I primi studi per Renault 4 iniziano nel 1949 con il progetto 109, direttamente derivato dalla 4 CV, ma più abitabile e un po’ più potente. Il risultato, tuttavia, ha difficoltà ad imporsi. A settembre 1952, gli ingegneri avviano una seconda riflessione sulla sostituzione della 4 CV, basata su due requisiti irrinunciabili: in primo luogo, la necessità di immaginare una quattro posti dalle performance e dai consumi molto simili a quelli della 4 CV. In secondo luogo, un prezzo di vendita fissato a 300.000 franchi francesi.
Il servizio indagini di mercato di Renault insiste sulla necessità di proporre il futuro modello in più versioni, in particolare una “berlina popolare, un modello semi-commerciale ed uno commerciale”. Partendo da questa idea, gli ingegneri si rendono conto di quanto l’architettura della 4 CV e, in particolare, il suo motore posteriore, siano incompatibili con la nozione di modello commerciale. Per risolvere la questione delle tre versioni, Fernand Picard s’interessa alla creazione di un telaio con un’idea ancora embrionale di carrozzerie interscambiabili.
Eppure, l’abbandono della struttura monoscocca – un elemento considerato essenziale per l’alleggerimento dell’auto e la riduzione dei costi di fabbricazione – è accompagnato da una rivoluzione in termini di carrozzeria: la possibilità che il cliente “vesta” la sua auto direttamente dal concessionario! Con questa politica del prêt-à-porter automobilistico, i rivenditori Renault potrebbero installare, su richiesta dei clienti, gli elementi distintivi della berlina o della versione semi-commerciale e commerciale.
Si potrebbe, addirittura, avere in garage una sorta di guardaroba automobilistico e anche creare un sistema di noleggio di carrozzerie o di sostituzione standard, sia per il nuovo che per l’usato! Si studiano tutte queste ipotesi, tanto più che le nuove materie plastiche potrebbero diventare il materiale di riferimento per le carrozzerie à la carte.
Ultimo elemento ma non per importanza, la scelta dell’”insieme meccanico” che, come scrive Picard, «deve essere smontabile e interscambiabile, il che spinge all’adozione della formula a trazione anteriore ». È soltanto nel 1954 che Pierre Lefaucheux fa la sua scelta e decide l’industrializzazione del progetto che, nel 1956, diventerà la Dauphine. È a questo punto che il progetto preliminare del 1952 passa alla fase di studio con la missione di sostituire addirittura la 4 CV!
La scomparsa improvvisa di Pierre Lefaucheux, l’11 febbraio 1955, e la nomina di Pierre Dreyfus a capo della Régie Renault, il 27 marzo, avranno un forte impatto sul progetto di sostituzione della 4 CV. Alto funzionario presso il ministero francese della Produzione industriale e, in quanto tale, vicepresidente della Régie nazionale dal 1948, Dreyfus conosce tutto di Renault. Il 2 gennaio 1956, Dreyfus fa entrare Yves Georges al Servizio Studi, per affiancare Picard.
Mentre Picard si mette spontaneamente in disparte, Georges e Dreyfus iniziano una feconda collaborazione, mettendo a confronto e sintetizzando le idee di un intellettuale e un ingegnere. Dreyfus considera l’automobile con lo sguardo e lo spirito d’analisi di un sociologo ed afferma di essere stupito del fatto che Renault proponga automobili «solo per cittadini», in altri termini automobili da città, mentre Citroën è specializzata in modelli da campagna.
Dreyfus si pone anche interrogativi sul conformismo dell’automobile, al punto da contrastarlo apertamente: «L’automobile non deve più limitarsi a dei sedili e un baule. Createmi un volume», suggerisce a Georges. Dreyfus vuole un’auto adatta ad una società in piena evoluzione, in Francia, ma anche in quei Paesi che saranno, in futuro, i partner dell’Europa dei “Sei”.
Ovunque, la popolazione abbandona le campagne, in un ampio movimento in cui la modernità inizia dall’esodo rurale. Questi nuovi cittadini non si insediano nei centri urbani ma si dirigono verso nuovi quartieri che tendono ad estendersi, fino a prolungarsi in periferia. È un nuovo mondo, in cui si addensa una popolazione attiva e si insediano le nuove classi medie.
La periferia diventa un nuovo territorio, in parte urbano e in parte rurale, una sorta di città in campagna. La situazione è perfettamente descritta da Dreyfus: è la fine dell’automobile da città, concepita in modo differente da quella per la campagna. Bisogna inventare un’automobile polivalente ma con una polivalenza che non riguarda soltanto il luogo.
