Immaginate una strada che si snoda tra colline e panorami mozzafiato, un nastro di asfalto che si arrampica verso la vetta di un bel passo di montagna, fatta di tornanti stretti, brevi rettilinei in pendenza e curvoni in appoggio. Le tre protagoniste del confronto vintage nascono per essere delle utilitarie cittadine ma è su questo terreno, lontano dai semafori cittadini, dove le “piccole bombe” degli anni ’80 e ’90 rivelano la loro vera anima adrenalinica. L’obiettivo è indicare ad un neo-collezionista, ma anche rinfrescare la memoria a chi ha vissuto quei tempi, chi merita la corona di migliore per divertimento e investimento.

Fiat Uno Turbo: La Furia del Turbo Lag
In rigoroso ordine alfabetico si inizia dalla Fiat Uno Turbo prima serie, una vettura che rappresenta di fatto l’essenza stessa della sfida. Affrontare una qualsiasi strada con quest’auto significa gestire letteralmente il paradosso della guida. La Uno Turbo ai bassi giri sembra quasi sorniona, a causa del tremendo turbo lag, ovvero il ritardo del turbo che la caratterizzava, ma appena l’ago del manometro della pressione turbo, presente nella densa strumentazione di bordo, supera la metà scala, il paesaggio fuori dal parabrezza inizia a scorrere improvvisamente troppo veloce.
Su strada sia che ci si trovi in città, che si affrontino tratti guidati, la Uno richiede rispetto. La sospensione anteriore fatica a scaricare a terra l’incredibile rabbia e la furia dei suoi “soli” 105 cv ma soprattutto della coppia di 147 Nm disponibili all’incredibile quota di 3500 giri/min del 1.3 litri quattro cilindri Turbo. Giusto per capirci si tratta di un motore che ha una potenza specifica di soli 81 cv/litro e 113 Nm/litro, molto al di sotto di qualsiasi utilitaria moderna. Il peso contenuto a secco di soli 920 kg consente un rapporto peso potenza di 8,4 kg/cv e un’accelerazione sullo 0-100 di 8,3 secondi, mentre i 400 metri sono coperti in 16,3 secondi con una velocità di uscita di 143 km/h, decisamente meglio di qualsiasi utilitaria moderna anche con maggiore potenza.

Su strada basta affrontare una svolta stretta o un tornante per scoprire come il sottosterzo sia sempre in agguato. Bisogna raddrizzare quasi completamente il volante per sfruttare l’accelerazione e trasformare i rettilinei in parentesi molto brevi tra una curva e l’altra. La “piccola” Fiat quando entra in coppia scatta come una fionda. Lasciando aperto quel tanto che basta il finestrino si può ascoltare chiaramente il piacevole sibilo della turbina IHI che echeggia nell’aria facendo girare di scatto i passanti. Il controllo di quest’auto diventa un’esperienza fisica dove il driver deve lottare con il volante calibrando il gas con precisione chirurgica. Ad oggi la valutazione di una Fiat Uno 1.3 Turbo prodotta dal 1985 al 1990 è oggettivamente di 10.500 euro.
Suzuki Swift GTi: La filosofia Giapponese degli alti giri
Già sul finire degli anni ’80 passare da una Fiat ad una Suzuki era come scendere da un aereo da caccia folle e salire su un go-kart, per quanto paragonare una qualsiasi auto di qualsiasi epoca ad un go-kart sia improbabile. Innanzitutto, si cambia radicalmente filosofia: per l’alimentazione il piccolo 1.3 litri quattro cilindri giapponese rimane aspirato. La potenza era di 101 cv a 6500 giri/min con una zona rossa che arrivava a 7400 giri/min. La coppia era più bassa della Fiat Uno avendo soli 113 Nm a quota 5000 giri/min. La potenza specifica era simile con 87 cv/litro. Il peso ridotto rispetto alle due rivali, sotto i 900 kg, le consentiva di avere un’ottima accelerazione sullo 0-100 in 8,6 secondi con un passaggio ai 400 metri di soli 16,8 secondi, + 0,5 s rispetto alla Uno Turbo ed una velocità di uscita di 133 km/h.

Di fatto, il motore Suzuki non ha la spinta brutale ed improvvisa del turbo, ma sale di giri con una voce che mette i brividi, soprattutto per gli automobilisti moderni abituati al sound ovattato o inesistente delle vetture moderne. Sulla Swift GTi la parola d’ordine non è prepotenza, ma ritmo ed eleganza nelle curve.
La Swift è praticamente la regina dei percorsi misto stretto, sia cittadini che collinari. Grazie al suo peso piuma, l’inserimento in curva è letteralmente fulmineo. La sua dinamica consente al driver di frenare dannatamente tardi buttando l’auto direttamente al punto di corda con una naturalezza disarmante, soprattutto per chi ha una certa dimestichezza con la bella guida.

Se con la Uno Turbo si giocava provando a tenere in equilibrio il motore sul filo dell’intervento brutale del turbo, con la giapponese il segreto è tenere il motore sempre sopra i 5.000 giri utilizzando al meglio l’eccellente cambio e la buona disposizione della pedaliera per un vecchio caro tacco-punta, o mezzo-piede in scalata. Che sia una svolta cittadina o tra una curva e l’altra, il piccolo 16 valvole sale di giri urlando trasmettendo al conducente tutta la sua gioia e la felicità nello stare vicino alla zona rossa.
La sua filosofia meccanica da motore aspirato consente di controllare la piccola giapponese con azioni millimetriche del gas che le rivali sovralimentate, dell’epoca, potevano solo sognare. La Swift GTI era l’espressione della purezza meccanica tipica della produzione giapponese. La rarità della Suzuki Swift fa salire la sua quotazione ad un valore solo di 1000 euro inferiore alla Uno Turbo attestandosi a circa 9500 euro.

Volkswagen Polo G40: Il pragmatismo Tedesco con l’uso del compressore
La Polo G40 è di fatto l’auto che rappresenta l’outsider per scelta tecnologica da parte della Volkswagen. Mentre le altre urlano o soffiano, lei fischia in modo sommesso ma inquietante. Il suo asso nella manica è rappresentato dal compressore G-Lader, che trasforma il piccolo 1.3 litri in un motore dalle spalle larghe in grado di competere ad armi pari con i rivali.
La potenza era di 113 cv a 6000 giri/min e coppia di 150 Nm a 3600 giri/min ma senza il ritardo del Turbo della Uno. La potenza specifica di 94 cv/litro e 118 Nm/litro per un peso complessivo più alto delle tre rivali superando abbondantemente i 900kg. Lo scatto sullo 0-100 era di 8,1 secondi, -0,2s rispetto alla Fiat Uno, e un passaggio ai 400 metri in 16,1 secondi confermando lo stesso vantaggio anche sulla media distanza.

Sulle strade extraurbane dove la Uno deve aspettare il turbo e la Swift deve scalare una marcia per salire di giri, la Polo G40 semplicemente spinge potendo contare su una coppia immediata, disponibile e costante, ma soprattutto in modo elastico. Una differenza che diventa marcata soprattutto sulle salite tortuose dove la coppia disponibile in modo immediato rende la guida fluida ed estremamente efficace.
La Polo G40 spinge senza strappi con una progressione costante che sale con una facilità quasi imbarazzante per le rivali. È l’auto decisamente meno emozionante puntando tutto sulla solidità e sicurezza grazie al migliore impianto impianto frenante, ben dimensionato per potenza e resistenza. Ance a velocità medie altissime la Polo G40 conserva un ottimale equilibrio di assetto senza mai dare l’impressione di essere davvero al limite, una caratteristica che sarà più marcata per le GTI Volkswagen del futuro e conservata fino ai giorni nostri. Anche la Polo G40 è una vettura rara ed ha una valutazione sul mercato anche superiore alla Fiat Uno pari a 12.500 euro.

Il Verdetto: Il Podio delle Piccole Bombe
Non è facile trovare una vincitrice, e non è facile dare un consiglio a chi si accinge ad entrare nel mondo delle auto storiche partendo dalla categoria piccole bombe. Ma la vincitrice del confronto è la Fiat Uno Turbo. La motivazione? La piccola peste Fiat vince perché incarna alla perfezione l’auto “fuori di testa” concepita da pazzi ingegneri di Torino.
Basta un bel percorso collinare per regalare tonnellate di adrenalina. Non si tratta della vettura delle tre meglio bilanciata su strada ma la sua capacità di trasformare una normale accelerazione in un decollo verticale è unica, un’icona che tutti gli appassionati dovrebbero guidare, magari ancora una volta come chi ha avuto la fortuna di farlo come chi scrive per comprendere al meglio cosa abbia significato un’epoca automobilisticamente irripetibile.

Secondo posto per la Suzuki Swift 1.3 GTi, la giapponese si aggiudica la medaglia d’argento per l’eccellenza dinamica. Se il giudizio si fosse basato solo sul piacere di guida avrebbe vinto. Resta un’auto adatta ad un appassionato che preferisce la tecnica alla forza bruta. La mancanza di coppia tipica di un motore aspirato fa la differenza rispetto alle sovralimentate, soprattutto turbo, richiedendo un impegno costante ed una maestria non alla portata di tutti per utilizzare al meglio il cambio manuale e non far mai “morire” di giri il suo piccolo pestifero motore.
Volkswagen Polo G40 è ultima ma con l’onore delle armi. Si tratta di un’auto tecnicamente superiore alle due rivali, e probabilmente più efficace per l’appassionato che vuole utilizzare l’auto tutti i giorni senza limitazioni di comfort con un’affidabilità che la rende quasi indistruttibile. Tuttavia, nel nostro confronto tra “piccole bombe” anni ’80 le manca quello spirito emozionale che hanno le altre due rivali. Si tratta di un’auto troppo “brava ragazza” nel look ma anche eccessivamente lineare nell’erogazione, lontana dal carattere esplosivo della Uno o dalla grinta rampante della Swift.

Conclusioni: Tre Filosofie per Sconfiggere la noia
Queste tre auto rappresentano tre modi diversi di rendere accessibile la sportività alle masse, sconfiggendo i limiti dettati dalla loro natura utilitaristica usando logiche di progettazione che hanno portato soluzioni tecniche di altissimo livello alla portata di tutte le tasche. Una cosa sconosciuta al giorno d’oggi! La Uno Turbo usa la forza bruta, la Swift la leggerezza di una gazzella, e la Polo G40 supera i suoi limiti aguzzando l’ingegno. Se l’appassionato del 2025 cerca un’auto che faccia sentire ogni cavallo sulla pelle, queste vecchie glorie faranno capire come il peso e il carattere contano molto più dei moderni display digitali, per essere felici al volante, indipendentemente dall’auto scelta delle tre messe a confronto o della classifica che abbiamo determinato in redazione.
