Niki Lauda e James Hunt, ovvero il duello che infiammò la stagione 1076 di F1. Lauda era preciso, meticoloso, curava e organizzava ogni dettaglio e si sacrificava per vincere. Ma dietro le apparenze c’era altro: un senso dell’umorismo formidabile, il presunto colpo di testa nel lasciare la fidanzata storica per sposare Marlene, il coraggio imprevisto nel tornare a correre poco dopo aver ricevuto l’estrema unzione in un ospedale tedesco. E James invece, playboy cui piaceva bere, fumare e spingersi oltre. Alla ricerca perenne di affetto e accettazione, così intenso nel vivere in modo estremo da far pensare a qualcosa di patologico. Ma affettuoso con gli amici, pronto a cambiare per amore, pur non riuscendoci. E un gran pilota. Veloce e in grado di portare l’auto al traguardo, l’opposto della sua immagine nel paddock e nel mondo.
Due uomini diametralmente opposti, uniti da una data che cambiò la loro vita: 1 agosto 1976. Lauda era in testa al mondiale, pronto per festeggiare il secondo alloro consecutivo a bordo della sua Ferrari, la formidabile 312T2 una evoluzione della già competitiva 312T, che permise a Lauda di laurearsi campione del mondo l’anno prima. Agli avversari erano rimaste solamente le briciole: alla vigilia del GP di Germania, Lauda aveva 31 punti di vantaggio su Schekter, 35 su Hunt. Un divario quasi impossibile da colmare. Quasi…
Il 1 agosto 1976 rimane una data decisiva nella storia di Lauda, non soltanto perché avrebbe innescato uno degli intrecci di campionato più entusiasmanti dell’intera storia sportiva, ma anche perché è da questo momento in poi che attorno a questo pilota si viene a creare quell’aurea epica di leggenda, resa possibile grazie alla sua incredibile capacità fisica di recupero e al suo coraggio, che ancora oggi lo identifica come uno dei più grandi eroi dello sport.
Al secondo giro dell’atteso Gran Premio nel Nürburgring, Lauda perde il controllo della sua Ferrari, andando a sbattere violentemente contro un cumulo di terra, per essere rimbalzato poi in mezzo alla pista. L’impatto è talmente violento da strappare il casco dalla testa del pilota, ormai privo di sensi, il casco. L’auto, in mezzo alla pista, prende fuoco, ma Lauda riesce a salvarsi grazie al coraggio dei colleghi Harald Ertl, Guy Edwards, Arturo Merzario e Brett Lunger che lo estraggono velocemente dall’abitacolo della sua monoposto. Lauda però è in condizioni gravissime: i fumi velenosi sprigionati dai vapori di benzina rischiano di intossicare il sangue, mentre la sua testa è gravemente ustionata.
Nonostante la vittoria in Germania, ottenuta il primo agosto nel giorno dell’incidente del rivale Lauda, Hunt accumula solo 35 punti nel mondiale, mentre Lauda ne ha già portati a casa 61. Per il pilota della McLaren quindi, l’obiettivo di vincere il campionato del mondo, nonostante l’assenza di Luada impossibilitato a gareggiare a causa delle gravisime condizioni cliniche, rimane un’impresa quasi impossibile. Nessuno dei due piloti sa ancora che invece da questo momento in poi si aprirà una delle pagine sportive più belle della storia. Nonostante le ferite infatti, e con la testa ancora avvolta dalle bende insanguinate, Lauda torna nell’abitacolo della sua monoposto già a metà settembre, in occasione dell’attesissimo gran Premio di F1 di Monza, in Italia. Gravemente ferito e pervaso dal dolore, il pilota della Ferrari conclude la gara in quarta posizione, portando a termine una gara semplicemente eroica.
L’impresa di Lauda ha subito una risonanza immensa non solo all’interno della F1 ma più in generale nel mondo dello sport, un mondo che da sempre ricopre di gloria e di eterno onore chi è capace di ottenere grandi risultati attraverso la pena e la sofferenza. In ogni caso sia Hunt che Lauda si rivelano piloti grandiosi durante quella mitica stagione del 1976, ma entrambi sanno che al termine della stagione solo uno di loro potrà sollevare al cielo trionfante la coppa di Campione del Mondo.
Il duello con Hunt prosegue infatti senza tregua fino all’ultima gara, ovvero fino al Gran Premio del Giappone che si disputa sul circuito del Fuji. La gara si disputa corsa sotto una pioggia battente, e Lauda, al secondo giro, rientra ai box per ritirarsi. Le condizioni della pista infatti, sembrano troppo pericolose al pilota austriaco. Mauro Forghieri, tecnico della Scuderia Ferrari, gli propone di giustificarsi dicendo di aver avuto un guasto elettrico, ma Lauda preferisce con grande onestà prendersi la responsabilità del ritiro. Hunt prosegue ed ottiene il piazzamento necessario a vincere il titolo, con un punto soltanto di vantaggio sul ferrarista. In seguito il comportamento di Lauda attira diverse critiche da parte della stampa italiana e da parte della Ferrari stessa, a tal punto da compromettere il rapporto fino a quel momento ottimale con la scuderia italiana.
