. L’allestimento di prova è il top di gamma Takumi, elegante, anche se non è presente il bellissimo Soul Red Micalizzato, ma piuttosto un classico Grigio medio.

I designer di Hiroshima non sbagliano un colpo. Il muso della CX-60 è imponente con proporzioni perfette tra le parti della carrozzeria. Uno stile che da solo basterebbe a convincere il più scettico degli automobilisti a portare via dal salone quest’auto.

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Rifiniture di buon livello

L’eleganza della carrozzeria viene confermata anche per gli interni con un design della plancia lineare, funzionale. I sedili in pelle Nappa bianca sono estremamente comodi e sopperiscono in modo importante alla scelta di un set up delle sospensioni propenso alla dinamica.

Le finiture in legno di acero bianco e il rivestimento del cruscotto in tessuto contribuiscono rendere l’ambiente interno elegante e lussuoso. Il contrasto con l’allestimento Homura, intermedio, appare molto evidente con i suoi accostamenti cromatici di tipo scuro.

Il 3.3 sei cilindri, un gioiello tecnologico raro

Il motore Skyactiv-D rappresenta il punto forte di parte di questa CX-60 in prova. Il 3.3 litri, sei cilindri, eroga 254CV e 550 Nm di coppia. Il sound sembra un salto nel tempo. Sgasando emerge la tipica sonorità dei vecchi propulsori BMW anche se con valori di coppia e potenza sulla carta inferiori.

Dal punto di vista tecnico non mancano delle chicche progettuali che rendono questo propulsore unico nel suo genere, come deve essere un motore marcato Mazda. Il design del pistone è stato concepito per dividere la miscela aria-carburante in due parti ottenendo una combustione più magra. I tecnici giapponesi assicurano che tale soluzione consente di avere un’efficienta tale da ottenere consumi specifici pari ai valori fatti registrare dal fratello minore a quattro cilindri 2.2 litri pur erogando una maggiore potenza.

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Tecnologia mild hybrid 48v

Questo propulsore si accompagna ad una tecnologia di ibridazione di tipo leggero con un motore elettrico a  48 volt che fornisce una piccola quantità di assistenza elettrica per aiutare nelle partenze da fermo, il veleggiamento migliorando l’efficienza fornendo una spinta limitata in accelerazione o ripresa.

Su strada viene confermata la sensazione di progressione lineare che si ha quando si guida un diesel Mazda cin una curva di coppia è piatta e regolare. Per ottenere uno scatto di 7,5 secondi sullo 0-100km/h va schiacciato a fondo corsa l’acceleratore in modo inesorabile e senza incertezze.

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Prestazioni discrete

Il cambio è un automatico a convertitore di coppia ad otto velocità sale di marcia in modo estremamente fluido. Spingendo a tavoletta, si ottiene un Kick-Down piuttosto aggressivo con un salto di marcia netto che procura un fastidioso sobbalzo per poi continuare a riprendere in modo vigoroso. Durante la progressione il suono del sei cilindri diventa più penetrante ma piacevole, per niente fastidioso.

Dal punto di vista dinamico, la CX-60 vanta uno schema sospensivo a quadrilatero per l’assale anteriore, mentre per l’asse posteriore c’è uno schema multilink. La trazione integrale AWD è di tipo on-demand con una prevalenza sull’asse posteriore per poi bilanciare fino ad una distribuzione 50/50 in funzione delle condizioni di guida automaticamente.

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Telaio per esaltare la dinamica

In sostanza, c’è abbastanza tecnica raffinata da far pensare di essere al volante di una SUV, grande si, ma con un atteggiamento sportivo. Nonostante l’assetto varia la sua rigidezza in base alle modalità di guida, il comfort è comunque condizionato dalla scelta di puntare su un set-up dinamico delle sospensioni e da una gommatura con cerchi da 20 pollici con spalla più rigida senza riuscire ad impedire un rollio che rimane molto marcato.  

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Piacevole e divertente da guidare

La prima curva impegnativa che si presenta conferma uno sterzo dalla taratura quasi perfetta, preciso, pronto e con la giusta consistenza consentendo una ottimale comprensione di ciò che avviene sotto le ruote. Al conducente non basta che guardare con attenzione il punto di corda dove vuole indirizzare l’avantreno senza anticipare la sterzata, oppure senza agire troppo bruscamente sul volante per indirizzare la massa consistente della CX-60 che trova il suo equilibrio in curva in modo rapido e preciso.

