Il MotoGP degli Stati Uniti lascia strascichi pesanti in casa Ducati. A dirlo senza giri di parole è il direttore generale di Ducati Corse, Gigi Dall’Igna, che ha definito il weekend di Austin un vero e proprio “campanello d’allarme”.
Non sono bastati i segnali incoraggianti del sabato — con la pole position di Fabio di Giannantonio e la leadership nella Sprint di Francesco Bagnaia — per evitare una domenica deludente. Per la seconda volta nelle prime tre gare stagionali, infatti, nessuna Ducati è salita sul podio, interrompendo definitivamente una striscia record di 88 Gran Premi consecutivi a podio, iniziata ad Aragon nel 2021 e conclusa a Valencia nel 2025.
Ad Austin, tra incidenti, penalità e problemi tecnici, il quadro si è fatto complicato. Il campione del mondo Marc Marquez, condizionato da una caduta nelle prove libere e da un contatto nella Sprint, ha dovuto scontare un long lap penalty in gara, chiudendo comunque con una rimonta fino al quinto posto. Ma, sottolinea Dall’Igna, lo spagnolo non era al meglio né fisicamente né a livello di feeling con la moto, penalizzato da un setup ancora lontano dall’ideale.
Gara a due facce anche per Bagnaia: competitivo nella prima metà, aggressivo e veloce, prima di un improvviso calo che lo ha relegato fino alla decima posizione finale. Segnali più incoraggianti, invece, da Di Giannantonio, autore di una prestazione solida e matura conclusa al quarto posto, miglior risultato tra i piloti Ducati.
Nel frattempo, il ruolo di protagonista è passato nelle mani di Aprilia, che ha dominato il weekend americano vincendo entrambe le gare e confermandosi riferimento del momento. I suoi piloti, Marco Bezzecchi e Jorge Martin, guidano anche la classifica mondiale, mentre tra i ducatisti il migliore è Di Giannantonio, quarto, davanti a Pedro Acosta (KTM), Marquez e Bagnaia, rispettivamente quinto e nono.
Il verdetto di Dall’Igna è netto: Ducati ha “faticato più del previsto” e dovrà lavorare intensamente per tornare ai livelli che l’hanno resa dominante negli ultimi anni. La concorrenza, ormai, non è più a distanza.
Il calendario offre ora un’opportunità preziosa. Il rinvio del GP del Qatar concede alla MotoGP una pausa di circa un mese, tempo che i team potranno sfruttare per sviluppare le moto in vista del ritorno in Europa, previsto a Jerez. Per Ducati, sarà un passaggio cruciale: la risposta al “campanello d’allarme” dovrà arrivare in pista.
