La FIA ha confermato ufficialmente che almeno una scuderia di Formula 1 è riuscita a sfruttare una zona grigia regolamentare legata alle nuove power unit, aprendo una controversia tecnica che rischia di accompagnare l’inizio della stagione.
A rendere pubblica la questione è stato il direttore FIA per le monoposto, Nikolas Tombazis, che ha ammesso come alcuni costruttori siano riusciti ad aumentare il rapporto di compressione effettivo del motore endotermico in condizioni di esercizio, pur rispettando formalmente i limiti regolamentari durante le misurazioni statiche.
Le nuove power unit rappresentano uno dei pilastri del progetto tecnico che ha permesso alla Formula 1 di attrarre nuovi costruttori. Nonostante l’uscita di Renault, il campionato vede il debutto di Audi, il ritorno ufficiale di Honda e la nascita di Red Bull Powertrains, con General Motors pronta a entrare nei prossimi anni per fornire le power unit al team Cadillac.
Il regolamento prevede una ripartizione del 50% tra energia termica ed elettrica, elemento centrale della nuova filosofia tecnica della F1. Tuttavia, è stato individuato un meccanismo che consente di ottenere un vantaggio in termini di efficienza attraverso il rapporto di compressione del motore a combustione interna.
Secondo quanto emerso, Mercedes sarebbe riuscita a far lavorare il proprio propulsore con un rapporto di compressione effettivo superiore al limite regolamentare di 16:1. Il valore viene rispettato durante i controlli FIA a temperatura ambiente, ma può salire fino a circa 18:1 quando il motore opera a temperature e regimi tipici delle condizioni di gara.
Una situazione che ha generato forte malcontento tra i rivali, in particolare Ferrari, Audi e Honda, spingendo la FIA ad affrontare il tema con urgenza per scongiurare proteste formali già dopo il Gran Premio d’Australia e possibili ricorsi alla Corte d’Appello.
Tombazis ha spiegato che il limite sul rapporto di compressione è stato introdotto come compromesso per facilitare l’ingresso dei nuovi costruttori, riducendo complessità tecniche e costi di sviluppo:
«Con questi regolamenti volevamo incentivare l’arrivo di nuovi motoristi e ci siamo riusciti. Oggi abbiamo cinque produttori di power unit e uno in arrivo. Senza queste scelte, probabilmente ne avremmo avuti solo due».
Il dirigente FIA ha sottolineato come i nuovi costruttori partissero con un significativo svantaggio rispetto a quelli già affermati, aggravato dal budget cap e dalle limitazioni allo sviluppo:
«Era necessario creare condizioni più eque. Anche così resta una sfida enorme, ma senza alcune semplificazioni sarebbe stato impossibile colmare il divario».
La riduzione del rapporto di compressione massimo da un valore storico di 18:1 a 16:1 rientra proprio in questa logica, ma l’ingegnosità dei reparti tecnici ha portato alcuni team a trovare soluzioni che consentono di aggirare il limite in condizioni dinamiche.
«Gli ingegneri sono estremamente abili e cercano sempre ogni possibile vantaggio», ha ammesso Tombazis. «Alcuni hanno trovato il modo di aumentare il rapporto di compressione quando il motore è in funzione a temperature elevate. È su questo punto che stiamo lavorando».
La FIA ha ribadito l’intenzione di risolvere la questione prima dell’inizio del campionato, con l’obiettivo di evitare polemiche regolamentari e contenziosi sportivi:
«Vogliamo che la competizione si svolga in pista, non nelle aule dei tribunali o davanti ai commissari. È per questo che stiamo cercando una soluzione definitiva prima del via della stagione».
