La FIA sta camminando su una “fune estremamente sottile” nella definizione dei regolamenti motori 2026. A dirlo è il direttore tecnico delle monoposto, Nikolas Tombazis, che ha spiegato quanto sia complesso trovare un compromesso capace di soddisfare piloti, tifosi e grandi costruttori.
Dal 2026 le power unit di Formula 1 vedranno una ripartizione della potenza al 50% tra motore a combustione interna e parte elettrica, con le batterie che arriveranno a erogare fino a 350 kW. Un cambiamento radicale rispetto al 2025, quando il bilanciamento era 80-20 a favore dell’ICE. Il nuovo schema imporrà una gestione dell’energia e del recupero ancora più sofisticata lungo il giro.
Le nuove regole non hanno convinto tutti. In Bahrain, il quattro volte campione del mondo Max Verstappen ha criticato duramente la futura formula, definendola “anti-racing” e paragonando le monoposto a una “Formula E sotto steroidi”. L’olandese ha anche lasciato intendere che dietro l’impianto regolamentare vi sia una forte componente politica, con l’obiettivo di attrarre nuovi costruttori.
Obiettivo centrato: Audi entrerà con un progetto ufficiale completo di power unit, Honda tornerà come fornitore per Aston Martin F1 Team, mentre General Motors, attraverso il marchio Cadillac, debutterà come team cliente Ferrari con un motore proprietario previsto più avanti nel ciclo regolamentare.
Anche la Red Bull Racing ha avviato una nuova era tecnica: la squadra campione del mondo sarà spinta da una power unit realizzata internamente da Red Bull Powertrains in collaborazione con Ford Motor Company, al ritorno ufficiale in F1 dopo la cessione del team Jaguar proprio alla Red Bull nel 2005.
Tombazis ha ammesso che la stesura del regolamento è stata “un’equazione non facile da risolvere”. “Il nostro sport ha molti stakeholder. I piloti sono fondamentali, sono le stelle. Ma dobbiamo anche considerare i grandi costruttori come Mercedes, Audi, Ferrari, Cadillac e General Motors, che investono centinaia di milioni, se non miliardi, e hanno esigenze precise”.
Secondo il dirigente FIA, sarebbe più semplice adottare un motore unico, ma la realtà della Formula 1 impone un equilibrio tra competitività sportiva, sostenibilità tecnologica e attrattiva industriale. “Abbiamo completato il 90% del lavoro, resta un 10% per eventuali aggiustamenti. È una questione di prospettiva: chi guida può desiderare qualcosa di diverso, ma dobbiamo guardare anche alle tendenze globali e alle motivazioni che spingono i grandi marchi a entrare nel campionato”.
La sfida, conclude Tombazis, è trovare il punto d’incontro tra spettacolo, esigenze dei piloti e interessi economici dei costruttori: “È una fune sottilissima. Dal punto di vista del purista dei motori capisco certe critiche, ma governare questo equilibrio non è affatto semplice”.
