Nel paddock non si parla d’altro. La nuova ala posteriore “ribaltata” portata in pista dalla Ferrari ha acceso il dibattito tra addetti ai lavori e piloti, dividendo opinioni tra entusiasmo e prudenza. A mettere in guardia il Cavallino è stato Oliver Bearman, che ha definito la soluzione «super innovativa», ma potenzialmente penalizzante sul piano del peso.
La monoposto di Maranello ha attirato l’attenzione giovedì, quando Lewis Hamilton ha girato con un’ala caratterizzata da un sistema di aerodinamica attiva capace di ruotare il flap fino a 270 gradi in fase di apertura e chiusura, una configurazione decisamente fuori dagli schemi rispetto al tradizionale effetto DRS adottato dalla maggior parte delle squadre.
Con l’eccezione della Alpine F1 Team, che ha scelto un concetto “collassato”, gli altri team hanno preferito soluzioni più convenzionali per la modalità da rettilineo. Ferrari, invece, ha osato. Anche se soltanto per metà giornata: nel pomeriggio Hamilton è tornato a una specifica standard, mentre la FIA ha confermato la piena regolarità del progetto.
Dal muretto, il team principal Fred Vasseur ha evitato commenti approfonditi, lasciando intendere che la soluzione potrebbe essere utilizzata in gare selezionate, a seconda delle caratteristiche del tracciato.
Bearman, che ha osservato da vicino il funzionamento dell’ala mentre seguiva la Ferrari in pista, ha raccontato la propria sorpresa: «Ero dietro Lewis e ho pensato che si fosse rotta. Poi ho capito che era voluta. È davvero molto innovativa e anche elegante».
Il pilota britannico, però, sottolinea il rovescio della medaglia: «È una soluzione che tutti hanno valutato, anche noi. Ma comporta compromessi. È anche pesante». Un aspetto non secondario in Formula 1, dove ogni chilogrammo incide sulle prestazioni complessive della vettura.
La sfida, come sempre, sarà trovare l’equilibrio tra creatività tecnica e rendimento in pista. Se la soluzione Ferrari dovesse garantire un vantaggio concreto, potrebbe aprire una nuova strada nello sviluppo aerodinamico. In caso contrario, resterà un esempio di audacia progettuale in un campionato dove innovare è necessario, ma sbagliare può costare caro.
