La F1 potrebbe presto perdere due appuntamenti del calendario 2026. I Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita rischiano infatti la cancellazione a causa del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che sta destabilizzando l’intera area del Golfo e mettendo seriamente in dubbio lo svolgimento degli eventi motoristici nella regione.
L’escalation militare, iniziata la scorsa settimana, ha già provocato conseguenze dirette sul motorsport internazionale. Il Mondiale Endurance (WEC) ha annunciato il rinvio della 1812 km del Qatar, mentre anche la MotoGP ha ammesso che il Gran Premio del Qatar, previsto nel weekend del 10-12 aprile — lo stesso del GP di Bahrain di Formula 1 — difficilmente potrà disputarsi.
Nel paddock del Gran Premio d’Australia il sentimento dominante è piuttosto chiaro: non si tratta più di capire se le due gare mediorientali verranno cancellate, ma quando verrà presa la decisione ufficiale. Gli attacchi e le operazioni militari nella regione continuano infatti quotidianamente, rendendo complicata qualsiasi pianificazione logistica.
Per ora Formula 1 e FIA mantengono una posizione prudente, limitandosi a monitorare l’evoluzione della situazione. Tuttavia non ci sono segnali concreti di una de-escalation del conflitto nel breve periodo.
La priorità assoluta resta la sicurezza del personale. Nel paddock nessuno vuole rivivere quanto accaduto pochi giorni fa in Bahrain, quando i membri dei team Pirelli, Mercedes e McLaren hanno dovuto lasciare il paese con grande difficoltà dopo l’annullamento dei test pneumatici previsti all’inizio della crisi.
Decisione attesa entro il GP di Cina
Al momento non esiste una scadenza ufficiale per prendere una decisione, ma secondo diverse fonti del paddock la Formula 1 dovrà pronunciarsi entro circa dieci giorni, probabilmente durante il weekend del Gran Premio di Cina, per consentire alle squadre di riorganizzare la logistica.
Una decisione definitiva dovrà comunque arrivare prima del Gran Premio del Giappone a Suzuka. Attualmente, infatti, il piano prevede che il materiale delle squadre venga spedito direttamente dal Giappone al Bahrain nei giorni successivi alla gara — con alcuni team che dovrebbero restare sul circuito per un test Pirelli. Se il GP non si correrà, sarà necessario modificare completamente l’organizzazione dei trasporti.
Un ulteriore problema riguarda la Formula 2, il cui materiale dovrebbe partire dall’Australia verso il Bahrain già nei prossimi giorni, dal momento che la categoria non è impegnata nel weekend cinese.
Sostituire le gare è quasi impossibile
Negli ultimi giorni si è parlato molto di possibili gare sostitutive per riempire i vuoti nel calendario. Tra i circuiti citati figurano Imola, Portimão e Istanbul Park, ma organizzare un evento in tempi così brevi appare estremamente complicato.
Durante la pandemia di COVID-19 la Formula 1 riuscì a costruire rapidamente un calendario alternativo, arrivando persino a disputare doppi appuntamenti su alcuni circuiti come Silverstone, Austria e Bahrain. In quel caso, però, era necessario raggiungere un numero minimo di gare per rispettare i contratti televisivi e con gli sponsor.
La situazione odierna è diversa. Anche eliminando due gare, il campionato passerebbe da 24 a 22 appuntamenti, un numero comunque sufficiente per mantenere validi gli accordi commerciali. L’unica perdita economica sarebbe rappresentata dalle tasse di organizzazione pagate dai promotori, anche se non è escluso che Bahrain e Arabia Saudita possano versarne comunque una parte.
Problemi logistici e costi elevati
Oltre agli aspetti commerciali esistono enormi complicazioni logistiche. Inserire una nuova gara ad aprile significherebbe riportare l’intero circus della Formula 1 dal Giappone all’Europa per poi tornare negli Stati Uniti per il Gran Premio di Miami, rompendo la logica geografica su cui è stato costruito il calendario.
Un’altra ipotesi sarebbe organizzare un double-header nello stesso circuito, come accaduto nel 2020. In teoria Suzuka potrebbe ospitare una seconda gara la settimana successiva al GP del Giappone, ma i proprietari del tracciato — Honda — non sembrano interessati a questa possibilità. Lo stesso discorso vale per un eventuale secondo evento a Miami.
Possibili conseguenze sul resto della stagione
Guardando più avanti nel calendario, esiste uno spazio tra il Gran Premio dell’Azerbaigian e quello di Singapore che potrebbe eventualmente accogliere una gara rinviata come Bahrain o Jeddah. Tuttavia ciò comporterebbe un triplo appuntamento consecutivo in una stagione già estremamente intensa.
Se i GP mediorientali dovessero essere cancellati, è probabile che dopo Suzuka il materiale delle squadre venga spedito direttamente a Miami. Alcuni team potrebbero invece sfruttare la pausa inattesa per riportare le monoposto nelle fabbriche europee e lavorare sugli aggiornamenti.
Non è neppure esclusa l’organizzazione di una sessione di test supplementare in Europa, opportunità che le squadre potrebbero accogliere con favore per sviluppare ulteriormente le nuove vetture.
Equipaggiamenti bloccati in Medio Oriente
Il conflitto crea infine problemi anche per il trasporto marittimo della Formula 1. Ogni squadra dispone infatti di cinque o sei set di attrezzature — garage e hospitality — che viaggiano via nave e si alternano tra le diverse gare.
Dopo i test invernali, un intero set di equipaggiamenti è rimasto già installato nei box del Bahrain International Circuit, in attesa della gara. Un secondo set si trova invece imballato a Jeddah, pronto per essere montato per il Gran Premio dell’Arabia Saudita.
Entrambi i materiali erano destinati a proseguire verso altre tappe del mondiale nel corso della stagione, ma al momento restano bloccati nella regione, in attesa di capire come evolverà la crisi.
