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Test Drive: Suzuki Swift 1.2 Hybrid 90cv Top. Furba, dinamica e divertente

Abbiamo già avuto modo di provare la piccola Suzuki Swift nella motorizzazione Sport 1.4 Turbo alto di gamma. Ora tocca alla piccola Suzuki Swift Hybrid. Se si esclude la ancora più piccola Ignis, la Swift di fatto rappresenta l’entry level per la tecnologia Hybrid nel segmento B.

Un sistema semplice, funzionale, ma, soprattutto, confacente allo scopo di cui spiegheremo i dettagli in seguito. La Suzuki 1.2 90cv Hybrid Top, è una vetturetta dal bell’aspetto. Dinamica abbastanza da piacere al pubblico maschile ma con le curve giuste per essere appetibile anche dalla sfera femminile. Un aspetto decisamente giovane e frizzante.

Gli interni sono sobri, funzionali, forse avrebbero necessitato di un maggiore contrasto per giustificare a pieno una estetica vivace. In ogni caso,  posto guida comodo, un pò raccolto e dal baricentro leggermente alto, ma perfettamente regolabile ed adattabile ad ogni taglia.

I materiali della plancia sono di tipo piuttosto rigido. Di contro,  c’è una buona cura della finitura superficiale, attenuando la consistenza rigida unita ad un buon assemblaggio.

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Davanti al conducente una strumentazione analogica con un piccolo display per il controllo delle funzioni principali, compreso quelle del sistema ibrido. Niente voli pindarici verso effetti speciali. Al centro della placia, il sistema infotainment completo e funzionale. Lo schermo di dimensioni adeguate è posizionato un po’ in basso, ma facile d intuitivo da azionare.

Nonostante le dimensioni compatte, lo spazio riservato per i passeggeri è di buon livello. Dietro si trovano comodamente due persone di statura anche generosa, ci sta anche il quinto passeggero,  cosa non scontata con queste dimensioni. Paga invece il bagagliaio. Il vano di carico resta piccolo con i suoi 265litri.

Il power train Suzuki SHVS è una tecnologia mild hybrid, cioè micro-ibrido. Il sistema impiega generatore starter, che svolge una triplice funzione. Motorino d’avviamento, motore elettrico di assistenza in aiuto al motore in fase di accelerazione e ripresa con funzione di recupero dell’energia prodotta in frenata. Infine,  alternatore per caricare sia la batteria tradizionale sia quella compatta ad agli ioni di litio dal peso di 6,2 kg posta sotto il sedile anteriore.

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Il tutto accoppiato ad un quattro cilindri 1.2 litri da 90cv a 6000 giri/minuto per un valore di coppia di 120Nm a 4400 giri/minuto. Dobbiamo essere assolutamente sinceri. Se non fosse per il grafico che ci segnala il lavoro del sistema elettrico non ci si accorge della spinta del generatore.

Diverso, invece, è l’aiuto del sistema in fase di rallentamento e frenata. Infatti, il generatore agevola lo spegnimento del motore benzina come se fosse uno start and stop intelligente.  La è che  il piccolo 1.2 litri aspirato, è un motore dal carattere tipicamente giapponese. Scalpitante e voglioso di spingere l’ago del contagiri verso la sua zona alta, quindi spetta al motore elettrico coprire la zona bassa della curva di coppia con un azione unica e continuata.

La reattività del propulsore ed il peso contenuto ha consentito di ottenere un accelerazione sconosciuta ad una rivale Full Hybrid come la Toyota Yaris.  In ripresa,  viene in aiuto il cambio manuale, un comando ben costruito con una buona manovrabilità anche sotto stress. Buona anche la rapportatura delle marce.

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Il percorso di prova è prevalentemente cittadino, ci sono un bel po di rotatorie con le uniche curve rappresentate dai raccordi per rampe da strada a scorrimento. Comunque un ottimo spunto per verificare le doti di comportamento stradale. Ci sono molte affinità con la sorella maggiore Sport.

La Swift Hybrid, è agile. Nonostante la generosità, il piccolo propulsore aspirato non riesce mai a sfruttare al massimo le eccellenti doti del telaio.  Il comparto sospensioni appare decisamente sovradimensionato per i 90cv di questa Swift rimanendo sempre stabile e prevedibile anche se provocata di proposito.

Molto buona la modulablità dei freni, soprattutto su fondi viscidi e perfettamente calibrati con il sistema di frenata assistita per nulla ridondante.

Il vero punto a favore della Swift Hybrid  resta quello di consentire l’accesso a tutte le agevolazioni per le vetture ibride previste dalle legislazioni locali e nazionali pur essendo una micro hybrid

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A proposito di consumi, la vettura in prova ha consentito di verificare  la bontà del valore dichiarato di 24 km/litro,  patto di guidare con un uovo posto tra il piede ed il pedale dell’acceleratore, ma soprattutto seguendo scrupolosamente alla lettera le indicazioni che vengono da quadro strumenti. Guidando in modo “normale” si scende a poco meno di 20km/litro in linea uguale allo stesso 1.2 litri senza propulsione ibrida, leggermente inferiore rispetto alla concorrenza full hybrid come la Yaris. 

Spesso, troppo spesso, ci siamo trovati con il piede a tavoletta, soprattutto per svicolare nel traffico cittadino peggiorando anche sensibilmente i consumi con valori intorno ai 15/16 km /litro. Con una guida tranquilla il sistema messo appunto da Suzuki consente anche di ottenere un valore di 17/18km/litro.

A costo di sembrare blasfemi, per chi ha esperienza alla guida pluridecennale, come chi scrive, guidare una Swift, regala l’impressione di tornare al volante di una Autobianchi A112!

Paradossalmente, i tecnici giapponesi potevano anche optare per un set up delle sospensioni meno rigido, la vettura ne avrebbe giovato in termini di confort sullo sconnesso senza perdere nulla in termini di sicurezza e piacere di guida.

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Il prezzo della Suzuki 1.2 Hybrid nella versione più allestita è di 18.000 euro e comprende il Navigatore con Android auto e Apple car play, sedili ben rifiniti riscaldati, free access, Cruise Control, e sistemi ADAS di primo livello come la frenata assistita.  Un equipaggiamento decisamente più ricco rispetto alla concorrenza diretta.

In conclusione: La Suzuki Hybrid è il modello giusto per chi vuole essere ecologico senza cambiare modo di guidare o di intendere l’auto. Un modo furbo ed economico di accedere alle facilitazioni fornite dalle norme. La guida resta uguale a quella della classica 1.2 litri, di cui conserva la maneggevolezza e l’eccellente dinamica. Migliorabile invece il comfort di marcia.

Daniele Amore

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