A Buriram la Sprint del sabato si è chiusa con un colpo di scena che ha ridisegnato il podio all’ultima curva. Marc Márquez ha accettato la penalità che gli è costata la vittoria, parlando apertamente di “nuova era” della MotoGP e della necessità, per i piloti, di adeguarsi a un metro giudicante più severo.
Il campione del mondo in carica aveva ereditato il comando della gara dopo la caduta del favorito Marco Bezzecchi al secondo giro. Da lì in avanti, la sua gestione è stata tutt’altro che semplice: alle sue spalle si è materializzata la pressione costante di Pedro Acosta, autore di ripetuti tentativi di sorpasso in staccata all’ultima curva.
Márquez ha inizialmente controllato la situazione, coprendo ogni attacco. Ma un errore alla curva 5 nel penultimo passaggio ha spalancato la porta ad Acosta, che è riuscito a prendere la leadership. A quel punto, a ruoli invertiti, è stato il pilota della Ducati a lanciarsi all’attacco nell’ultima curva.
Il “block pass” dello spagnolo ha costretto Acosta ad allargare la traiettoria oltre il cordolo, mentre Márquez è rimasto in pista completando il sorpasso. La manovra, però, è finita sotto investigazione e i Commissari FIM hanno imposto al numero 93 di cedere una posizione. Penalità comunicata via dashboard e scontata immediatamente: all’ultima curva Márquez ha lasciato strada ad Acosta, chiudendo secondo.
«È stata una bella battaglia, ma era sotto controllo. Stavo gestendo il ritmo dopo la caduta di Bezzecchi, volevo spingere negli ultimi due giri, ma ho commesso un errore alla curva 5», ha spiegato. Sulla sanzione, nessuna polemica frontale: «Le regole ora sono così. Dobbiamo adattarci. Ho visto il messaggio sul cruscotto, ho ceduto la posizione e basta. Nove punti, domani c’è un’altra gara».
Di parere diverso il team manager Davide Tardozzi, che ha definito la penalità eccessiva. Márquez, però, ha mantenuto una linea istituzionale: «È una nuova era in MotoGP. I piloti devono solo seguire le regole».
Resta una critica sulla tempistica della comunicazione: «Se vogliono essere più severi, come in Formula 1, il messaggio deve arrivare prima. Non all’ultima curva, ma alla 3, non un minuto e mezzo dopo». Una stoccata che apre il dibattito su uniformità e rapidità delle decisioni, in un campionato sempre più attento ai dettagli regolamentari tanto quanto allo spettacolo in pista.
