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F1: Gp USA, pagelle “I ridicoli patteggiamenti Fia!” di GM

Si dice che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. In effetti è da quando le monoposto di formula 1 hanno messo piede sul terreno americano che i cronisti non fanno altro che mettere la pulce nell’orecchio dell’appassionato medio circa i limiti che i due competitor della Ferrari, Red Bull e McLaren avrebbero avuto nel momento in cui hanno ammesso di essere irregolari facendo un accordo con FIA per non usare più le soluzioni incriminate.

Del resto come biasimare chi fa accordi sulle soluzioni tecniche dubbie, se la Ferrari è stata la prima ad operare questa filosofia quando aveva barato sul motore, per non dire dei fondi flessibili, accettando un patteggiamento che all’epoca era apparso un errore. Un tipo di politica che ha determinato un precedente pericoloso ritorcendosi contro come un boomerang.

Ma guardando all’andamento della stagione in corso, spesso è accaduto che le condizioni particolare di pista, meteo, e set up delle monoposto hanno consentito ad un team di emergere con prepotenza sugli avversari. Uno degli esempi più eclatanti è la doppietta Mercedes, dove addirittura si pensava che il team tedesco avesse risolto in modo definitivo tutti i suoi problemi per poi ripiombare nell’oscurità appena le cose sono cambiate da una pista all’altra.

Nemmeno la Ferrari è esente da questo tipo di variazione prestazionale. Il team di Maranello ha già avuto le sue affermazioni, anche con doppietta, quando gli altri due team avevano ancora soluzioni tecnicamente dubbie sulle loro monoposto. Quindi è veramente difficile dire quanto l’affermazione della Ferrari sia frutto del limite imposto alle due rivali dalla Fia o quanto sia frutto degli aggiornamenti che finalmente hanno trovato la loro competitività su una pista tecnica. Ma è probabile che sia piuttosto una via di mezzo tra i due eventi.

Da qui a dire che la Ferrari sia definitivamente tornata e si possa dire che anche in Messico si possa fare una doppietta o puntare alla vittoria, non è realisticamente pronosticabile nemmeno per il più fedele dei tifosi della rossa. In sostanza si vive alla giornata, sperando che la congiunzione astrale sia il più favorevole possibile per le prossime gare.

Ai piloti, ai tecnici di Maranello, non spetta altro che approfittare e capitalizzare al massimo le possibilità che verranno offerte dalle condizioni della pista. Gare come quelle di Bakù non sono più ammesse. I punti di distacco dalla McLaren non sono tanti, ma potrebbero essere inarrivabili se non si capitalizza al massimo ogni punto possibile.

Unica cosa che si può imparare da questa faccenda è che vale sempre la pena usare una soluzione che sulla carta funziona prima di espettare tre mesi l’ok della Fia come sul materiale dell’ala anteriore Ferrari. Tanto nella peggiore delle ipotesi si viene bacchettati e si elimina la soluzione dopo averne approfittato con un vantaggio tecnico che nessuno azzera.

Charles Leclerc 10: Uno che impara alla svelta, dopo la sprint race dove si è trovato intruppato alla partenza, ha scelto il varco giusto prevedendo l’ingenuità di Norris e la proverbiale aggressività di Verstappen. Il resto è un mestiere che sa già fare bene, gestire il comando e le gomme per la vittoria.

Carlos Sainz 8: Non è riuscito a trovare il varco giusto alla partenza, ma aveva il passo giusto per arrivare secondo e completare una bella doppietta. Paradossalmente la sua fame di vittoria prima di andare via è la migliore arma che la Ferrari possa avere, a patto di non buttarsi fuori a vicenda con Leclerc.

George Russell 7: Una pessima qualifica, commette tanti errori per una Mercedes inguidabile. Poi la gara appare diversa, trova un briciolo di passo, corre bene in recupero fino a ridosso dei primi.

Nico Hulkenberg 7: Una bella gara per l’inaugurazione del nuovo corso della Haas. Per quanto possono cambiare le cose, nessuno può fare a meno di un pilota affidabile come la Roccia per consolidare i risultati.

Liam Lowson 7: Il ritorno è avvenuto nel migliore dei modi. Se deve dimostrare di meritarsi il posto di Perez ha messo un tassello importante nella gara americana, soprattutto stracciando il rivale principale per quel sedile come Tsunoda.

Franco Colapinto 7: La dimostrazione evidente di come i soldi non fanno la felicità. Se avessero fatto correre l’argentino prima forse adesso potrebbero avere più punti rinunciando ai soldi di Sergeant

Max Verstappen 6: Doveva difendere la sua classifica ed è riuscito nel suo intento da grande campione. La dimostrazione che sa difendersi come si deve anche senza scorrettezze.

Oscar Piastri 6: Non è la sua pista, non riesce a far emergere il suo talento. Può solo dare supporto alla lontana al suo compagno, ma porta punti importanti al team per difendere la classifica costruttori.

Sergio Perez 6: Battaglia per gran parte della gara con Russell che certo non ha una monoposto spettacolare, ma nemmeno in messicano riesce a far funzionale la sua monoposto. Bisogna che trovi la prestazione in vista della gara di casa.

Lando Norris 5: Continua ad essere bullizzato in pista come un pivello. Manca di difendersi alla prima curva contro un marpione come Verstappen. Risulta addirittura scarso quando Max lo costringe a passare oltre la pista per beccarsi una penalizzazione. Il campione del mondo può dormire sonni tranquilli.

I patteggiamenti della Fia 3: Siamo stati sempre molti critici con l’accordo che Binotto fece con la Fia per i motori Ferrari, ed ora lo siamo ancora di più. La Federazione ha praticamente messo il principio che barare conviene sempre. Ciò che una volta succedeva nelle stanze grigie tra team e legislatore oggi sono evidenti in bella vista. Questo comporta un cambio di politica per non perdere la faccia.  

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