Cambio di categoria per un grande protagonista dell’EMX 250 in questi Internazionali d’Italia. Alberto Forato, classe 2000 di Feltre (BL), ha corso tutte e tre le gare di questi Internazionali con la Husqvarna 450 lasciando la due e mezzo al campione del mondo della 125cc, Mattia Guadagnini. Che dire, Forato ha dimostrato di avere velocità, costanza e tecnica oltre che una simpatia senza fine. Noi non potevamo non farci due chiacchiere.
1) In questi Internazionali d’Italia abbiamo visto il tuo 303 su di una 450cc invece che su di una consueta 250cc. Com’è stato, finora, questo allenamento ? Hai dimostrato costanza e velocità che ti ha permesso di conquistare il terzo posto virtuale in campionato. Come ti senti in vista di un 2020 al fianco dei campioni della MX2 ?
Il primo approccio è andato molto bene, ho girato un paio di volte durante l’Italiano ed ho visto che mi trovavo bene. Ho cominciato, di conseguenza, a girare sempre di più finché non ho preso la decisione di correre anche gli Internazionali con la 450cc. Finora è andato molto bene anche se, tra poco, sarà ora di cambiare. Anzi, già da domani dovrò tornare alla 250cc (ride). Mi sento pronto per quest’avventura nel mondiale MX2, sono tranquillo. Non vedo l’ora di iniziare.
2) Alberto Forato al Nazioni è stata una sorpresa meravigliosa con un 5° posto in qualifica ma molta sfortuna in gara. Com’è stata la tua prima esperienza con la Maglia Azzurra (e la bandiera del Veneto sulle spalle) ?
Il Motocross delle Nazioni è stata sicuramente una bella esperienza malgrado tutto. Al sabato la pista era praticabile, era ancora una pista da motocross (ride). La domenica… non saprei nemmeno come poter definire la condizione del circuito. Era un disastro, a parte l’acqua, la pista era scivolosa e si deformava troppo velocemente. Non si riusciva ad accelerare o tenere un ritmo costante. Nemmeno i piloti belgi ed olandesi riuscivano a correre. Era impossibile da praticare anche per loro quella pista.
3) Sei molto amico di Jeremy Seewer che, lo scorso anno, è stato l’unico in grado di tenere testa al fuoriclasse sloveno Tim Gajser. La vostra è solo amicizia pura e cruda o Jeremy è anche il tuo “mentore” dalla classe regina ?
No, io e Jeremy siamo molto amici, guarda – tra le altre cose – mi ha appena chiamato al telefono per sapere come stava andando la prova. Paradossalmente con lui non parlo quasi mai di moto, ovviamente tocchiamo l’argomento, ma raramente. Parliamo molto spesso di altre cose. La nostra è un’amicizia un po’ strana, insolita direi tra piloti e futuri rivali. Tuttavia, quella che c’è fra noi due è assolutamente un’amicizia sincera.
4) Quali sono gli obiettivi che tu ed il tuo team vi siete prefissati per il 2020 ? Qual è il target minimo da raggiungere ?
Sinceramente non ho un obiettivo di posizionamento in classifica ma, piuttosto, un obiettivo di prestazione. Il mio unico target è, per ora, fare il meglio che posso e dare il tutto per tutto.
5) Una volta, Michele Fanton mi disse che, al giorno d’oggi, te e Mattia Guadagnini potreste essere i due degni sostituti di Antonio Cairoli in un futuro non poi così remoto. Due giovani talenti che, nell’anno della ribalta, hanno preso la palla al balzo dimostrando la propria abilità nel competere (e nel battere) piloti provenienti da Paesi nei quali il motocross è pane quotidiano. Ti senti, in un certo senso, portatore di questo fardello ? Quale consiglio daresti ad i giovani piloti che, sul vostro esempio, seguono la strada delle ruote tessellate ?
Speriamo (ride), ce la metterò tutta sicuramente. Ringrazio tutti del supporto che mi danno, non voglio deluderli. Per quanto riguarda i giovani posso solo consigliare loro di girare tanto, in più piste. Io ho iniziato per puro caso, mi piaceva andare in moto ed è così che la moto è diventata la mia vita. Ragazzi, correte e girate il più possibile che potete ma, al contempo, divertitevi. Senza divertimento e senza passione non ha nemmeno senso provarci.
Credits photo: Fabrizio Carrubba e Tommaso Lunardi
