Pecco Bagnaia non nasconde la propria delusione per la cancellazione del Gran Premio d’Australia 2026. Il pilota Ducati avrebbe voluto correre a Phillip Island nonostante il maltempo, ma la Direzione Gara ha deciso di annullare la corsa per l’impossibilità di garantire il servizio di elisoccorso.
Il Gran Premio d’Australia di MotoGP si chiude tra polemiche e amarezza. Le condizioni meteorologiche avverse hanno costretto gli organizzatori a cancellare la gara di Phillip Island, una decisione che non ha convinto completamente Francesco Bagnaia.
Il pilota della Ducati ha espresso il proprio disappunto soprattutto per il mancato coinvolgimento dei piloti nel processo decisionale. Pur riconoscendo la necessità di rispettare le procedure di sicurezza, il piemontese ritiene che le condizioni della pista avrebbero consentito di disputare la corsa.
Bagnaia: «Abbiamo già corso in condizioni peggiori»
Intervistato da TNT Sports dopo l’annuncio ufficiale, Bagnaia ha spiegato che i piloti non sono stati interpellati prima della cancellazione.
Secondo il due volte campione del mondo, la pioggia e le basse temperature non rappresentavano ostacoli insormontabili. In passato, infatti, la MotoGP ha affrontato gare disputate in condizioni meteorologiche anche più difficili.
Il pilota Ducati ha comunque riconosciuto che la decisione finale spettava alla Direzione Gara, chiamata a garantire il rispetto degli standard di sicurezza previsti dal regolamento.
La delusione resta però evidente, soprattutto considerando che quella australiana avrebbe dovuto essere l’ultima gara della MotoGP a Phillip Island prima del trasferimento ad Adelaide nel 2027.
La cancellazione non dipende dalle condizioni dell’asfalto
A impedire lo svolgimento del Gran Premio non è stata direttamente la pioggia, ma la scarsa visibilità che non consentiva all’elicottero medico di operare in sicurezza.
Il direttore di gara Graham Webb ha chiarito che, per autorizzare la partenza, sarebbe stata necessaria una finestra meteorologica sufficientemente stabile da garantire un eventuale trasferimento sanitario verso Melbourne.
Le procedure di sicurezza della MotoGP impongono infatti la possibilità di trasportare rapidamente un pilota in ospedale in caso di incidente grave.
Con l’elicottero impossibilitato a decollare e il trasferimento via terra non compatibile con i tempi richiesti, gli organizzatori non hanno avuto alternative alla cancellazione.
Phillip Island saluta la MotoGP senza l’ultima gara
L’annullamento della corsa ha assunto un significato particolare per piloti e appassionati. Il circuito australiano, presente da decenni nel calendario del Motomondiale, avrebbe dovuto ospitare la sua ultima gara prima del trasferimento dell’evento ad Adelaide.
Anche le competizioni di Moto2 e Moto3 sono state cancellate, lasciando il pubblico senza alcuna gara nella giornata di domenica.
Per salutare gli spettatori rimasti sulle tribune nonostante il maltempo, i piloti della MotoGP hanno effettuato alcuni giri dietro la safety car, prima di fermarsi sul rettilineo principale.
Un addio decisamente diverso da quello immaginato per uno dei tracciati più spettacolari del campionato.
Bagnaia avrebbe preferito chiudere l’esperienza di Phillip Island correndo, ma l’impossibilità di garantire un intervento sanitario tempestivo ha prevalso su qualsiasi considerazione sportiva. Resta il rammarico per una decisione che, secondo il pilota Ducati, avrebbe meritato almeno un confronto con i protagonisti della gara.

