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Tim Mayer sfida Ben Sulayem: riforma FIA e governance etica

L’ex commissario sportivo Tim Mayer, rimosso dal suo incarico lo scorso anno dal presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem, è uscito allo scoperto all’inizio di luglio come sfidante ufficiale per la presidenza della Federazione. Un’operazione che Mayer insiste non sia una vendetta, ma un’alternativa concreta a un presidente che, a suo dire, “non ha mantenuto le promesse” fatte nella campagna elettorale del 2021.

A rafforzare la sua candidatura, Mayer ha ora pubblicato il suo “impact manifesto”, un programma elettorale che si propone di rivoluzionare i meccanismi di gestione della FIA, con un’impostazione dichiaratamente etica, pragmatica e misurabile. Il messaggio è chiaro fin dal titolo: fornire ai club membri “un’alternativa credibile alla leadership attuale”, attraverso una riforma che mira a “eseguire gli obiettivi della FIA in modo etico ed efficace”.

Governance sotto accusa

Nel presentare il manifesto, Mayer ha puntato il dito contro quella che definisce “l’illusione di leadership” dell’attuale amministrazione. Non è un caso che la slide di apertura della sua presentazione riportasse inizialmente la dicitura Governance manifesto, subito barrata e sostituita con Impact, in un gesto fortemente simbolico.

Tra i punti principali della proposta c’è la trasformazione della FIA da “cultura del controllo a cultura del servizio”, con una serie di tappe precise: già al “Giorno 1” è previsto il taglio dei “poteri eccessivi” del presidente, tra cui la facoltà di rimuovere membri eletti. “In nessuna istituzione chi viene eletto per vigilare può essere licenziato dall’esecutivo stesso”, si legge nel documento.

Entro i primi 100 giorni, Mayer promette una ristrutturazione del vertice, con un presidente privo di poteri esecutivi, l’istituzione di un nuovo Dipartimento per il supporto finanziario ai club membri, un comitato indipendente di supervisione finanziaria e l’attivazione di un meccanismo di “verità e riconciliazione” per indagare su eventuali abusi o violazioni etiche del passato. Un’iniziativa che, sottolinea il candidato, non sarà strumento di vendetta ma di “guarigione istituzionale”.

Più fondi ai club e meno dipendenza dalla F1

Nel corso del primo anno, l’accento sarà posto sulla sostenibilità economica: razionalizzazione delle spese, destinazione di una quota fissa dei ricavi ai club membri, e una strategia di diversificazione che riduca la dipendenza economica da un singolo campionato — chiaro il riferimento alla Formula 1, da cui la FIA continua a trarre buona parte dei propri introiti. Un equilibrio sempre più fragile e sotto osservazione, come dimostrato dalle polemiche sorte dopo l’annuncio dell’attuale dirigenza di voler controllare i diritti commerciali del Campionato del Mondo Rallycross.

Riforme statutarie e fine delle “protezioni presidenziali”

Tra il secondo e il quarto anno di mandato, Mayer intende promuovere l’espansione dei club membri e cancellare alcune modifiche statutarie approvate sotto la presidenza di Ben Sulayem (e precedentemente Jean Todt), ritenute strumenti per rafforzare l’incumbent e rendere quasi impossibile la sfida elettorale. “Eliminare gli statuti pensati per permettere all’attuale presidente di manipolare il sistema”, è scritto nel manifesto, con la proposta concreta di rendere obbligatoria la pubblicazione di ogni cambiamento statutario almeno 120 giorni prima del voto.

Un messaggio chiaramente rivolto anche al recente episodio di giugno, quando l’assemblea generale FIA ha approvato a tempo di record modifiche alle regole elettorali nonostante le richieste, tra cui quella del club austriaco, di rinviare il voto per una discussione più approfondita.

Apertura, ma con riserva

Mayer chiude il suo manifesto con un appello ai club membri per contribuire allo sviluppo delle sue proposte, in un processo che definisce di “strategia open-source”. Un’apertura che tuttavia convive con una certa prudenza: se da un lato promette trasparenza e dialogo, dall’altro tiene ancora segreti i nomi del proprio team di vice-presidenti — una precauzione, pare, per evitare manovre preventive come quella già vista prima del GP di Spagna, quando diverse federazioni espressero pubblicamente il proprio sostegno a Ben Sulayem.

Sport e mobilità: i grandi assenti

Restano ancora da scoprire i capitoli più attesi del manifesto: le sezioni dedicate alla mobilità e allo sport. È proprio qui che, nei prossimi mesi, si giocherà la parte più concreta della partita elettorale. Per quanto nobili, i temi della governance e dell’etica rischiano infatti di lasciare il passo a una domanda molto più pragmatica da parte dei club votanti: “Cosa può fare davvero per noi?”

L’elezione si avvicina, e la corsa per la presidenza della FIA è appena cominciata.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori