La MotoGP si prepara a cambiare pelle. Dopo l’acquisizione da 4,3 miliardi di euro da parte di Liberty Media, già proprietaria della Formula 1, il Motomondiale guarda al futuro con una strategia chiara: diventare un prodotto davvero globale. A delineare la rotta è Carlos Ezpeleta, chief sporting officer di Dorna, in un’intervista al Financial Times.
Oggi la MotoGP resta fortemente eurocentrica. Quattordici delle 22 gare in calendario si disputano in Europa e il Vecchio Continente genera l’83% dei ricavi dai diritti televisivi. Numeri che spiegano perché Dorna ritenga necessario riequilibrare la mappa del campionato. L’Asia è in crescita, ma nel 2024 ha contribuito solo per il 9% ai diritti media, pur rappresentando il 23% delle race fees. Il vero obiettivo, però, sono gli Stati Uniti, considerati la priorità assoluta per l’espansione: le Americhe valgono attualmente appena il 4% dei diritti TV e il 7% delle entrate da circuiti.
Accanto alla geografia, c’è il tema dell’immagine. Per Ezpeleta i piloti della MotoGP sono dei veri “supereroi”, ma non vengono raccontati abbastanza. “Sono più gladiatori di qualsiasi altro atleta – spiega – ma dobbiamo far conoscere le loro storie anche fuori dalla pista, con il casco tolto”. Un’autocritica esplicita: la MotoGP non ha sfruttato come dovrebbe contenuti digitali, video brevi e backstage, lasciando campo libero a sport concorrenti più efficaci sul piano narrativo.
Centrale anche la questione sponsorizzazioni. Oggi circa il 75% dei partner commerciali proviene da settori tradizionalmente legati al motorsport. L’obiettivo è ridurre questa dipendenza e attirare marchi non endemici, in particolare nei servizi finanziari, nella tecnologia e nei prodotti per la cura personale. Dorna vuole portare la MotoGP “in luoghi dove la gente non se l’aspetta”, dalla moda alla musica, fino ad ambienti quotidiani come aeroporti e supermercati.
Sul piano strutturale, i contratti dei team dal 2027 non seguiranno il modello di condivisione dei ricavi della Formula 1. Nonostante le pressioni dei costruttori, Ezpeleta ribadisce la volontà di mantenere il sistema a quota fissa, avvertendo che premi legati alle prestazioni rischierebbero di privilegiare i risultati sportivi a scapito della crescita globale del campionato. Tuttavia, l’aumento del valore delle squadre sta attirando fondi di investimento, che potrebbero chiedere accordi più lunghi rispetto all’attuale ciclo quinquennale.
Infine, il fronte tecnico. Il regolamento 2027 introdurrà moto più sicure, velocità massime ridotte e maggiore facilità di sorpasso. Ma, secondo Ezpeleta, la vera sfida non sarà in pista. “Il cambiamento più grande – conclude – arriverà da ciò che succede fuori dal tracciato”. Ed è lì che la MotoGP vuole giocarsi il proprio futuro.
