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F1- I piloti soggetti più a rischio per il Covid-19

Il covid-19 purtroppo non risparmia nessuno. La pandemia miete contagi senza arrestarsi. Ovviamente gli sportivi come i piloti di F1 non sono fuori dai rischi di contagio. Anzi!

Di recente la notizia di Lando Norris e Charles Leclerc positivi al virus appena usciti dalla quarantena preventiva. A loro si è aggiunto anche Pierre Gasly. Un contagio rapido che ha coinvolto più piloti nell’ultimo mese che nell’intera stagione del 2020.

La natura internazionale dell’attività motoristica è sicuramente una delle ragioni per cui i piloti si ammalano di più rispetto ai giocatori di calco e di altri sport anche di squadra.

La F1 nel suo complesso ha fatto letteralmente di tutto per ovviare al problema. I protocolli di sicurezza sono stati molto ferrei. I controlli molto serrati non solo per i piloti, ma anche per il loro staff, i meccanici ed ogni componente dei team.

Addirittura dove è stato possibile si sono creati ponti aereo saltando che portava direttamente in pista lo staff senza avere contatti con la popolazione locale.

Ma allora dove ha fallito il sistema. In effetti molto dipende dai singoli comportamenti dei piloti. Tutti i contagiati hanno avuto una lunga permanenza a Dubai. Chi per vacanza, chi per impegni contrattuali, chi per semplice attività social, in ogni caso il risultato è che quando gli Emirati Arabi sono passati da zona gialla a zona rossa, ecco che il contagio è stato inevitabile con conseguente isolamento precauzionale.

I piloti si sono difesi dicendo che per loro non è cosi facile stare chiusi in casa fino all’inizio del campionato. La pausa invernale non può essere un periodo di fermo. Per essere al meglio necessita di avere una forma fisica impeccabile e non ci può essere senza allenamento.

Viene da pensare a campione come Michael Schumacher che aveva una palestra personale con gli strumenti progettarti apposta da Technogym per evitare di spostarsi dalla casa in svizzera. Ma ovviamente non tutti i piloti hanno questa possibilità ma è difficile pensare che non si possa fare a casa propria o nelle vicinanze ciò che si fa nelle palestre di Dubai.

Comunque quella di Norris, Leclerc e Gasly rischia di essere una leggerezza che pagheranno caro proprio per la questione mancanza di allenamento. Norris ha chiuso la sua quarantena ed è tornato da poco in Gran Bretagna dove dovrà iniziare la preparazione in ritardo. Leclerc invece sembra che sia già pronto per eventuali test da fare, Gasly ancora è in quarantena con ovvi ritardi.

Bisogna anche dire che non si può fare di tutta l’erba in fascio, ci sono casi di piloti virtuosi che si sono spostati da casa solo per brevissime visite ai team per definire i dettagli per la stagione che sta per iniziare come Sebastian Vettel.

Sottovalutare il Covid-19 da parte dei piloti più giovani non ha senso. Come hanno testimoniato Stroll e Perez positivi durante la stagione, il decorso dopo il virus non è così semplice. A parte le conseguenze fisiche, che proprio la mancanza di allenamento dovuto all’isolamento.

Liberty Media, sotto il comando di Stefano Domenicali, dichiara di essere impegnata con normative ancora più severe per quanto riguarda il comportamento che gli addetti ai lavori devono tenere per non essere soggetti a rischio.

In effetti, alla fine, i piloti come gli altri sportivi, non devono fare altro che rispettare le semplici regole che rispettano le persone comuni. Magari meno attività social e la pubblicità effettuata con maggiore intelligenza. Il rischio di non essere ai nastri di partenza, o peggio esserci senza preparazione è una condizione che un professionista moderno non si può permettere.

Daniele Amore

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