Il bilancio dei test MotoGP in Malesia lascia in Yamaha più interrogativi che certezze. Fabio Quartararo ha lasciato il circuito mentre il lavoro del team veniva interrotto da un problema tecnico che ha tenuto chiusi i box della M1 per l’intera seconda giornata. Un imprevisto che ha limitato ulteriormente il chilometraggio di una moto già sotto esame per la sua competitività.
L’unico elemento incoraggiante è il lavoro completato in precedenza: due giorni di Shakedown con la nuova V4 e la prima giornata del test ufficiale, prima che il francese riportasse la frattura a un dito. Troppo poco, tuttavia, per esprimere una valutazione definitiva. Abbastanza, invece, per formulare una diagnosi preoccupante.
Quartararo, nonostante il nono tempo nella prima giornata a 0”851 dalla Ducati campione del mondo di Marc Marquez, ha definito la M1 “super lontana” dai riferimenti. Una dichiarazione netta, maturata ancor prima che emergessero i problemi tecnici che hanno fermato le Yamaha.
“Non posso dire di essere fiducioso – ha ammesso il campione del mondo 2021 – vediamo quanto soffriamo e i nostri tempi sul giro non sono buoni. Posso solo dare il massimo e cercare di ottenere il miglior risultato possibile.”
Adattamento completato, ma la base tecnica resta indietro
Dopo un’intera carriera in MotoGP con il quattro cilindri in linea, Quartararo ha escluso che le difficoltà siano legate all’adattamento al nuovo V4. L’integrazione con l’architettura tecnica sarebbe già avvenuta.
“Mi sono adattato completamente. Ho capito subito dove cambiare stile. Ma la nostra V4 non è ancora al livello delle altre.”
Il francese ha poi elencato le aree critiche: percorrenza di curva, trazione, gestione elettronica, grip e potenza. Un quadro che evidenzia lacune trasversali, non circoscritte a un singolo ambito tecnico.
L’analisi dei dati conferma le sue sensazioni. Nel suo miglior giro (1’57”869), realizzato con il dito fratturato, Quartararo ha fatto segnare un ottimo primo settore, quarto assoluto a soli 0”062 da Marquez. Nei settori centrali, però, ha perso terreno in modo significativo: +0”279 nel secondo, +0”316 nel terzo e ancora +0”279 nell’ultimo.
Il distacco distribuito tra tratti guidati e rettilinei indica che la criticità non riguarda esclusivamente la potenza del motore. Tuttavia, sul fronte velocità massima il divario è evidente: 333,3 km/h come miglior rilevazione, ben 9,1 km/h in meno rispetto alla miglior media Ducati (342,4 km/h). Inoltre, la ripetizione costante della stessa punta massima suggerisce l’intervento del limitatore.
Confronto numerico impietoso
Se il vantaggio di mezzo secondo su Alex Rins nella prima giornata fosse stato mantenuto fino alla conclusione del test, Quartararo avrebbe chiuso ottavo, a circa sette decimi da Alex Marquez. Un piazzamento che lo collocherebbe a metà del gruppo di testa, ma ancora distante dai riferimenti.
Il confronto con il 2025 è particolarmente significativo: l’1’57”580 di Rins con la V4 è superiore di 0”856 rispetto al miglior tempo 2025 Yamaha con l’Inline4 (1’56”724 di Quartararo). Nel frattempo, Ducati ha limato altri 0”091, Honda ha guadagnato 0”330 e soprattutto Aprilia ha compiuto un salto di 0”802. Yamaha è l’unico costruttore ad aver registrato un arretramento netto nel tempo sul giro.
Prospettive e margini di intervento
Il ritorno in pista per Quartararo è previsto a Buriram (21-22 febbraio), dove il lavoro sulla V4 proseguirà in modo più strutturato. Lo status di concessione consente a Yamaha di intervenire liberamente sul progetto motore durante la stagione e di effettuare test privati con i piloti ufficiali, un vantaggio regolamentare che potrebbe rivelarsi determinante.
Resta però il dato tecnico: la M1 V4, allo stato attuale, paga terreno in più aree fondamentali della prestazione. Non si tratta di un singolo deficit, ma di un pacchetto che necessita di sviluppo coordinato su motore, elettronica e dinamica veicolo.
Per Quartararo – dato vicino a un futuro passaggio in Honda nel 2027 – il 2026 si apre con un compito chiaro: guidare lo sviluppo senza nascondere la realtà dei numeri. E i numeri, a Sepang, parlano di una Yamaha ancora distante dal vertice.