L’estensione dell’habitat e l’assenza di reti di trasporto pubblico lasciano posto all’automobile che deve essere uno strumento di lavoro dal lunedì al venerdì, per poi diventare, il sabato e la domenica, l’automobile per la famiglia che parte per il fine settimana o, d’estate, per le vacanze. Resta, infine, un’ultima evoluzione, lenta ma fondamentale, che si accentua nel corso degli anni: il posto e il ruolo della donna all’interno della società.
Grazie alla piena occupazione, l’arrivo del secondo salario rivoluziona le categorie sociali e gli schemi familiari accelerando i consumi, tra cui quello automobilistico. Il prodotto, appunto, è adottato dalle donne: non soltanto il numero di patentati tende finalmente a livellarsi tra i sessi, ma le donne utilizzano l’automobile al punto da svolgere un ruolo decisivo nel processo d’acquisto.
Per Dreyfus, l’auto di domani dovrà essere polivalente, per essere fruibile, al tempo stesso, in città e in campagna, durante la settimana come nei week-end, adatta al lavoro come alle vacanze, sia per l’uomo che per la donna. Ed è qui che il termine di “auto blue jeans” assumerà pienamente il suo significato.
L’automobile avrà il suo jeans e Pierre Dreyfus, riprendendo lo studio 112 nel 1956, inizia fissandone il prezzo: 350.000 franchi francesi, non un soldo di più! Il messaggio è talmente chiaro che i progettisti la soprannomineranno direttamente “la 350”. In altri termini, lo studio dell’automobile parte dal suo prezzo: un metodo assolutamente inconsueto a quell’epoca.
Da questo vincolo nasce l’idea di conservare il motore 747 cm3 e la trasmissione della Dauphine. L’equipaggiamento interno sarà molto spartano: la 350 sarà economica grazie ad equipaggiamenti essenziali. Per quanto riguarda il design, non sarà al centro delle preoccupazioni e Dreyfus ne fissa lui stesso i limiti: la 350 dovrà essere più accattivante delle concorrenti dirette, ma soprattutto non civettuola come la Dauphine.
Per rendere il modello versatile, la prima idea è il pianale piatto, che agevola le operazioni di carico. Si aggiungono poi, ovviamente, tre elementi: l’assenza di carenatura posteriore, la soglia di carico ribassata al massimo e l’apertura posteriore dell’auto, con quella che viene soprannominata, a quel tempo “la porta di servizio”, il futuro portellone. Questo inedito schema architettonico rivoluziona la cultura tecnica di Renault (inserendosi subito dopo il veicolo commerciale Estafette, lanciato nel 1959, la Renault 4 è la prima berlina con ruote anteriori motrici di Renault), ma anche quella dell’automobile.
La Régie inventa, infatti, una carrozzeria a due volumi, composta da un vano motore, da una parte e da un insieme baule-abitacolo che diventa uno spazio unico: l’abitabilità è addirittura in grado di evolvere in funzione delle esigenze, grazie alla panchetta posteriore ripiegata che trasforma l’auto da veicolo commerciale a versione familiare.
Per quanto riguarda il veicolo, solido e adatto ad ogni fondo stradale, indistruttibile come una tela denim, Renault sceglie delle sospensioni indipendenti a barra di torsione che offrono una grande ampiezza di oscillazione, consentendo di avanzare sia sullo sterrato che sulle strade statali. Alla stregua del jeans, che non si stira, la 350 non ha più vincoli di manutenzione: basta a punti di lubrificazione e livello dell’acqua da controllare, grazie alla messa a punto di un circuito di raffreddamento sigillato.
Grazie al vaso di espansione (innovazione Renault), che recupera l’eccesso di liquido dilatato dalla temperatura, l’impianto di raffreddamento funziona a circuito chiuso, senza perdite né aggiunte. Questa tecnica innovativa consente all’utente di Renault 4 di non occuparsi del livello di liquido e, al contempo, lo libera dalla necessità di aggiungere l’antigelo durante l’inverno.
Nessuna preoccupazione neppure in tema di lubrificazione, poiché le articolazioni sono coperte da protezioni a tenuta. In un’epoca in cui molte automobili impongono ancora lunghe operazioni di manutenzione, la nuova Renault annuncia l’era dell’automobile a cuor leggero.
