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MotoGP, Jack Miller individua la svolta tecnica: “La gomma posteriore Michelin ha favorito i V4”

Jack Miller individua nell’evoluzione della gomma posteriore Michelin il vero punto di svolta che ha spostato gli equilibri tecnici della MotoGP a favore dei motori V4. Un cambiamento che ha inciso profondamente anche sulla scelta di Yamaha, pronta ad abbandonare il quattro cilindri in linea per passare al V4 a partire dal 2026.

La casa di Iwata ha utilizzato l’architettura inline per tutta l’era moderna dei quattro tempi, conquistando otto titoli mondiali Piloti, l’ultimo nel 2021 con Fabio Quartararo. Ma, secondo Miller, il progresso degli pneumatici ha reso sempre più difficile restare competitivi con questa configurazione.

In una intervista rilasciata a Crash.net, il pilota australiano – vincitore in MotoGP con Honda e Ducati e salito sul podio anche con KTM – è stato diretto:

«La gomma posteriore è la chiave. È cambiata due o tre anni fa ed era chiaro che la direzione fosse quella, man mano che Michelin la sviluppava».

Miller spiega come l’attuale posteriore Michelin richieda di essere sfruttato in ogni fase della guida per esprimere il massimo potenziale:

«Devi usarlo per frenare, a centro curva e in accelerazione. Ma senza sovraccaricarlo. La finestra di funzionamento è molto stretta, però quando ci sei dentro la prestazione è enorme».

Questa caratteristica, secondo il pilota Pramac Yamaha, aiuta a comprendere anche l’andamento altalenante delle prestazioni in MotoGP:

«Quando una moto riesce a entrare in quella finestra è “on”. Il weekend dopo può essere completamente “off”. Succede spesso».

Yamaha, in particolare, paga una minore capacità di sfruttare la gomma posteriore morbida rispetto ai rivali dotati di V4:

«Quando il grip è basso o gli altri non riescono a usare la soft, noi andiamo relativamente meglio. Ma quando la soft fa davvero la differenza, loro riescono a usare il posteriore anche per fermare la moto. Senza quella gomma, per certe moto è come se qualcuno mollasse i freni».

La decisione di Yamaha di passare al V4 rappresenta quindi un cambio di filosofia radicale, soprattutto considerando che i principali rivali utilizzano questa architettura da oltre dieci anni. Nonostante ciò, Miller si dice fiducioso:

«Hanno deciso di andare all-in su questo progetto. È una scelta necessaria per restare competitivi».

Lo sguardo è già rivolto anche al futuro regolamento 2027, che introdurrà le MotoGP da 850 cc con pneumatici Pirelli:

«Arrivando al 2027 avranno molte più informazioni. Gli ingegneri Yamaha stanno lavorando duramente da almeno 18 mesi e continueranno ancora a lungo. In questo sport è sempre un processo di apprendimento».

Il percorso di sviluppo entrerà nel vivo con l’apertura dei test MotoGP 2026, a partire dallo Shakedown di Sepang in programma dal 29 al 31 gennaio.

Nel frattempo, il ritiro di Fabio Quartararo mentre era in testa al GP di Gran Bretagna 2025 fa sì che, per ora, l’ultima vittoria di una MotoGP con motore quattro cilindri in linea resti quella conquistata da Alex Rins con la Suzuki a Valencia nel 2022.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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