Le voci su un possibile delisting dalla Borsa di Londra tornano a circolare attorno ad Aston Martin Lagonda, a sette anni dalla sua quotazione. Il titolo, che dal 2018 ha perso oltre il 98% del suo valore, è al centro di indiscrezioni secondo cui il marchio britannico starebbe valutando la possibilità di lasciare il listino per passare a una gestione privata.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il presidente esecutivo Lawrence Stroll avrebbe intrattenuto colloqui preliminari con il Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita e già azionista con una quota vicina al 20%. Una mossa che potrebbe preludere a un’operazione di privatizzazione del gruppo.
La società ha però immediatamente smentito in via ufficiale:
«Aston Martin non è in trattative con il PIF per diventare privata», ha dichiarato un portavoce.
Bilanci in affanno e pressione regolatoria
Il 2025 si sta rivelando un anno complesso per il marchio di Gaydon. Nei risultati dell’ultimo trimestre, la casa automobilistica ha rivisto al ribasso le proprie prospettive, indicando vendite all’ingrosso inferiori rispetto al 2024 e annullando la previsione di generare cassa positiva nella seconda metà dell’anno.
In questo contesto, il delisting potrebbe rappresentare una via per ridurre il peso degli obblighi normativi e dei costi amministrativi, consentendo maggiore flessibilità strategica lontano dall’occhio dei mercati.
Tra gli altri azionisti di rilievo figurano Geely, il magnate svizzero Ernesto Bertarelli e Mercedes-Benz, tutti con partecipazioni significative.
La vendita della quota nel team F1
A rafforzare la liquidità del gruppo è stata intanto la cessione della quota di minoranza nella scuderia Aston Martin di Formula 1, un’operazione dal valore di circa 108 milioni di sterline, completata nel terzo trimestre del 2025.
Nonostante l’uscita dall’azionariato del team, il marchio resterà presente nel Circus grazie a un accordo commerciale di lungo termine.
Una congiuntura internazionale sfavorevole
Il CEO Adrian Hallmark ha attribuito parte delle difficoltà a fattori macroeconomici come i dazi statunitensi e la frenata della domanda in Cina. L’azienda sta quindi rivedendo il proprio piano industriale per razionalizzare i costi e ridurre gli investimenti nelle aree meno redditizie.
Resta intanto il silenzio del PIF, che non ha commentato le indiscrezioni diffuse dalla stampa britannica. Un silenzio che alimenta ulteriormente le speculazioni su un possibile futuro lontano dalla Borsa per la storica casa inglese.