Dall’epoca della vertenza con l’Auto Journal e della caccia ai prototipi della DS, i costruttori organizzano le loro prove nel massimo segreto. Le auto vengono inviate quanto più lontano possibile, con mille precauzioni. L’équipe di collaudatori di Louis Buty è incaricata di portare i prototipi della Renault 4 in giro per il mondo, per dimostrarne la solidità e perfezionarne la messa a punto.
Per non risvegliare la curiosità, all’interno e all’esterno dello stabilimento, si è deciso di battezzare il modello “Marie Chantal”. È così che laconici telegrammi, del tipo “Marie Chantal e i suoi figli inviano i migliori auguri ai genitori”, arrivano da Paesi lontani, senza alludere ai test né alle peripezie vissute.
E le avventure non sono mancate! La più celebre resta indubbiamente quella in cui Pierre Dreyfus è finito con Renault 4 in fondo ad un precipizio in Sardegna. Questo incidente, che avrebbe potuto rivelarsi drammatico, è stato nascosto a tutto il personale di Renault e ha costretto Louis Buty, lo sfortunato passeggero di Pierre Dreyfus, a inventare una storia rocambolesca di incidente in Italia, per spiegare i numerosi punti di sutura sul viso e la vertebra lussata. Pierre Dreyfus ristabilirà la verità in pubblico, alcuni anni dopo, decorandolo con la medaglia dell’Ordine del Merito francese.
Giugno ’61: una carovana di camion trasporta dei prototipi della futura Renault 4 in giro per la Francia, per presentare l’ultima nata ai concessionari della Rete Renault. Si organizzano varie riunioni, una per zona commerciale, in un parcheggio noleggiato e sorvegliato, per l’occasione, dalla polizia! I 3500 agenti della marca riceveranno una completa documentazione, con la presentazione esaustiva del modello. Per quanto riguarda il pubblico, è una nuovissima Renault che aspetta i visitatori al Salone dell’Auto che si svolge ancora nella grandiosa cornice del Grand Palais.
Ai margini del Salone, si organizza, nelle strade di Parigi, un’importante operazione promozionale, battezzata “Prendi il volante”, con duecento Renault 4 messe a disposizione degli automobilisti che desiderano provarle. Questo evento si rivelerà un gran successo, con circa 60.000 Parigini che si alterneranno al volante per scoprire quest’auto innovativa per la forma, per le soluzioni tecniche che adotta ma anche, e soprattutto, per il concetto che propone: urbana senza snobismo, furgonetta senza ruvidezza. La nuova Renault 4 – declinata in quattro modelli R3, R4, R4L, R4L Super Confort – è capace di adattarsi a tutti gli ambienti e a tutti gli stili di vita.
Prodotta dal 1961 al 1992, la Renault 4, conosciuta oggi con la denominazione, diventata generica, di 4L, ha attraversato tre generazioni di clienti, evidentemente diverse e trasversali, alla stregua dei famosi jeans, passati da capo d’abbigliamento utile a simbolo della gioventù, prima di diventare pantaloni per tutti. Durante gli anni ’60, i proprietari di Renault 4 sono acquirenti conquistati dalla due volumi e dall’ineguagliabile spazio interno.
Una scelta audace, grazie alla quale Renault si distacca dal mercato della 4 CV. La marca inaugura un’altra pagina, conservando soltanto l’essenzialità del prodotto: la Renault 4 ispira semplicità, grazie ai suoi equipaggiamenti spartani e ai colori un po’ spenti, tutti elementi che contribuiscono ad ottenere un prezzo di vendita concorrenziale. Come un Levis, la piccola Renault ha dei numeri – R3 o R4 –, un modo di adattarsi meglio agli usi dei suoi clienti e offrire tagli leggermente diversi: la R3 è la sobrietà assoluta, con solo quattro finestrini; la R4 è l’austerità garantita, ma con i terzi finestrini laterali che le attribuiscono lo status – teorico – di limousine!
La R4 Super è il lusso secondo Billancourt, con un portellone posteriore che si apre verso il basso, che accoglie un vetro posteriore progettato per essere scorrevole. Un “su misura” nella stessa stoffa. Renault 4 rivendica la nozione di automobile-strumento da lavoro. Bianca o grigia per gli artigiani, blu scuro per la Polizia, celeste per EDF-GDF o giallo acceso per la Posta, Renault 4 si veste dei colori dei suoi clienti-azienda, senza rinnegare nulla della sua tenuta da lavoro, alla stregua di quei famosi jeans che, grazie alla loro solidità, iniziano a sostituire le tute da lavoro e le salopette da cantiere. Tuttavia, nel 1963, Renault lancia una versione “Parisienne”, jeans neri con tasche a costine, ultima evoluzione di una versatilità in cui la donna ha ormai la propria auto.
