Ultimi articoli

F1 2026, Ben Hodgkinson attacca: “Basta omologazione, servirebbe una vera sfida tecnica”

La rivoluzione regolamentare del 2026 in Formula 1 non porterà soltanto nuove power unit, ma anche un equilibrio più rigido tra innovazione e controllo dei costi. Dal prossimo anno, infatti, entrerà pienamente in vigore il budget cap per i costruttori di motori, fissato a 190 milioni di dollari, con limiti stringenti su sviluppo, affidabilità ed efficienza.

In questo scenario si inserisce la posizione netta di Ben Hodgkinson, direttore tecnico di Red Bull Powertrains, che non nasconde perplessità sull’attuale sistema. “Personalmente eliminerei l’omologazione e darei il via a una lotta senza guanti. Sarebbe questo il vero spirito della competizione”, ha dichiarato.

Il 1° marzo le nuove power unit dovranno essere omologate dalla FIA. I cinque motoristi impegnati nel Mondiale saranno chiamati a presentare i propri progetti entro quella data e, nelle settimane successive, a fornire anche un esemplare fisico del motore per la verifica definitiva.

Una volta concluso il processo di omologazione, però, lo spazio per sviluppi significativi si ridurrà drasticamente. Gli aggiornamenti saranno consentiti solo in finestre temporali prestabilite durante il ciclo regolamentare quinquennale. A mitigare eventuali squilibri interviene il sistema ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), pensato per concedere margini extra ai costruttori in difficoltà, sulla base di un indice prestazionale monitorato dalla FIA.

Hodgkinson riconosce l’utilità di questo meccanismo, ma sottolinea come i vincoli siano già numerosi. “Abbiamo il tetto di spesa e limiti alle ore di banco prova. Ci sono già abbastanza restrizioni senza bisogno dell’omologazione”, ha spiegato.

Il nodo centrale, secondo il tecnico britannico, riguarda i tempi di sviluppo. A differenza del telaio, una power unit richiede mesi tra progettazione, produzione e test. “Non devo aggiornare solo due vetture, ma un intero pool di motori. Potrei avere dodici unità da modificare. Alcuni componenti richiedono dodici settimane solo per essere fabbricati, poi altre per la validazione e l’introduzione in gara”.

Per questo motivo, se un costruttore dovesse partire con un vantaggio significativo fin dalla prima gara del 2026, per gli altri recuperare sarebbe un’impresa lunga e complessa. L’ADUO offre una possibilità di riequilibrio dopo le prime sei gare, ma secondo Hodgkinson è irrealistico pensare di colmare rapidamente un gap importante. “Se avessi venti kilowatt pronti da aggiungere al motore, li monterei subito”, ha osservato con pragmatismo.

La nuova era della Formula 1 si annuncia quindi come una sfida non solo tecnologica, ma anche regolamentare: trovare il punto di equilibrio tra sostenibilità economica e libertà progettuale sarà la vera partita del 2026.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.