La nuova BMW X5 non ha semplicemente svelato una quinta generazione, ha tracciato una linea netta tra ciò che l’automobile è stata finora e ciò che sta per diventare. Il primo impatto è monolitico, scolpito dal pieno. Le linee filanti dialogano con un frontale verticale, dominato dal doppio rene Iconic Glow che emette un bagliore vivo, incorniciato dai nuovi, affilati fanali a “doppia X”. Un linguaggio estetico che mutua le linee della piattaforma Neue Klasse, fondendola con la storia della X5 dal ’99 e restando il punto di riferimento assoluto. Dettagli come le maniglie Winglet integrate a filo e le spalle larghe al posteriore non sono solo orpelli, ma soluzioni aerodinamiche che tradiscono la capacità ingegneristica e l’efficienza.

Interni concettuali e architettura digitale
Entrare nell’abitacolo significa entrare in uno spazio sospeso, quasi un salotto di design concettuale orientato ossessivamente attorno al guidatore. Dimenticate il superfluo: l’ardesia, usata per la prima volta su un’auto di serie, si fonde con il vetro sfaccettato e le cuciture a X, mentre la luce ambientale 3D crea una presenza fluida. La plancia è dominata dal BMW Panoramic iDrive, un display che proietta le informazioni alla base del parabrezza grazie al Panoramic Vision, supportato dal nuovo schermo dedicato interamente al passeggero. Ci si ritrova così seduti sulle poltrone in pelle Merino, con il volante multifunzione tra le mani e il suono tridimensionale del sistema Bowers & Wilkins Dolby Atmos ad avvolgere l’ambiente.

Multi-energia: Diesel, Plug-in, Elettrico e Idrogeno
Ma è sotto la pelle che questa X5 compie il suo prodigio più grande, trasformandosi nel primo modello globale capace di abbracciare cinque diverse filosofie di propulsione. C’è ancora il 3.0 turbodiesel da 670 Nm per i grandi viaggiatori, affiancato dalle varianti Plug-in Hybrid capaci di superare i 600 CV e di viaggiare per oltre 100 km in puro silenzio elettrico. Poi c’è la nuova iX5 60 xDrive, accreditata di 578 CV e spinta dalle nuove celle cilindriche Gen6, capace di scavalcare il muro degli 845 km di autonomia WLTP e di digerire ricariche ultrarapide fino a 460 kW. C’è persino la variante Hydrogen a celle a combustibile, pronta a coprire 750 km con un pieno di idrogeno.
Su strada, l’intelligenza artificiale dell’unità Heart of Joy coordina la dinamica di marcia, lavorando in sinergia con il Symbiotic Drive per azzerare ogni discontinuità tra l’intervento umano e l’assistenza elettronica. Le ruote posteriori sterzanti e l’assetto pneumatico adattivo riducono la stazza della vettura, restituendo quel feedback puro, diretto e appagante che ha fatto la storia del marchio.