La generazione successiva è quella degli anni ’70. I giovani accedono progressivamente all’automobile, ragazzi e ragazze, nella logica della moda unisex del momento. Renault 4 si emancipa e, più che mai, rappresenta il modello blue jeans. L’intramontabile jeans non sta forse uscendo dal blu scuro a vantaggio di tinte sbiadite? L’evoluzione dell’ex tuta da lavoro si accelera: con l’adozione delle zampe di elefante, di ricami “peace and love”, Renault 4 diventa l’auto icona di una gioventù curiosa ed originale, hippy e spensierata che si ritrova nelle canzoni di Michel Fugain e del suo Big Bazar, sulle note di “C’est la fête”. Un simbolo che prefigura la “voiture à vivre”.
Renault 4 degli anni ’80 assomiglia al jeans, indossato da giovani e meno giovani, uomini e donne, al lavoro e durante il tempo libero, in qualunque stagione e Paese. Alla banalizzazione del jeans o alla sua universalità, corrisponde la democratizzazione di Renault 4 che non è l’auto di nessuno, poiché è di tutti: abolisce le età e le categorie sociali, si adatta a tutte le culture. “World car”, ma senza mai pretenderlo, perché il termine non esiste! E come la stoffa Denim si declina in multiformi fatture, Renault 4 si declina in diverse versioni: a vantaggio del piacere (Safari), dell’ecologia (GTL), della moda (Jogging, Sixties), dei giovani (Carte Jeunes) o della storia (Bye-Bye)!
Ma la storia non si ferma nel 1992. Dopo circa due decenni, Renault 4 è sempre presente nello scenario automobilistico, perché ciascuno ci trova la funzionalità che desidera: fioriscono attivissimi club nel mondo intero e numerosi esemplari vengono restaurati, modificati, schierati nei raid, tra cui l’insostituibile 4L Trophy o, più semplicemente, utilizzati quotidianamente da generazioni di appassionati.
La 4L è diventata un prodotto cult, intramontabile, il jeans dell’automobile!
Renault 4 presente su tutte le piste
Dal terribile East African Safari, dove termina 5a della categoria, nel 1962, affidata a Bernard Consten e Claude Le Guézec, al rally di Montecarlo o, ancora, alle piste sudamericane, Renault 4 ha permesso a diverse generazioni di lanciarsi nella sfida degli sport automobilistici o di scoprire il mondo, grazie alla sua robustezza e alle sue qualità stradali.
La coppa di Francia Renault Cross Elf: la scuola dello sterrato Già precursore con la Coppa Gordini, Renault rafforza le Formule Promozionali lanciando, dal 1974, la Coppa di Francia Renault Cross Elf. In partnership con la rivista specializzata “Champion”, Renault permetterà agli apprendisti piloti di divertirsi nelle corse su sterrato. Per limitare al massimo i costi, questa competizione si disputava esclusivamente su Renault 4. La preparazione era ridotta al minimo, con un propulsore che doveva rimanere rigorosamente l’originale, eccetto il montaggio di uno scarico Devil.
Il grosso del lavoro veniva effettuato sulla scocca ed il telaio: la carrozzeria doveva restare conforme all’originale e potevano essere rimossi soltanto i finestrini laterali, i gruppi ottici e le modanature. Il parabrezza, se conservato, doveva essere un Triplex. La coppa di Francia Renault Cross ha ottenuto un grande successo presso i piloti, grazie alla ridotta tassa d’iscrizione (solo 200 franchi), ai 10.000 franchi in palio per corsa ed alla Renault 5 Coupé promessa al vincitore della stagione. In media, la competizione coinvolgeva una sessantina di piloti che si battevano, talvolta, davanti ad oltre 5.000 spettatori disposti lungo i circuiti delle 12 manche di cui si componeva ogni stagione.
