
Al via Fangio andò subito in testa, precedendo le Ferrari di Ascari e Hawthorne, seguite dalle Maserati di De Graffenried e Bonetto. Poco dopo però Ascari riuscì a staccare il suo antagonista argentino sulla discesa Breidscheit, e la fine del primo giro vide Ascari davanti a Fangio, Hawthorne, Farina, Villoresi e Bonetto. Durante il secondo giro, anche Hawthorne sorpassò Fangio, portandosi in seconda posizione. Nei due giri successivi, Ascari incrementò continuamente il vantaggio sul compagno inglese, portandolo a 42 secondi alla fine del quarto passaggio, quando sul rettilineo del traguardo dalla sua Ferrari si staccò la ruota posteriore destra. Ad una velocità di 200 km/h, il campione italiano riuscì a controllare la sua monoposto con eccezionale abilità e a portarla sulle rimanenti tre ruote nel box Ferrari, dove i meccanici montarono una nuova ruota in quattro minuti, ritornando in pista in decima posizione.
Staccando Hawthorne, Farina andò in testa all’ottavo giro, mentre Ascari si esibiva in un fantastico giro veloce (9:57,1), con il quale avanzò in sesta posizione. Al nono giro la sua vettura cominciò a dare segni di cedimento e Ascari si fermò nuovamente ai box per salire sulla monoposto di Villoresi. Al dodicesimo giro Ascari fece registrare il giro più veloce della gara in 9:56,0, ma tre giri dopo la sua Ferrari si fermò nella Sudkurve in una nuvola di fumo. Farina conquistò la vittoria, prolungando così la serie di successi delle Rosse, ormai vittoriose da cinque gare consecutive. Secondo arrivò Fangio con oltre un minuto di ritardo, seguito da Hawthorne, Bonetto, De Graffenried, e Moss. Con la vittoria nel seguente Gran Premio di Svizzera, Ascari conquistò il suo secondo titolo iridato, l’ultimo conquistato da un italiano in F1.