Per avere potenza in uscita di curva bisogna dare gas a tavoletta sacrificando la progressione del motore. Il cambio scala bruscamente ma la potenza arriva sull’asse posteriore con maggiore forza. La CX-60 ruota dolcemente verso l’esterno con il retrotreno facendo leva sul granitico avantreno che non ne vuole sapere di abbandonare la sua traiettoria. Non c’è sottosterzo, ma solo un graduale sovrasterzo che viene bilanciato dalla trazione integrale mentre si completa la curva.

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Dinamica sportiva

Emerge, quindi, un comportamento stradale piacevole e divertente quando si decide di sfruttare l’auto al suo massimo potenziale. Grazie ai 110kg in meno rispetto alla sorella PHEV, il rollio è evidente ma sotto controllo. Alla luce di quando detto, emerge ancora di più la necessità di avere una modalità di guida più aggressiva per il motore, magari abbinata alla sola modalità Sport che condente di sfruttare al meglio una dote telaistica di tutto rispetto con una logica di funzionamento del cambio più incline alla guida sportiva.

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Consumi contenuti in rapporto alla potenza

Il paragone con i consumi rispetto alla sorella plug-in è d’obbligo. Ebbene, questa Mazda CX-60 riesce a difendersi alla grande rispetto alla sorella Plug-In ottenendo un risultato analogo tra le due, ma con la PHEV che necessita di avere batteria sempre piena. Il consumo fatto registrare, medio di 4.9litri/100km in condizioni di marcia normale è notevole visto il potenziale del motore a gasolio che non necessita di avere la carica di energia iniziale.

La quadra perfetta sarebbe abbinare questo propulsore alla batteria consistente per ottenere un PHEV 3.3 diesel in combinazione con la trazione elettrica sfruttando l’autonomia utile per attraversare le zona di marcia quotidiana lasciando all’alta velocità il compito di gestirla dal gasolio. Ma non si può avere tutto dalla vita!

In ogni caso, anche sfruttando le doti telaistiche al massimo delle potenzialità del propulsore i consumi sono rimasti contenuti con un risultato di 5.8litri/100km. Un piede leggero che sfrutta la modalità di guida ECO con un uso diffuso del veleggiamento può anche scendere ad un ottimo 4.3litri/100km.

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Prezzo premium

La Mazda CX-60 3.3L e-SKYACTIV MHEV Takumi AWD Auto oggetto della prova, costa 64.420 euro. Un prezzo notevole, che colloca l’auto nella zona immediatamente a ridotto della fascia premium del mercato dell’alto di gamma. Discutibile la scelta di abbinare i due allestimenti Homura e Takumi solo alla motorizzazione 3.3 diesel riservando, quindi, questo livello di finiture ai clienti più facoltosi.

Per il top di gamma la dotazione è completa e comprende i sedili regolabili elettricamente, il portellone posteriore elettrico e un eccellente sistema surround Bose, oltre ad una dotazione di ADAS per la guida semi-autonoma di secondo livello presente sulla versione di prova al suo completo. Manca solo la scelta della vernice metallizzata.

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In conclusione:

Mazda CX-60 è una vettura che si sposa a meraviglia con la motorizzazione diesel di potenza maggiore. Alla luce del rapporto prestazioni/consumi vale la pena pensare di restare su questa tecnologia rimandando a qualche anno la scelta della tecnologia PHEV. L’assetto scelto dai progettisti Mazda e l’abbinamento con l’allestimento Takumi giustificano il costo dell’auto, che appare come piacevole e divertente da condurre in ogni condizione.

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Le alternative del mercato

Il mercato dell’auto per le motorizzazione diesel si sta sempre più assottigliando. Le auto alto di gamma, per effetto delle dimensioni, e dell’utilizzo che gli automobilisti ne fanno, resistono ma con differenze profonde tra di loro. La Mazda CX-60 3.3 diesel 254cv non ha la cattiveria delle motorizzazioni tedesche, quindi, la rivale più accreditata resta la Mercedes-Benz GLC 300d 4Matic Mild Hybrid 48v.  

Per potenza ed erogazione, nonostante si tratti di un piccolo quattro cilindri diesel, quello tedesco è un propulsore che appare molto più prestazionale. Nonostante ciò, dalla sua la Mazda ha due assi nella manica quasi imbattibili. Un prezzo più basso anche di 15.000 euro, che può rappresentare una discriminante importante anche per un cliente con possibilità economiche medio alte ed il sound e la gradevolezza del 3.3 litri sei cilindri che non ha paragone rispetto al piccolo ma pestifero 2.0litri 4 cilindri della stella a tre punte.

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