Domenica sera, finito il Gran Premio della Stiria, la Renault ha presentato una protesta formale contro la dubbia legalità della Racing Point, oggetto di attenzioni fin dai primi test per essere un po’ troppo somigliante alla Mercedes della passata stagione.
Molti team hanno storto il naso davanti alla RP20, date le molte somiglianze con la Mercedes W10, ma la Racing Point si è sempre difesa dalle accuse di plagio e la stessa FIA che aveva analizzato i progetti della Racing Point, non aveva trovato irregolarità.
Ma domenica dopo la sesta e settima posizione di Perez e Strillo davanti alla Renault di Ricciardo, il team francese ha deciso di presentare una protesta formale per ottenere chiarezza sulla legalità della Racing Point 2020.
La loro protesta riguardava quattro articoli del regolamento sportivo, in particolare l’Appendice 6, che riguarda parti elencate.
Il paragrafo 1, articolo 2, lettera a), recita: “Un concorrente deve, per quanto riguarda le Parti elencate da utilizzare nelle sue vetture in Formula 1, utilizzare solo le Parti elencate che sono progettate da esso”. L’articolo 2, lettera c) aggiunge: “Nel caso dell’outsourcing del design, tale terza parte non deve essere un concorrente o una parte che progetta direttamente o indirettamente parti elencate per qualsiasi concorrente.”
Questo si traduce che secondo Renault, la Racing Point sta usando dei particolari che non sono stati progettati da loro, come da regolamento.
Una decisione degli steward di domenica sera ha ritenuto ammissibile la protesta della Renault, con un’analisi della legalità della Racing Point sui condotti dei freni anteriore e posteriore dell’RP20. Gli steward hanno sequestrato quelle parti delle auto di Stroll e Perez in preparazione all’analisi, con la Mercedes ordinata di fornire le stesse parti dalla W10 del 2019 per il confronto.
La questione verrà quindi risolta una volta che il dipartimento tecnico della FIA avrà condotto le sue indagini sulla protesta.