Il richiamo delle piste: alla scoperta del mondo Alla fine degli anni ’60, la gioventù appassionata di libertà intraprende numerosi viaggi- avventura che saranno, più tardi, battezzati “raid”. Partono al volante della loro auto di tutti i giorni – spesso una Renault 4 – per affrontare le strade del mondo. L’Asia, destinazione molto alla moda a quel tempo, attira gran parte di questi “avventurieri”. Meno numerosi sono coloro che fanno rotta verso il sud, con destinazione l’Africa subsahariana. Il Sahara, con migliaia di chilometri di spazio e di sabbia, costituisce per molti una barriera invalicabile. È proprio qui che i fratelli Marreau hanno scelto di venire a soddisfare la loro sete di avventure. Con l’obiettivo dichiarato di stabilire un record tra Città del Capo e Algeri (record stabilito l’anno successivo con Renault 12 Gordini), intraprendono, nel 1969, un viaggio di ricognizione a bordo di Renault 4.
Parigi-Dakar: Davide contro Golia Otto anni dopo, è di nuovo con Renault 4 che i due fratelli si ritrovano alla partenza di un inedito rally, una corsa di migliaia di chilometri, con partenza da Parigi e arrivo a Dakar. Realizzano una splendida performance piazzandosi al 5° posto nella classifica generale e al 2° della categoria auto, dietro una robusta Range Rover V8, due volte più potente della loro 4L. Nell’edizione del 1980, i fratelli Marreau sulla loro Renault 4, equipaggiata con un motore Renault 5 Alpine, si imporranno sul terzo gradino del podio, distaccati di appena 1h10 dai vincitori. La Parigi-Dakar sarebbe diventata leggendaria, i fratelli Marreau degli eroi e Renault 4 il simbolo di un rally in cui i dilettanti potevano ancora battere gli equipaggi ufficiali.
40.000 km in Renault 4! Nel 1965, Michèle Ray, Eliane Lucotte, Betty Gérard e Martine Libersart partono all’assalto di un continente: 40.000 km tra Ushuaia, nella Terra del Fuoco, e Anchorage, in Alaska, pari alla traversata di tutto il continente americano. Per quattro mesi e mezzo, i due equipaggi affronteranno regioni difficili e contrastate come le Ande, la foresta amazzonica o ancora il deserto salato dell’Utah, prima di raggiungere i pendii ghiacciati delle Montagne Rocciose, dimostrando, senza ombra di dubbio, la robustezza e l’agilità di Renault 4.
Dotazione Strade del Mondo Nel 1966 Renault lancia la “Dotation des routes du monde”, in collaborazione con la Società degli esploratori e viaggiatori francesi. Tale operazione consisteva nell’organizzare delle spedizioni tematiche al volante di Renault 4, per alcuni equipaggi, da sei a otto, di giovani da 18 a 25 anni. I candidati dovevano sottoporre ad una giuria un progetto di viaggio a tema, per qualunque destinazione nel mondo. Ogni anno, venivano depositati dai 150 ai 200 progetti; Renault prestava le auto per una durata compresa tra un mese e un anno o anche più ed offriva, inoltre, un corso di meccanica, di cinema o di fotografia. L’operazione durerà fino al 1984.
4L Trophy Fenomeno poco usuale, la gioventù dell’inizio del XXI secolo rende, a sua volta, Renault 4 icona di libertà. La 4L Trophy non è certo estranea a tale entusiasmo. Organizzata dal 1998, questa prova raggruppa 1.200 equipaggi di studenti in una prova di navigazione di 6.000 km, da Parigi fino al sud del Marocco. Migliaia di chilometri percorsi da automobili, di cui la maggior parte ha già molti anni e migliaia di chilometri alle spalle. Le capacità di Renault 4 colpiscono ancora una volta: giramondo, l’auto non si scoraggia né su sabbia né su sassi, affidabile, non si è mai realmente in panne con Renault 4 e gli apprendisti del raid, costituiti dagli equipaggi del Trophy, riescono a cavarsela con i mezzi a loro disposizione e a raggiungere ogni sera il bivacco.

Stupenda, mitica, indimenticabile!!
Meravigliosa!!!!!!!!!
con una r4 TL nel lontano 1990 ci ho fatto uno dei viaggi più belli della mia vita… Tour della Corsica….
Queste erano MACCHINE (rigorosamente in maiuscolo), pensate al sodo, per durare, per macinare km in qualsiasi condizioni…non quelle di adesso, dove se non monta un touch screen da 7 pollici è considerata una macchina di merda!!!
Bravo alessio. Macchine pensate per durare anni, macinare km, rompersi mai. Meccanica semplice, carrozzeria forse un po approssimativa, ma ste macchine potevano fare un botto di km e nel caso di qualche rognetta con poco si aggiustavano.
Non come ora che alcune macchine sembrano pensate per rompersi a scadenza…..