“La responsabilità del risultato me la prendo io in primis, come team principal, e tutti i nostri dipendenti che lavorano a Maranello, siamo tutti sulla stessa barca. La parola crisi secondo me è sbagliata, quello odierno è sicuramente un bruttissimo risultato, che si inserisce all’interno di una stagione comunque molto difficile, lo sapevamo fin dai test invernali e anche con quello che è successo dopo con la riduzione delle opportunità di poter sviluppare a causa del Covid. Dobbiamo stringere i denti, costruire per il futuro e non c’è dubbio che siamo in mezzo alla tempesta. Non significa essere in crisi.
Sappiamo qual è la nostra rotta e dobbiamo cercare di tenerla guardando avanti che è molto importante. Il risultato di oggi è molto deludente, non c’è nulla da dire. Siamo arrivati dove siam partiti. Questa pista richiede efficienza aerodinamica e richiede potenza, in questo momento ci mancano entrambe”.
Da queste parole di Mattia Binotto parte una piccola riflessione sullo stato attuale della Ferrari. Precisiamo che non vogliamo mandare al patibolo nessuno ne insegnare come si progetta una vettura di F1 o si gestisce una squadra corse.
La situazione della Ferrari è imbarazzante, anzi definirla così è ancora riduttivo e le colpe non sono tutte di Mattia Binotto, anche se le sue dichiarazioni dove ritiene che scomodare la parola CRISI sia inopportuno, non stanno ne in cielo ne in terra e, a nostro avviso, non fanno altro che girare il dito nella piaga e far vomitare ancora più bile ai ferraristi.
Binotto e la Presidenza del marchio, ovvero Camilleri ed Elkan, dimenticano che la Ferrari ha all’attivo 15 Titoli piloti, 16 Titoli costruttori e 238 vittorie, nonché la partecipazione a TUTTI i Campionati del Mondo di F1. La Ferrari non è l’ultimo team arrivato, la Ferrari è la Formula 1, è l’icona per eccellenza del motorsport che quest’anno sta scrivendo la sua peggiore pagina della storia.
Oggi al traguardo Vettel e Leclerc sono arrivati rispettivamente tredicesimo e quattordicesimo ad oltre 1 minuto da Hamilton ed hanno evitato il doppiaggio grazie ad una Safety Car e alla pista lunga 7km. E lo scorso anno, qui a Spa, la Ferrari dominò l’intero weekend tornando a casa con una pole e la vittoria di Leclerc.
Con quale faccia tosta Binotto osa dire che non bisogna parlare di crisi? Un team il cui imperativo è vincere e dove un secondo posto è considerato un fallimento (il secondo è il primo degli sconfitti, diceva Enzo Ferrari), come può affermare che non sta vivendo uno status di crisi?
L’abbiamo vista tutti come si è comporta la SF1000 tra le curve del tracciato belga: una vettura nervosa, difficile da far tenere in pista. Una macchina a cui manca deportanza, essenziale per avere stabilità e far lavorare bene le gomme, e con un motore a cui mancano parecchi cavalli. E mentre tutti gli altri portano aggiornamenti importanti, a Maranello si limitano a modificare qualche particolare, con la conseguenza che anche l’Alfa Romeo mostra gli scarichi alla SF1000.
E ancora non volete parlare di crisi? State scherzando? La Ferrari dispone di due piloti molto validi: un tedesco che ha vinto 4 titoli iridati, trattato malamente e cacciato dalla Ferrari, o meglio da Binotto, e un giovane monegasco che con una monoposto priva di pregi ma con tanti, troppi difetti, ha portato a casa due podi e un quarto posto. E fin’ora per queste prestazioni scandalose dovute ad un progetto fallimentare che si era visto già a Barcellona nei test invernali, nessuno ha pagato.
In questo fine settimana la Ferrari ha dimostrato di avere la peggior monoposto dello schieramento, ma è vietato per Binotto usare la parola CRISI. Sia mai che il titolo in borsa crolli.
E siamo stanchi di sentire le solite scuse e le solite frasi di giustificazioni ormai imparate a memoria, serve un segnale forte da parte della dirigenza Ferrari e da parte dello stesso Binotto, una persona che reputiamo competente come progettista, ma che è assolutamente inadeguato a ricoprire ANCHE il ruolo di Direttore Sportivo ed è stato abbandonato da una dirigenza scandalosa e vergognosa, che tace di fronte a questo Caporetto domenicale. Non una parola, non una decisione, un silenzio assordante che sta azzoppando il Cavallino.
Quando il mare è calmo, ogni pirla può fare il marinaio, ma è quando il mare è grosso e in tempesta che si vedono i veri marinai. A Maranello il mare è agitato da molti mesi ormai e con questi risultati in pista abbiamo capito che di marinai a bordo non ce ne sono.
